La scultura di Trentacoste

Domenico Trentacoste (Palermo,1859 – Firenze,1933) iniziò presto a mostrare il suo talento infatti da bambino faceva già disegni in chiaroscuro copiando dalle teste di Raffaello; l’arte dell’Antica Grecia di cui è ricco il Museo di Palermo lo influenzarono fortemente.Nel 1877 fu a Napoli ove l’influsso magico del Vesuvio,del golfo di Napoli e di Pompei rinnovarono in lui lo spirito artistico,ma arrivato in seguito a Firenze gli apparve tutto il genio artistico italiano,in particolare fu colpito dalle opere del primo rinascimento italiano. Perfetto sconosciuto iniziò i suoi primi busti che vennero notati dallo scultore nobile,tale barone di Gravillon che lo scelse per fargli modellare il suo,inoltre gli offrì di lavorare presso il suo studio.Nel 1882 riuscì finalmente ad avere uno studio proprio e grazie all’incontro con una nobildonna italiana dell’aristocrazia lombarda si introdusse poi a Parigi in ambienti frequentati da illustri personaggi del mondo della politica e della musica,letterati cantanti ed attori,e fra queste conoscenze ebbe commissionati alcuni ritratti.Ebbe fortuna anche in Inghilterra dove oltre a creare vari medaglioni in marmo e busti in bronzo strinse relazioni con Dicksee, Millais e Alma Tadema. Nel 1894 all’Esposizione internazionale di Vienna ottenne la medaglia d’oro e nello stesso anno scolpì “La Derelitta” esposto al Salon di Parigi di quell’anno che gli valse l’unico gran premio destinato alla scultura, opera acquistata poi dal Museo Revoltella di Trieste. Nel 1895 tornò in Italia e si stabilì definitivamente a Firenze.
Il suo carattere era timido e solitario e il suo pessimismo lo si riscontra in molte sue opere che rappresentano il dolore e il pianto,la melanconia, sentimenti che lo attraggono e a cui si abbandona.

Domenico Trentacoste, Caino (ca. 1903). Galleria d’Arte Moderna,Palermo

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Domenico Trentacoste, “Alla fonte”,dettaglio,1896

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Domenico Trentacoste “La Douleur”, 1910

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Domenico Trentacoste , “La Derelitta”,1893, Museo Revoltella, Trieste

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Domenico Trentacoste,” Nudo disteso”

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Resti tu

Resti tu
invisibile onda
a cui fiduciosa
mi affido
è un mare pacato
il tuo abbraccio
che sorregge
l’anima pericolante
intaccata dalle tragedie
del mondo impazzito
alma ingrigita
che di vendetta è digiuna
e non si vuol saziare
ma implora fine
senza mani giunte
a clima sì pestilente
chè l’uomo
per mostrare umanità
non abbisogna di divina
ma di cerebral materia.

Daniela Cerrato,2017

Scultura di Rogerio Timoteo,artista portoghese.

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Tutti buoni…

Tutti più buoni…
quasi obbligatorio
l’imperativo
del momento
ma quando spenti
i festoni brillanti
tornerà normalità
di collosa cordialità
rimarranno stelline
evanescenti
in special modo
fra parenti
che pur senza partir
diventeranno assenti

Daniela,2016

Scultura di Giuliano Vangi

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Le sculture di Patrick Dougherty

Patrick Dougherty originario dell’Oklahoma,nato nel 1945 crea delle piccoli ed enormi sculture intrecciando semplicemente dei rami. La passione per la natura unita ad indubbia abilità manuale gli hanno permesso d’inaugurare la prima mostra personale nel 1983 anche se i suoi studi universitari lo hanno formato su ben altre discipline.
Il suo lavoro si è rapidamente evoluto da singoli pezzi su piedistallo per opere ambientali verso una dimensione decisamente monumentale. Nel corso degli ultimi trent’anni, ha costruito oltre 250 opere e la sua fama è divenuta internazionale.
Le opere di Dougherty traggono spunto da nidi, bozzoli e tane costruite da animali, forme di capanne, mucchi di fieno,cesti, realizzati intrecciando rami e ramoscelli. Alcune opere sono ricavate lavorando direttamente alla fonte,cioè utilizzando e piegando alberelli coltivati che si traformano così in magnifiche opere naturali. Ovviamente fa parte di questo progetto artistico l’imprevedibilità, la crescita e la naturale distruzione della forma realizzata che dopo un certo tempo tornerà lentamente alla stato naturale primario.
Le sue opere sono molto apprezzate anche dai bambini che hanno modo di ritrovarsi all’interno di queste grandi forme aperte e articolate che diventano luogo di giochi e fantasticherie e sono decisamente più sorprendenti se osservate nel corso del tempo in divenire, nell’integrazione con l’ambiente e la ciclicità della natura.

(tutte le immagini delle opere di  Dougherty sono tratte dal web )

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Le opere di Darryl Cox

La bellezza di un’opera ovviamente non si giudica dalla cornice,ma in questo caso bisogna ricredersi.
Darryl Cox,artista dell’Oregon crea vere e proprie fusioni tra vecchie cornici e rami nodosi dando vita così a originali sculture da parete; un risultato sorprendente sia che le si osservi singolarmente (ognuna è diversa con particolari unici) che viste abbinate fra loro. Un modo personale di rappresentare la natura e la sua forza e la sua incredibile pazienza. Alcuni esempi li posto qui di seguito,se avete piacere di scoprire altro fate un giretto sul sito: http://fusionframesnw.com/#

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Salvador Dalì, San Giorgio e il dragone

La figura di San Giorgio uccisore di draghi è un mito inventato dalla mente umana che ha avuto un grande seguito offrendo ispirazione a numerosi artisti non solo per il culto diffuso nei confronti del santo ma soprattutto per la grande carica simbolica intrinseca ossia la lotta tra il bene e il male.
Il racconto originale fu elaborato da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, una collezione di vite di santi che ispirò numerose riproduzioni di carattere sacro.
Diversi artisti interpretarono nel corso dei secoli il racconto attenendosi più o meno alla leggenda dipendentemente dai loro stati emotivi e dai loro stili nel dare un apparenza di piena realtà alla scena finale e cioè il momento in cui il santo guerriero vince il mostro.
La rappresentazione scultorea di Dalvador Dalì è stata ideata nel 1977 e realizzata in bronzo con tecnica a cera persa e patina verde-marrone.

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Le sculture di Michael Talbot

Michael Talbot è un’artista inglese nato a Staffordshire nel 1959, che sin dalla scuola d’arte è rimasto affascinato dall’argilla che lo ha portato poi a svluppare gli studi dedicati alla ceramica e all’immagine figurativa.
L’ispirazione per i suoi lavori l’ha sempre catturata dalla forma umana e dal suo pathos; solitamente crea la scultura in creta originale per poi fonderla nel bronzo, finendo in modo unico ogni pezzo, e controllando personalmente l’intero procedimento riesce così a perfezionare l’immagine finale. La meraviglia e il fascino della scultura è la sua caratteristica di essere una forma solida che può essere vista, toccata e osservata a 360° pur tuttavia rimanendo un oggetto di puro spirito. Le sue opere rappresentano figure femminili tradizionali e ballerine dalle forme pulite e aggraziate che ben si adattano in ambienti molto diversi, da interni estremamente moderni a quelli molto classici.

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Il futuro – Julio Cortazàr

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle
sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti,
di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.
— Julio Cortazàr —

Auguste Rodin, L’uomo che cammina, Parigi, Museo Rodin

Auguste Rodin, L'uomo che cammina, Parigi, Musée Rodin