Sulle note del tuo profumo

Quei tre pini allineati di media grandezza parevano gemelli, le loro teste si sfioravano e da una certa distanza creavano l’effetto ottico di un’unica chioma con tre sottili tronchi. Sentinelle sulla riva del piccolo lago che di sera diveniva una darsena di silenzio, in cui una famiglia di anatre traeva frescura, protetta da una semioscurità in cui si perdeva la pennuta scia. Il cielo striato del tramonto conferiva alla superficie, in parte illuminata dalla luna, riflessi caldi e variegati. In attesa della sensualità della notte lo spettacolo era lì, si offriva a noi, nella sua naturale magnificenza, cartolina animata che mi è rimasta nel cuore, intatta, sino ai bordi. Era di giugno, era il millenovecentonovantanove e l’aria raccoglieva le note del tuo profumo che aveva il nome della città eterna.

Daniela Cerrato, 2017

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Di rosa antico

La stanza aveva pareti tappezzate di rosa antico, a fiori di grandezza naturale
intercalati con fasce monocrome che adornavano le piacevolezze di un’estate senza fine; tanto che, anche se fuori era inverno, le giornate profumavano di letizia fanciullesca.
Particolare irrilevante che è dell’infanzia solo virgola, apparente frivolezza, come un nastro di raso fra i capelli. Forse a quel particolare è legato un canto allegro che non fa più eco; o un gioco puerile, mai completato, come quello di contare i fiori compresi nel perimetro totale.
Chissà perchè, ma certe tracce mentali assurdamente compaiono a tradimento, quando già pensavi di averle perse per sempre, e invece eccole ritornare, come se qualcuno, da un lontano altrove, ti avesse suggerito quel pensiero, ora vispo come un grillo salterino.
Dunque son qui, a sorprendermi pensando, senza un preciso motivo, a quelle rose che non colsi ma che seccarono ugualmente tra le pagine della memoria.

Daniela Cerrato, 2017

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Ciao, continuo ad ascoltarti…

La tua poesia è rimasta,immensa potente e unica,a tratti inarrivabile; oggi è l’anniversario della tua partenza per quel lungo viaggio che non si chiama morte ma eternità , e in essa si ascoltano le tue canzoni. Grazie Fabrizio per ogni parola che ci hai regalato.

“Amico Fragile” – Fabrizio De Andrè

Evaporato in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposti,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”:
per osservarvi affittare un chilo d’erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.

E poi sospeso dai vostri “Come sta”
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
“Lo sa che io ho perduto due figli”
“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,
mi sentivo meno stanco di voi
ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta
fino a vederle spalancarsi la bocca.
Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli
di parlare ancora male e ad alta voce di me.
Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo
con una scatola di legno che dicesse perderemo.
Potevo chiedervi come si chiama il vostro cane
Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.
Potevo assumere un cannibale al giorno
per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.
Potevo attraversare litri e litri di corallo
per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,
di essere più ubriaco di voi
di essere molto più ubriaco di voi.

(F.De Andrè)

Sì che quel fuoco…

La massima felicità condivisa in amore non si tocca per sempre,capita però che nella vita una persona ti dia tutto se stesso anche per un periodo limitato. Sarà quello che si ricorderà per sempre senza nostalgie ma con la gioia di averlo vissuto. Quell’ infinito calore ricevuto riuscirà magicamente a coprire per diverso tempo certe inevitabili gelate del cuore,come il fuoco di un camino di cui rimane sempre un minimo tizzone acceso.
E quell’intensità divenuta splendido ricordo come un invisibile angelo custode sarà sempre presente anche quando avrai trovato altro calore e ti allarmerà nel caso in cui si tratti di indegno sostituto; ma non dovrà mai impedirti di proseguire le naturali ritmie del tuo cuore.

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Flashback

Tra le pieghe della mente
intravedo un profilo angelico,
un pensiero che emerge fra altri,
una traccia forse d’infanzia
priva di un tempo preciso.
Appare come sagoma lieve, eterea
senza colori netti,
poco più di un contorno,
come un’antica foto sbiadita.
Col suo fascino silenzioso
mi solletica i pensieri,
forse non è neppure famigliare
oppure si, fatico a metterla a fuoco,
il caso l’ha riportata ed ora
rivive istanti dentro me.
C’è speranza di trovarle un senso
anche se impreciso, ma rimarrà comunque
luce dolce e confortante del passato
anche se non mi sovverrà nitidezza.
Daniela 2015

Karl F. Struss

image by Karl F. Struss