istante luce

L’impeto d’un bacio incontrollabile
uscito dalle viscere dei sogni.
Essersi mancati dosa la corsa
lo sfioro è assaggio, passaggio lento,
indisturbato nel riprendere contatto
e s’accende il linguaggio muto
che sa fare d’ogni respiro un sorso
.
Di sorso in sorso l’ebbrezza sale
e poi che ogni bacio è singola Pleiade
smarrirsi tra le stelle è istante luce
sedotti dal bagliore di Alcyone.

-Daniela Cerrato

Pleiadi, photo di Daniel Lopez

la sfortuna dei fiori colti

Hanno resistito con vesti leggere
sotto acquazzoni parassiti e canicole
fino alla mano ignota dallo strappo facile.
Figli piacenti, orfana la madre dal largo ventre,
ultime ore prima di essicare o marcire
traslati a tiro di sguardo ambivalente
nel vederli ancora vivi o quasi morti.
Alcuni serbano afflati vitali nei tiretti
in batuffoli di stoffa, legacci stretti
a un lembo di eternità
o in cornice, modelli senza età su una tela di Redon.

Daniela Cerrato

Pitcher of Flowers, Odilon Redon

accenti d’arte

Merli ghibellini, soffitti lignei
l’intarsio sposa l’affresco
sopra manifatture barocche e gobelins.
In mosaici di bellezza l’emozione
si ravviva, sciami di occhi cosmopoliti
volano su meraviglie tra paglie e lini
impossibili a non far grinze.
Stropicciato il cuore,
tarda a scaldare un arrivederci,
vivere sul “chissà” smorza sorrisi,
gli occhi lasciati su accenti d’arte.
Un freddo marmo scalda se scolpito
anche l’attesa più impaziente.[…]
Ed ecco tutto meno distante.

-Daniela Cerrato

notturno 26

La notte è tempo fertile di pensieri,
nascono rivoluzioni, la fantasia plasma mondi
i clandestini sconfinano il giorno
tra dormienti abitudinari.
Gufi e civette sanno bene
che l’oscurità ha occhi giganteschi,
vede oltre l’altra faccia della luna
si sposta sicura tra landa e collina
schivando chiarori quasi fossero sassi.
La tenebra favorisce chi non la teme
quando niente è sicuro tutto è possibile
ciò che pare fermo in realtà si muove
sommuove profondità, spiega l’inverosimile.

Daniela Cerrato

Foto: Brassai «Per me la fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare». (Brassaï).

tener testa al disincanto

Fossi meno brulli e buonumore dei campi
lo sguardo in alto abbraccia scie di rosa.
Trasgredire tristezza al troppo pieno
è dettato dell’anima,
ascoltarla è tener testa al disincanto
che formula equazioni irrisolte.
Sciolta l’ansia nel latte,
bianchi e tiepidi sorsi d’infanzia
prolungano speranze.
Uscire con le labbra ancora zuccherate
e un sorriso.

-Daniela Cerrato

Ladislav Emil Berka

se il cielo è innamorato

Parabola magica d’un baleno diurno
covo di sguardi tesi
a quote inviolabili di felicità,
incendio nel tramonto sanguigno
a saturare calore.
Si gonfia in nuvole vaporose,
lo fanno i gatti per sembrare tigri,
inspira espira, il vento è brezza lieve
scherza con chiome di maggiociondoli
in un frullìo dorato di grappoli penduli.
Di notte seduce la luna in completo scuro
e mille occhi luminescenti, chi li conta
chi attende di vederli fendere il buio
finchè non inizia il turno del fornaio.

-Daniela Cerrato

 

poesie di Valerio Magrelli

Codice a barre

Onoriamo l’altissimo vessillo
che sventola sul regno della cosa
l’anima crittografica del prezzo
rosa del nome e nome della rosa
mazzo di steli, fascio
di tendini e di vene
– polso
per auscultare
il battito del soldo.

Giochi:
Rebus

È un mondo senza tempo
e senza vento.
Tutto sta fermo
e faticosamente significa.
Enorme è la fatica del significare
in questo cantiere del senso.
Ogni parola è una massicciata
di lettere e figure.
Tutto pesa.

Medicina:
Innestati nelle fragole
alcuni frammenti di Dna delle lucciole

Sarà il barbaglio fra le siepi notturne
la nostra risposta biogenetica
al roveto ardente.
Non piú specie o famiglie,
solo la solitudine di chi, ibrido,
scivola via da un corpo all’altro,
fiamma senza contorno
che già divora il bosco delle forme.

Cinema

Grotta di Alí Babà,
biglietto-apriti sesamo,
e lo scrigno di luce si spalanca.
C’è un’ora e mezzo circa,
il tempo di rubare una scena,
una voce o un fotogramma.
Ma presto, ché i ladroni stanno tornando,
i critici,
armati fino ai denti di asterischi
per riappropriarsi del loro bottino.

tratte da “Didascalie per la lettura di un giornale” di Valerio Magrelli, Einaudi,1999

Valerio Magrelli, nato a Roma nel 1957, è scrittore, traduttore e professore ordinario di Letteratura francese all’Università Roma Tre. Ha pubblicato Ora serrata retinae (Feltrinelli, 1980), Nature e venature (Mondadori, 1987), Esercizi di tipologia (Mondadori, 1992). Le tre raccolte, arricchite da versi successivi, sono poi confluite nel volume Poesie (1980-1992) e altre poesie (Einaudi 1996). Sempre per Einaudi sono usciti Didascalie per la lettura di un giornale (1999), Disturbi del sistema binario (2006) e Il commissario Magrelli (2018). Fra i suoi lavori critici, Profilo del dada (Lucarini 1990, Laterza 2006), La casa del pensiero. Introduzione all’opera di Joseph Joubert (Pacini 1995, 2006), Vedersi vedersi. Modelli e circuiti visivi nell’opera di Paul Valéry (Einaudi 2002, L’Harmattan 2005) e Nero sonetto solubile. Dieci autori riscrivono una poesia di Baudelaire (Laterza 2010). Ha diretto per Einaudi la serie trilingue della collana «Scrittori tradotti da scrittori». Tra i suoi lavori in prosa: Nel condominio di carne (Einaudi 2003), La vicevita. Treni e viaggi in treno (Laterza 2009), Addio al calcio (Einaudi 2010), Il Sessantotto realizzato da Mediaset (Einaudi 2011), Geologia di un padre (Einaudi 2013), La vicevita (Einaudi 2019) e Sopruso: istruzioni per l’uso (Einaudi 2019). È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013). Ha pubblicato per Einaudi anche due raccolte di poesie: Il sangue amaro (2014) e Le cavie (2018). Nel 2002 l’Accademia Nazionale dei Lincei gli ha attribuito il Premio Feltrinelli per la poesia italiana. Collabora alle pagine culturali di «Repubblica» e tiene una rubrica sul blog il Reportage.

poca luce

La vertigine scansa il precipizio

specie nel buio di un’ impotenza collettiva,

il futuro incerto è buco nero che inghiotte ogni sogno.

La speranza non si svende ai saldi,

conserva un prezzo opinabile

per chi ne ha bisogno in buona dose,

si resta immobili in attesa di nuova luce

nel fotogramma congelato di un momento.

-Daniela Cerrato

capita


Per algoritmiche combinazioni
capitare
nel temporale improvviso a cercare riparo,
colombi negli occhi, luce nel cuore,
lasciarsi inzuppare abiti e pelle
da emozioni innescate a catena.
A scena aperta braccia e gambe,
radici d’un tronco pulsante,
s’allungano a cogliere foglie cadenti,
ne fanno talea per non disperdere vita.
Capitarsi pensando di scegliersi,
per natura l’emozione non dà preavviso,
in essa ci si perde e ritrova.
Basta reggere lo sguardo.

  • Daniela Cerrato