a un tiro di sguardo

Le giornate terse svelano le maestà
dell’arco alpino, anche le più vezzose
dalle chiome cotonate da qualche nuvola,
le nivee creste contrastano rocce azzurrate
rendendo loro merito d’altezza.
E ci si sente cugini, più vicini ai loro piedi
genuflessi ai loro capricci
intimoriti da loro umori mutevoli repentini,
richiamati da profumi intensi delle vallate
dai torrenti argentei e gelidi, dagli alpeggi
di campanacci e casari dove anche il respiro
ha il retrogusto di fonduta e genepy.
E il sorriso sfiora la quiete d’un piccolo lago.

Daniela Cerrato

fotografia di Enzo Isaia: https://www.monferratoedintorni.website/estate.html

il passato in un moment

È l'epoca di probiotici, ialuronici
mascherine al gomito, amore basico
asfittico, di happy hours ipocrite
dell'ipad pro plus in super offerta
dell'amianto amico per sempre.
D'insonnie per un pacco aliexpress
che ritarda da mesi in un angolo
di mondo, il tondo dell'emoticon
stupito per chiusure di botteghe,
siamo gente da macburgher o trifole
le mezze misure non fanno testo,
tra bisolfiti additivi correttivi
siamo mutati in stomaco e cervello, 
programmati dalle scarpe al cappello.
Spiati rintracciabili eseguibili
come file di unica massa mefitica
che guida e conduce pari a un duce,
malati di protagonismo selfitico
di perbenismo effetto bifidus regularis
dei giga dei megaffari commerciali,
turisti nello spazio ciechi sullo strazio
che c'è in terra, guerrafondai ovunque
basta alzare voce o tiro. La croce d'oro
al collo non fa cristo se dimenticato
nel barbone morto sul marciapiede,la fede
nell'effimero dà un calcio al pallone
l'altro alla dignità senza fare punto.
Nemmeno il tempo d'una sottile maliconia
siamo in coda lassativa alla yogurteria
chiacchierando sullo schiarimento dei nei
sull'app del momento, se funziona satispay.
 

Daniela Cerrato

scarabocchi

Un lume desta ragione
l'inconscio occupa il margine
allargandosi a sbafo,
l'imprecisione prende forma
da tratti incuranti di dire,
sarebbe stato meglio il lapis
facile da cancellare, l'inchiostro
macchia, tatua la cellulosa,
si eterna sul foglio cui si accorpa.
Ma anche facesse a pugni
con quanto verrà scritto al centro
è pur sempre un'idea smarrita
che fuoriesce spontanea da dentro

Daniela Cerrato
Esercizi di immagini laterali abbandonate, Akseli Gallen-Kallela ,
Galleria nazionale finlandese

poesie di Umberto Piersanti

La fata

nessuno deve entrare dentro
il bosco che la vitalba chiude
e cinge intorno,
ma lui lascia le pecore
e s’inoltra, spezza i fili
coi denti, li butta in aria,
pesta rami e grovigli,
niente lo ferma

dopo gli animali nei rami, sottoterra,
cessano di frinire, vede il prato,
l’erbe azzurrate e intatte, silenziose,
s’aprono i bei lecci, fanno corona
al grande ceppo della rosa bianca

esce la fata fuori della corteccia
Silvia l’incantatrice lì dimora,
i suoi capelli splendono,
la pelle,
le lunghe gambe nate da quei rami

un grande rischio corre
chi la vede,
la seguirono in molti,
senza tornare

pastore, io t’ho scelto,
sei fortunato, alla tua vita
dono un giorno colmo.
Dopo… dopo che importa?
solo chi non ha colto rosa
non s’è punto –

e la fata prese lui per mano
si stese dentro l’erba,
lo tirò dentro

si risvegliò nel fosso,
le sue pecore attorno
col muso giù a brucare,
solo che era inquieto,
senza sapere

***

Campi d’ostinato amore

i cori che vanno eterni
fra la terra e il cielo,
ma tu li ascolti
Jacopo, quei cori?
ho visto
il falco in volo
con la serpe
trafitta nella gola
dai curvi artigli,
l’estremo pigolio dell’uccelletto
che la biscia verdastra
afferra e ingoia,
tra i rami non s’aggirano
le ninfe;
un giorno le incontrai
in remoti boschi,
l’assurdo poco oscura
nevi e foglie
non scolora i bei crochi
nei greppi folti,
ma il tuo male,
figlio delicato
quel pianto che non sai
se riso stridulo
che la gola t’afferra
più d’ogni artiglio,
questa bella famiglia
d’erba e animali
fa cupa
e senza senso
e dolorosa

siamo scesi un giorno
nei greppi folti,
abbiamo colto more
tra gli spini,
ora tu stai rinchiuso
nelle stanze
e il mio ginocchio che si piega
e cede
a quei campi amati
d’un amore ostinato,
sbarra l’entrata

aspetto i favagelli
del febbraio,
tiepidi contro il gelo
sbucare fuori

***

Primavera triste

più d’ogni altra primavera triste,
il male di vivere non lo incontri
solo in quel che cede
e si dissolve
ma nel fiore che s’alza dalla terra
nell’albero che s’apre
a nuove foglie

solo una beffa
questo cielo azzurro
il vento lieve
il sole che tiepido riscalda,
primavera brilla
a noi d’intorno,
ma i campi sono deserti
le piazze vuote,
primavera brilla
a noi d’intorno
e t’entra dentro il sangue
e lo raggela

***

Un giorno non come un altro della vita

salgono per greppi
e sui costoni
mai così fitti
e alti e luminosi
i papaveri rossi,
t’entrano nella macchina
come lampi,
trapassano vetri
e specchi
s’intrecciano sugli occhi
e tra le mani,
ebbra la corsa
dentro quel rosso smisurato,
no, ancora non lo sai,
fugge l’ultimo anno
giovane e felice
e venne il giorno cupo,
un giorno non come un altro
della vita,
e la spagnara limpida
e compatta
quell’azzurro lieve
come l’aria
scomparve nelle tenebre
oscurata,
e s’oscurarono i cieli
e tutti i campi
anche il verdone perse
il suo colore
e nero lo stridio
nere l’erbe,
nel nero che t’avvolge
e che ti schianta
le tempie fatte cupe
come il respiro
come nella pellicola
che arde e brucia
i fotogrammi tutt’attorno,
mutilata la salvano
le forbici,
in cenere si spengono
le ore che quel giorno
cerchiano, il più cupo
sì, mi restano
la casa e le figure
nella mia macchia persa
la più lontana,
quell’odore dell’acqua,
di muschio e raganella
verde e bagnato,
l’antico scalzo e biondo
che lento s’incammina
verso le nubi
dopo il ricordo cede,
i fotogrammi tutti
sono bruciati,
ma qualche brano resta,
scendi per l’aspra piana
scordi compagni e prati,
e tu e la donna entrate
soli dentro quel mare
vuoto, così remoto
e gli spini dei ricci
nella carne
la corsa non arrestano,
felice
oggi c’è molta luce
nella macchia,
vengono fuori bisce
al primo raggio,
tra le foglie cammino
intorpidito
come quella lumaca
dentro l’erbe
che il ragazzo toglie
da una scatola buia
e ripenso a quel giorno,
un giorno non come un altro
della vita.

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Umberto Piersanti, nato a Urbino nel 1941, considerato uno dei più grandi poeti contemporanei viventi, ha insegnato Sociologia della letteratura nella sua città. Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui La breve stagione (1967), I luoghi persi (1994), L’albero delle nebbie (2008), ed è anche autore di romanzi e opere di critica. Ha realizzato un lungometraggio, L’età breve (1969-70), tre film-poemi e quattro “rappresentazioni visive” su altrettanti poeti per la televisione. Le sue poesie sono apparse sulle principali riviste italiane e straniere. Tra i numerosi premi vinti, ricordiamo il San Pellegrino, il Frascati, il Mario Luzi, il Ceppo Pistoia, il Tirinnanzi, il Camaiore e il Penne. Con i versi di Campi di ostinato Amore a marzo 2021 ha vinto la prima edizione del Premio Saba e il Premio speciale Camaiore 2021 che gli verrà consegnato a settembre. È presidente del Centro mondiale della poesia e della cultura “Giacomo Leopardi” di Recanati.

senza disturbare le stelle

Se il domani è oscuro
affronto il presente
scivolando sulle ore,
senza astrologare
vaneggiando su responsi
di oroscopi e tarocchi,
senza programmi farlocchi
basati su azzardi fumosi.
Lascio che uno alla volta
si appianino ostacoli
senza presunti miracoli,
con l'attenzione che merita
ogni giorno a spigolo acuto.
Lascio che le pie donne
intonino i vespri quotidiani
che le sibille cantino
nei loro circoli astrali
da tè ristretto delle cinque.
Mi piacciono le stelle
cadenti quando a loro pare,
nel loro brillare festoso
in cieli nitidi di realtà,
non le disturbo ammirandole
perchè se sono in pace col mondo
sposto il mio silenzio all'insù
verso il punto luce preferito.

Daniela Cerrato

il pianeta papalla

Lo scempio sbavato sul muro secolare
è autorevole firma d'incoscienza
del nostro tempo malsano. Un getto d'edera
compie lentamente percorso di espansione,
la sterilità mentale dell'uomo insozza
riserve intatte di antiche memorie.
La carie giunta all'osso di questa civiltà
aderisce a qualsiasi parete a condizione
che il punto partita sia per la favorita.
È un canto liberatorio di umana frustrazione
il viva tizio abbasso caio a spruzzo di vernice,
riempie gli occhi, apre a ruota di pavone
le menti aride col mononeurone nel pallone.
In altri mondi del pianeta papalla che si dice?

Daniela Cerrato

tra langa e monferrato

Il ventaglio dei verdi abbacina immensità
abbraccia paesi e dislivelli, sostituisce
l'azzurrità del mare oltrecollina. Scambi
di aneddoti contadini nel senso unico
assolato, una panchina orfana di albero
avrà il suo perchè in altra stagione.
Un richiamo di frittura di sarde scopre
l'accesso alla milonga dei sapori, sorride
la cosmea lungo i gradoni quadrati e un giro
di viottolo offre tavoli in ombra. Un saluto
tradisce origine anglosassone e dimostra
che non è poi così grande il mondo. Un cane
danese slinguazza acqua fresca dalla ciotola
si siede incrocia le zampe e nemmeno un lamento.

Daniela Cerrato

poesia da vivere

La poesia è un passe-partout, un tuttofare,
ripara sogni infranti offesi nell'intimo
sottrae l'umore alla propria accidia
fa guardare altre albe altre notti, 
verso cieli che non promettono tramonti
ma azzurri tanto da reggere un sorriso
e colori sottostanti, tanti quanto natura
offre. È parente taciturna di quel vecchio
che dietro spesse lenti scorreva lo scheletro
di un ombrello guastato dal vento e sorridendo
annuiva col solo cenno del capo. Quando arriva
compie miracoli, che tu la scriva o la legga
soltanto, affidale l'anima, specie se ha pianto.

Daniela Cerrato

luna del grano

Accostarsi alla notte
incrociare l’occhio acceso aranciato
di un gatto di Vernazza, grande,
spalancato nel cielo, mistero
reso tondo che nemmeno Giotto
avrebbe fatto meglio.
Domani cercherà nascondiglio
acciambellato su un sofà celeste
nella tenebra più silenziosa
sognando di magie millenarie
compiute col solo sguardo,
fiero e maliardo quanto basta
da avere la più vasta platea.
O da buon nottambulo scruterà
sornione l’altra faccia di Gea.

Daniela Cerrato

dipinto di Sara Bettinati

Declinando il grigio

All'abbraccio di conifere
dissolte nebbia e nuvole,
linguaggi muti attendono
una luce che mai verrà
a iniettare speranza in vena.
Sogni illimitati nati da realtà
ai margini dell'orrido
si stiracchiano al risveglio
baciando l'aria smacchiata
dal grigio sterile in cui nulla
può sopravvivere. Rive e pianure
si rincorrono tra un verde
che si apre a vista di cuore
prima che il sole provi a sbucare.
Troppo è già stato bruciato.

Daniela Cerrato

Landscape, by Marco Coppola (graphite)