la freschezza in musica

Frustrante prolungata sopportazione
di un mese che rallenta anche emozione
intoppa, inibisce, intontisce, fiacca
infiamma l’animo che mal gestisce
la propria e altrui flemma, è buia e spenta
ogni anticamera di pensiero nelle ore
di letterale coprifuoco, ore vane e mosce,
ci si attiene all’essenziale, minimo sindacale,
a dire il vero par già tanto fare poco o niente
fino a sera, che ci si illude sia la svolta
a una energia più disinvolta e intanto
a tratti pare evaporato anche il cervello,
eppur il cranio è più pesante, come piombo,
poi giunge all’orecchio una magistrale sonata,
funge da richiamo verso una musicale cascata.

– Daniela Cerrato

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Che sia giorno mi rode

Non fa differenze
festive o feriali
lo spazio di perfida luce
che tra le cinque e le sei
si insinua nel sonno,
infrange la sacralità
dell’ ultimo abbraccio
alla notte sfuggente,
mezza palpebra aperta
lo intercetta poi rapida
si richiude e finge
di non aver ceduto
a quel tocco apparente,
cerca ancora quel buio
che dei sogni è custode.
Ma di riflesso la mente
ha già le pantofole ai piedi
e rumoreggia in pensieri
sbozzolati a rinfusa.
Così breve è la notte,
che sia giorno mi rode.

Daniela Cerrato, 2017

Con Euterpe ben si inizia, ma poi…

Stamane non ho alcuna preferenza, walzer ciaccona o minuetto, tu non badare a me dolce Euterpe, avvìati pure tranquilla, purchè col sorriso ed aria allegra si vada ad iniziare. Il sole fiero scalda il giorno che ancora si stiracchia, le finestre sono bocche spalancate, aperte sul mondo che appare silenziato,  le stanze assorbono ossigeno a pieni polmoni; destarsi di buon ora ha questo unico insostituibile vantaggio, far colazione con una fetta di calibrata bellezza tutta per sè, farcita di qualsivoglia sensazione. Un piacere che inizia in sordina, come lieve carezza, senza troppo incidere, proprio come la musica che lascia agli uccelli la voce di coro o solista.
Nel frattempo vanno aprendosi varchi di luce colorata e i primi pensieri dedicati, seppure ancor fiacchi; poi ci saranno le notizie del giorno a smorzare l’incanto, come sempre qualche venefica folata spezzerà ogni leggerezza, così, giusto per ricordarci la specie cui apparteniamo, alla quale per timore anche le farfalle si tengono lontane. E non hanno torto.

Daniela Cerrato, 2017

Raoul Dufy (1877-1953)

Raoul Dufy (French, 1877-1953)

Che strazio

Suonan crudeli i trilli di sveglia
sgradito richiamo ai doveri
non par vero sia già fuggita
la notte verso altro emisfero
ogni lunedì è sicuro lamento
inascoltato abituale complemento
al ferreo peso sulle palpebre
che le mantiene ferme e chiuse
già deluse dalla luce che filtra
e spezza anch’essa impietosa
echi di sogno latenti e pensieri
ancora legati ai fatti di ieri,
ma i trilli riprendono fiato
li zittisco tra uno sbadiglio
e un sottile maldicente afflato
certo riuscissi, si fa per dire,
ad agguantar della tenebrosa dama
l’ultimo lembo prima che s’involi
la pregherei di allungare il suo manto
così da dilatare il notturno spazio
chè troppo breve è il suo incanto
ed il risveglio un ingiusto strazio.
Daniela Cerrato,2017

(Immagine dal web)

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Quasi un incubo

Infilo una porta
poi un’altra
e un’altra ancora,
il caldo è torrido
le porte si susseguono
molte son già aperte
il silenzio assorda
l’ansia sale
odo una voce, sarà la tua?
non so dove mi trovo
ma mi pare un labirinto
chissà come son finita qui
dove tutto è assenza
e risuonano solo i miei passi
nel vuoto che amplifica
anche il mio affanno,
ti chiamo ad alta voce
insomma basta! basta!
che scherzo è mai questo…
………………………
Accidenti era un maledetto sogno
per fortuna terminato
mi alzo e cerco acqua
la tensione sta scemando
bevo e intanto penso
al sogno privo di senso
…però a dire il vero
il risveglio l’ha interrotto
chissà come sarebbe finito…
in fondo non ha importanza,
temo piuttosto di non poter dormire
dopo le mie strampalate congetture.

Daniela Cerrato,2017

(foto dal web)

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Risveglio domenicale

Non so da quanto il sole è desto
ma ha il volto più pallido di ieri
velati i miei primi pensieri
tra parole vaghe altisonanti,
peggio di asino che raglia
son quelle voci inviperite
che schiamazzano sgradite
dalla casa dirimpetto
a dire il vero già le campane
suonan come segno di dispetto
al mio sonno sì diletto
che pregusto da ieri sera
cerco in radio giusta melodia
tra stiracchio e gemel sbadiglio
sorridere al giorno è ciò che voglio
al diavolo ogni triste altrui contorno.

Daniela Cerrato,2017

Dipinto di Pierre Bonnard,  1903

Pierre Bonnard 1903

Forza di natura

Ascolta da viva voce
la cascata secolare
odi lo scroscio a getto
dell’acqua spumosa e fredda
lontano dalla riva puoi
senza sforzo immaginare
sua presenza nell’udire
il fragore di quel canto
in continuo divenire
che copioso pare pianto
ascolta attentamente
e pensa a quanta
magnetica energia
ad ognun trasmette
biosfera e meraviglia
natura in opera riflette;
il suo discorso si fa muto
la sua voce non echeggia
se il gelo l’attraversa
intirizzite lacrime s’allungano
lingue di gelido cristallo
immobili attendono pazienti
mite sole e  rapido disgelo
e da lacrime prima scarse
riparte il ruzzolare.
Ascolta, ascolta e guarda
questo bianco muro d’acqua
risveglia i sensi dal torpore
la natura è assai gagliarda

Daniela Cerrato,2017 ______ Immagine da web

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Tra musica e parole (a F.D.A.)

E’ancora un grande sogno
essere il mare che amavi
o riva di terra caparbia
di roccia e di greggi
che accolse l’anima schiva
cresciuta fra caruggi
e mai intaccò  amore
che per lei nutrivi
pur se ti graffiò il cuore.

Con punta di dura matita
e tratti essenziali
premesti sulle coscienze
liberandole da torpore
da un’oblio senza cura
denunciando ingiustizie
rabbie e paura
di derelitti sfortunati
deboli umani contriti
nel loro esser diversi
anime tribolate smarrite
riconosciute riscattate
dai crudi tuoi versi.

Ed è sogno mio muto
desio vivo anche oggi
d’esser stata un neurone
perso nell’ultima onda
della tua mente feconda
che compose ogni canzone
in vece di coro arguto
che ha preferito dar voce
al tuo cantare di maggi
ai disperati posti in croce
al collante forte e sottile
che unì poesia a protesta
tra solchi di scuro vinile.

Loro eran traccia tu mente
libero nel tuo esser parte
di malcontento fervente
slegato dal preconcetto
che borghese sia sinonimo
di egoismo perfetto
la tua voce risuona
sempre calda nel petto
come edera buona s’aggrappa
a un presente negletto
ove nessuno più tuona
ed il lamento fa cappa.

Le tue parole han tracciato
solchi profondi sul cuore
di chi negli anni ha serbato
il loro intenso valore
riferimento e disegno
di coscienza reattiva
e col tuo timido dire
al moscio presente arriva
un rinnovato risveglio
forse da poche anime udito
ma sacrosanta è speranza
e desiderio più ardito
di tendere con orgoglio
all’umana uguaglianza.

Daniela,2016

Fabrizio Mitologico (Fabrizio De André VI) di Stephen Alcorn– The Alcorn Studio & Gallery (da Pinterest)

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Borbottìo vulcanico

Magma scuro che ribolle
in sulfureo olezzo
minaccia da sfiatatoi
sinistri e dormienti
un diabolico risveglio
e quello sfiatare
a singhiozzo ma continuo
come mosto che fermenta
già inquieta e rammenta
la grande energia
che siamo usi calpestare.
Daniela,2016

Photo by Paul Militaru _ See more at : https://photopaulm.com/

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Così la notte abbraccia il giorno

Con pigrizia affondata
tra tepore e morbidezze
che arrestano ogni pensiero
di interrompere il prezioso letargo,
assonnata e all’oscuro
del motivo del mio risveglio
avvolgo sul dito una ciocca
mentre idee vagheggiano
senza orientamento alcuno,
come sgraziate sonnambule
in una notte che si vuol protrarre
rubando ore al giorno.
Il caos mentale continua
e mi stordisce la mancanza
di una traccia nitida
degna d’attenzione,
nella penombra scruto l’ora
unita ai gradi esterni
scesi di gran passo sottozero.
Le palpebre richiudendosi
come richiamate all’ordine
da forza gravitazionale
a richiamare un sogno
più stimolante e gradito
han deciso che si riparte
per un nuovo viaggio a sopresa
senza bagagli e itinerari,
procedendo con qualunque mezzo
anarchicamente sognando
mentre notte e giorno
si abbracciano.
Daniela,gennaio 2016

Illustrazione di James R.Eads

James R.Eads-illustration