finire la giornata in bellezza

“Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra” di Piero di Cosimo (Firenze, 1462 -1522)
conservato al Museo Condé di Chantilly,  Francia,; è un ritratto postumo poichè quando Simonetta morì il pittore era tredicenne; probabilmente è stato dipinto come omaggio alla bellezza nota della nobildonna genovese che era chiamata la Sans Par, la più bella dama del Rinascimento, morta a 23 anni a cui anche il Poliziano dedicò dei versi.Simonetta Vespucci Piero di Cosimo (1462-1522).jpg

Lorenzo il Magnifico compose questi in occasione della morte di Simonetta, scomparsa il 26 aprile 1476 :

“O chiara stella che co’ raggi tuoi
Togli alle tue vicine stelle il lume,
Perché splendi assai più del tuo costume?
Perché con Febo ancor contender vuoi?
Forse e begli occhi, quali ha tolto a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
Accolti hai in te: adorna del lor nume,
El suo bel carro a Febo chieder puoi.
O questo o nuova stella che tu sia,
Che di splendor novello adorni el cielo,
Chiamata esaudi, nume, e voti nostri:
Leva dello splendor tuo tanto via,
Che agli occhi, c’han d’etterno pianto zelo,
Senz’offension lieta ti mostri”

Piero di Cosimo (1462-1522)

Premetto che è un pittore che adoro e che desidererei avesse avuto maggior fortuna ai suoi tempi e fosse più considerato oggi, invece pare sia relegato a torto come artista poco conosciuto ai più.
Piero di Cosimo (1462-1522) personaggio eccentrico,dal carattere difficile, geniale artista del Rinascimento fiorentino è una figura quasi sconosciuta, nonostante l’apprezzamento dimostrato dalla critica e l’ampia produzione di dipinti di tema sacro e profano oggi conservati in musei e collezioni di tutto il mondo. Figlio di un fabbro fiorentino,intorno ai 18 anni fu messo a bottega presso Cosimo Rosselli,un pittore non geniale ma con una bottega polivalente ben organizzata; con lui stabilì un legame molto stretto ,tanto che Piero lo considerava alla stregua di un padre e per questo scelse l’appellativo Piero “di Cosimo”.
Il Vasari lo definì “ingegno astratto e difforme” e lo descrisse di carattere introverso poco socievole e sempre assorto nella contemplazione della natura anche nei suoi aspetti meno comuni.
Piero di Cosimo visse anche a contatto dei più grandi maestri fiorentini del secondo quattrocento; fu attratto dalla monumentalità del Ghirlandaio, dal disegno aggraziato e morbido del Botticelli, dal decorativismo minuzioso di Filippino Lippi, così come dalle virtuosità dei Fiamminghi le cui opere erano nelle collezioni dei potenti banchieri fiorentini.
Col maestro Rosselli collaborò agli affreschi per la decorazione della Cappella Sistina a Roma ( “Predica della Montagna” e “Guarigione del Lebbroso”,1482 )
La sua carriera proseguì a Firenze ove dipinse alcune tavole con particolare concezione dell’antico con un’interpretazione originale per gusto del colore e crudezza del segno. Certe sue rappresentazioni hanno il sapore di favole antiche in cui risalta la sua fervida immaginazione e dove ritrae animali colti nel loro muoversi nella natura che hanno valenza simbolica e i personaggi riprodotti trasmettono una forte carica emotiva.
Il suo amore per la Natura, intesa come vastissimo regno nel quale l’uomo è soltanto uno dei protagonisti, lo si percepisce nella perizia con la quale dipinse gli sfondi naturali, intrisi di pensoso silenzio, di leggiadri giochi di luce,in un’armonia dell’infinito in cui l’uomo non è che una piccola parte di ingranaggio.
Tra i suoi lavori più interessanti ci sono le due tavole “La caccia”, e “Il ritorno dalla caccia” datate 1494-1500 ca., “Le disavventure di Sileno”, “La Madonna col Bambino e due angeli” (1505), scena sacra caratterizzata da una straordinaria tenerezza. “Il ritrovamento di Vulcano” (1487-90 ca.), una scena mitologica, tramandata dall’Eneide e dalle Ecloghe, ripresa sullo sfondo di una natura lussureggiante, ” Il Satiro che piange la morte di una ninfa” (1495-1500 ca.) altro splendido scenario ricco di fiori,vivace nei toni di verde che diviene riferimento per i pittori della scuola Preraffaellita. Favolosi i suoi ritratti di “Simonetta Vespucci” ,di Giuliano da Sangallo e di Francesco Giamberti.
I colori vivi e brillanti di Piero di Cosimo ne fanno quasi un precursore del realismo magico; ai nostri giorni sicuramente stimolerebbe curiosità e interesse nel pubblico,invece gli storici dell’epoca lo etichettarono come “pazzo” e proprio il Vasari, a distanza di qualche anno dalla sua morte raccontava scandalizzato le manifestazioni più singolari del pittore: solitario ma capace di slanci di umorismo contagiosi, affascinato dalla pioggia e dai temporali ma terrorizzato dai fulmini, bestiale in certi atteggiamenti ma abile al punto di rivaleggiare con Leonardo nella cura dei particolari.
Molti furono i discepoli di costui, e fra gli altri Andrea del Sarto, che valse per molti. Il suo ritratto s’è avuto da Francesco da San Gallo, che lo fece mentre Piero era già vecchio.

Il Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra è un dipinto a tempera su tavola di Piero di Cosimo, databile al 1480 circa e conservato nel Museo Condé di Chantilly

“Satiro che piange la morte di una ninfa”

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“Vulcano ed Eolo maestri dell’umanità” (1490 circa, Ottawa, National Gallery of Canada

Piero di Cosimo, Vulcano ed Eolo maestri dell_umanità (1490 circa; olio su tela, 155,5 x 166,5 cm; Ottawa, National Gallery of Canada)

“Scena di caccia” – dettaglio

A Hunting Scene, Piero di Cosimo

“La scoperta del miele”

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Piero di Cosimo Particolare del corpo della ninfa

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