a prender sottobraccio la luna

A prender sottobraccio la luna
la vita avrebbe preso altra piega,
un mare più calmo, nessun naufragio,
non dico calma piatta in monotonia,
ma tutti quegli scogli taglienti
a ferire arti e cuore
avrebbero sfiancato anche i santi.
Anche il presente vestirebbe leggero
col sorriso che precede il passo

e il pensiero immune alla malinconia,
nessuna foschia a comparsa frequente
divieto di sosta per l’allegria.

– Daniela Cerrato

Quand(t)o si parla di cuore

Questa non è certo una critica, ma una personale riflessione sull’argomento più trattato fra post e commenti in rete e mi riferisco ovviamente all’amore, ormai declinato in tutte le sue varianti di attuale modernità. Chi pare al settimo cielo per averlo trovato, chi da buon ottimista è convinto sia “per sempre”, chi dice che l’amore vero non esiste, ed eternamente insoddisfatto ne è comunque sempre in palese ricerca. Già in passato esimi pensatori, poeti e scrittori han descritto con sublimi versi il sentimento perno di vita e ancor oggi vengono scritti testi a riguardo di estrema bellezza che aiutano a comprendere l’universo del cuore. Ma tornando al presente desideravo sottolineare la moltitudine di pagine-blog ove fiumi di aforismi scorrono in sequenza, tanto per sottolineare e catturare uno stato d’animo più o meno momentaneo; in verità ce ne sono alcuni di acuta originalità, altri fanno sorridere, altri si prestano bene come placebo per ogni situazione vissuta.
Già, ma il punto sta proprio lì, nella situazione personale, nel vissuto di ognuno che si fonda su esperienze diverse e necessita di specifiche riflessioni ed attenzioni; mi vien da pensare che molte persone che postano solamente rosei selfies e aforismi tendano a trattare con troppa facilità un sentimento così profondo, su cui ci sta benissimo qualche spiritosa battuta e qualche frase fatta, ma non ci si dovrebbe fermare solo a tale contenuto che diviene peraltro nauseabondo. A mio parere sarebbe un bene parlarne meno e viverlo più consapevolmente, considerando non solo gli altrui errori ma soprattutto i propri.
Si massifica tutto oggigiorno, e fa tristezza vedere che anche l’amore spesso viene ammassato in un calderone ove è sufficiente amalgamare i lessicali ingredienti per sentirsi già meglio…chissà se tale metodo per qualcuno funziona poi davvero, per quanto mi riguarda avrei già da obiettare sulle parole di quel tale che diede vita all’ormai proverbiale “mal comune, mezzo gaudio”…

– Daniela Cerrato, 2017

Ernst Klimt, “Francesca da Rimini e Paolo”
Ernst Klimt - Francesca da Rimini e Paolo

Quattordiciottobre

Forte rimbalza di ramo in ramo
un gracchiare corvino, quasi sinistro,
nel dì ottobrino mesto e denso
d’incenso, nastri porpora e pallidi fiori
e di morte recente, ignaro, si fa voce;
un corpo disteso e freddo ora giace,
ma il sangue dei sopravvissuti cuori
ha già afrore, nel suo andar melenso,
di inesorabile egual sorte, chè già un ministro
per tutti smorza vital residuo con cinico richiamo.

Daniela Cerrato, 2017   —-        Photo by  ©Jumy-M

Jumy-M

Impasse

Dall’insofferenza che recano certi istanti obbligati non ci si può liberare con semplicità,
come invece succede per certi vestiti, che orrendamente strizzano il fiato, cui si slacciano in fretta più asole contemporaneamente sino a quando il respiro non è più costretto all’asfissìa.
Così rimani tuo malgrado immobile, trepidando, invocando a tuo favore un opportuno imprevisto, qualsiasi provvidenziale quisquilia capace di allontanare la causa del momentaneo malessere , che repentina disperda la tossicità del tuo impasse.
Nel frattempo l’unica carta consentita da giocare è immaginare di essere altrove.

Daniela Cerrato, 2017 / immagine dal web

vestito slacciato

Gioie istantanee

Non si possono narrare i colori di un cielo terso, di azzurrità turchesi del mare, dei colori saturi di campi di colza che abbagliano quanto la luce diretta del sole, o le molteplici sfumature striate dei petali di un iris ; sono impressioni che viaggiano nel cromatismo percepito all’istante dall’occhio che legge, accorto e iper sensibile alle sfumature lievi; si può solo tentare di farlo, avvicinandosi con confronti approssimati e poco veritieri, col risultato di accomunare lo scenario a molti altri.
Ugualmente è impossibile descrivere ciò che in animo certe emozioni imprimono, di esse si gioisce al momento, ed essendo a null’altro comparabili, le assorbiamo lentamente, lasciando loro libertà di attraversare il nostro corpo interamente, come se ci possedessero attraverso un rapporto carnale;  e più ci abbandoniamo al loro influsso, maggiore sarà la preziosità ricevuta da tale osmosi epidermica e vitale.
Daniela Cerrato, 2017

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Di rosa antico

La stanza aveva pareti tappezzate di rosa antico, a fiori di grandezza naturale
intercalati con fasce monocrome che adornavano le piacevolezze di un’estate senza fine; tanto che, anche se fuori era inverno, le giornate profumavano di letizia fanciullesca.
Particolare irrilevante che è dell’infanzia solo virgola, apparente frivolezza, come un nastro di raso fra i capelli. Forse a quel particolare è legato un canto allegro che non fa più eco; o un gioco puerile, mai completato, come quello di contare i fiori compresi nel perimetro totale.
Chissà perchè, ma certe tracce mentali assurdamente compaiono a tradimento, quando già pensavi di averle perse per sempre, e invece eccole ritornare, come se qualcuno, da un lontano altrove, ti avesse suggerito quel pensiero, ora vispo come un grillo salterino.
Dunque son qui, a sorprendermi pensando, senza un preciso motivo, a quelle rose che non colsi ma che seccarono ugualmente tra le pagine della memoria.

Daniela Cerrato, 2017

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Poltrone di velluto

Eccolo nel suo elegante aspetto esterno, lo scomparso cinematografo cittadino di cui rimane traccia visibile in una foto bianconero che ne ravviva la memoria; ovviamente è stato chiuso diversi anni fa,considerato obsoleto,troppo piccolo come se non potesse proprio coesistere con le nuove realtà, eppure quanta storia è da lì passata. Ancora negli anni settanta era tappa domenicale per amanti del cinema vero, quello di Antonioni, Visconti,Fellini ecc., dove il successo finale era interamente merito di registi fotografi sceneggiatori ed attori e nulla era artefatto dalle elaborazioni digitali computerizzate che nei films dei nostri giorni rendono tutto più roboante e spesso irreale. A quei tempi andare al cinema era un appuntamento che sapeva di festa e di saltuario diversivo al televisore da pochi anni entrato in quasi tutte le case; alla cassa oltre ai biglietti ci si forniva al massimo di un pacchetto di caramelle e poi si sprofondava in una superimbottita morbida poltrona di velluto rosso in cui io bimba mi perdevo affondando. Oggi le multisale sono paragonabili a un centro commerciale, sono degli enormi spazi in cui si trova di tutto, dove si può bere e mangiare, giocare e naturalmente assistere alle proiezioni, molte delle quali con effetti 3D e con un’acustica che a tratti spacca il cuore oltre che i timpani, le poltrone a file più ravvicinate e più numerose possono offrire col supplemento di qualche euro il confort di una chaise longue, si può praticamente sgranocchiare e bere qualsiasi diavoleria, ma sinceramente preferisco di gran lunga la vecchia sala che ho nei ricordi di bambina e che ho ritrovato in una vecchia fotografia d’archivio di un giornale locale.
( Daniela Cerrato,2017)

Nella foto: Il Cinema Vittoria, dagli archivi fotografici de La Nuova Provincia di Asti

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