Il passe-partout dell’eliso

Non donarmi di fiori mazzo reciso
raccontami invece di quanta ebbrezza
il loro profumo ti ha intriso,
delle loro danze colorate mosse
dal vento, di loro petali a venature,
aperti o timorosi a catturare
o proteggersi da piogge e da calure.
Non donarmi ori nè pietre preziose,
chè le variegate trasparenze dei loro volti
sarebbero brutte copie vanitose
del trabecolato vanto di tue iridi radiose.
Non donarmi essenze barocche,
la penetrante intensità vaporizzata
cancellerebbe la fragranza delicata
della mia pelle, così come vorrei tu la percepissi
in suo pallore, sì che par figlia di solari eclissi.
Ti suggerisco, in caso tu voglia farmi un presente
di donarmi il tuo primo mattiniero sorriso,
e pur se non lo vedrò, tienilo a mente,
sarebbe per me il passe-partout dell’eliso.

Daniela Cerrato, 2017

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Strappo il biglietto

Sfiancante è il viaggio
che dovrei compiere
per cercare nuove sfumature
ai ricordi, il ripercorrere
tracce di memoria ferventi
ma aggrovigliate in caos.
Oggi no, rifiuto il viaggio,
strappo quel biglietto
predisposto dall’umore,
non oblitero, non salgo
sul vagone dei ricordi,
mi affaccio al sole, al cielo
che s’è inzaffirato e odo
il canto dell’oggi, del nuovo
che passa veloce e prima
che si ritrovi anch’esso
nel container di ciò che fu,
lentamente mi lascio sedurre
dal suo giovine volto,
m’appassiono al suo destino
in divenire, nulla vorrei
perdermi più delle sue ore
di nuovo tormento e amore.

Daniela Cerrato, 2017

Uxnor Lot in satuam salis conversa-via Salvador Dali

dipinto di Salvador Dalì

Rifiuto

No mia cara,
ora ti respingo
non cederò
alle tue paturnie
voglio restare desta
godermi gli attimi
aver nella mia testa
nuove visioni
senza sciuparle
con falsi paragoni
di un passato perduto
non riuscirai stavolta
a velarmi la visione
di novella realtà
gira i tacchi e svolta
trattieniti il magone
in tutta libertà
ti caccio via
madama malinconia.
Daniela,2016

Melancholy by Edgar Degas

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Paure da sfatare

Le nostre paure
sono ospiti ingombranti
che ci seguon dall’infanzia
ereditate o maturate col tempo
risibili inezie
o cicatrici importanti
di episodi passati.
Ricorrenti o saltuarie
si manifestano in cupe ombre
al buio,in loco angusto
tra la folla,in solitudine
di fronte a ragni serpi
topi anfibi vermi
pipistrelli o bacarozzi
rifiutati dall’inconscio,
e poi timori incontrollabili
di volare, dell’altitudine
del vuoto foss’anche un buco.
Batticuori ed ansie
si alimentano ogni volta
che si affronta l’ignoto,
la paura del futuro
e delle sue incognite.
Frequente è l’angoscia
dell’immaginario Argante
che coglie un po’ tutti
quando per psicosi o empatia
raccogliamo mali altrui
facendoli nostri
ed esasperiamo disturbi
banali e transitori.
Difficile è disfarsene,
dovremmo scrollarci di dosso
le tante insicurezze
come fa il cane
quando s’asciuga il manto,
ma siamo umani
con le nostre debolezze
e qualcuna di esse
come spilla appuntata all’abito
simpaticamente ci diversifica
anche se agli occhi
di chi meno ci conosce
sembriamo rocce.

Daniela,febbraio 2016

Nell’mmagine: Sanro Vacchetti,”Figura di donna spaventata da un topolino” -anni ’30

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