per natura

il timore del fiore è sospetto
che qualcuno possa strapparlo
dall’origine e dal sogno,
sradicato da mani insensibili
avvizzirebbe disidratato morente.
Ancora rorido di pioggia,
i petali erti a scudo, attende
che madre terra asciughi il manto
e una farfalla solleticandolo
gli infonda coraggio e annunci sole.

Daniela Cerrato

Atlantide

Terminati i flagelli sarà sole,
colti da impreviste nuvole
ci bagneremo di stessa pioggia.
Prese le misure al tempo
gli cuciremo l’abito migliore
per ogni occasione, semplice,
coordinato pelle cuore, coprirà
indelebili ferite lente a svanire.
Da capo a fine anno ruberemo stagioni
al passato per aumentare il riscatto
di vita. Insieme, ritrovata Atlantide.

Daniela Cerrato

dipinto di Moreno Lesi, “Profumo antico”, 1975

due

Non si sa dove li dispersero
forse dentro bolle di sapone
entrate negli occhi a lacrimare
o in quei giochi da luna park
dove gli ami pescano asciutto
e per scarsa presa cade spesso
l’oggetto dei desideri. Le mani,
ritrovate più grandi, sgranano
ora zucchero filato disciolto
sulle labbra a saldare baci
e promesse senza misteri.
Per sorte uniti sangui e aorte
le anime mai state disgiunte,
non servono riti per due cuori.

Daniela Cerrato

scultura di Giovanni Prini (1877 – 1958)

ascolta la sera

La notte cammina cauta e scalza
le luci seviziano gli occhi
due dita di brandy stesso colore
delle poche gocce di profumo,
abracadabra senza cilindro
le ore più intime di vita.
Specchiarsi su muri e carta
nessuna importanza tempo e luogo
una musica che arriva dall’ombelico
ricorda frammenti sfusi di anni,
coriandoli tra capelli e tasche.
Una luna bagnata e tonda strizza
l’occhio a un maggese di ritorno,
uno stormo di chitarre in sequenza
in ballate anni ottanta, atmosfera
di una sera come tante coi Floyd.

Daniela Cerrato

  
   

Max Yavno photo

azzurro e rosso libertà

Cos'è quello spumeggiare di luce che gli occhi cercano
se non la voglia d'azzurro su un rosso libertà,
rivedere stelle con occhi sgranati scostate tende di disgusto,
conservare l'integrità del cristallo grezzo nel cuore,
pura trasparenza dell'origine in cui affonda l'anima turbata,
restìa alle conchiglie sacre di ogni Santiago.
L'incomparabile ago di luce da ritrovare nell'iride amante
non ha specchio a confronto che non risulti opaco,deformante.

Daniela Cerrato

e mi vedo

nel notturno emisfero tra alberi attempati
la pelle scura per il blues che ho dentro.
Procedo respirando tra accordi vibrati
che sfiorano quasi il cielo in perfezione,
alcune note sottolineano un fruscìo d’ali
di gufi impettiti, occhi vigili sul buio.
Una manciata di consonanti prese a caso
unita alle vocali per miei versi viandanti.
Passo dopo passo nel fitto bosco del silenzio.

Daniela Cerrato

da bianco a nero

Bianco finchè materno latte resta
il tempo ingiallisce sporca candori
stacca dai capezzoli certezze di vita.
Persa la culla degli abbracci è oceano
in torbida burrasca, fiacca resistenza
prevede derive su lidi senza dei.
Sulla pelle nuovi nei, si sa che il sole
può esser nocivo quanto deleterie parole.
Traggo pace dal nero, non riflette luce.

Daniela Cerrato

eterodermo

Lento in battere e levare
il velluto della voce si struscia
sul cuore, l’ancheggiare ogni passo
al ritmo della felinitudine
imbandita sul tavolo dei sogni,
dal giardino di ceneri
si sollevano note alternative
spaccando il pomeriggio in due.
Lamento sottovoce vocali allungate
vorrei entrare nel tuo sangue
solleticarne fluidità.

Daniela Cerrato

sfinge

Sfuggono ai battiti dettami
occasioni perse di ricchezza,
in sere fredde finestre chiuse
mortificano il fulgore di Sirio,
il quarto lunare le sue magie,
fanno torto ai sogni desti
cancellandone traiettorie.
Animali requisiti a rischio
estinzione, l'omaggio alla Terra
non assolve nè loda l'umanità
con sete di guerra in casa propria.
Un drone su Marte non è conquista
la sfinge punta impassibile a est,
siamo nani di fronte al passato.

Daniela Cerrato

bocca della verità

Non è dato sapere con quale piede 
si scenda dai sogni. 
Una sola identità, troppe entità 
da considerare con certezza innocue.
Un silenzio si fa crampo,
doloroso, improvviso,
chiodo conficcato a freddo
in teneri residui di dolcezza.
Nessuna idea su cosa l'oroscopo
avesse previsto, nessun consulto
a oracoli di cielo o terra, gli dei
sono stanchi di gravose incombenze
non muovono ciglio dall'Olimpo.
C'è un tempo in cui lasciare
tutto al caso, non ficcare naso
nello svolgimento in corso
d'una partita a esclusione,
è una festa a sorpresa la vita
disorientato orientamento
di una bussola impazzita.

Daniela Cerrato

Bocca della Verita, Santa Maria in Cosmedin – Roma