Il futuro – Julio Cortazàr

E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il “tutto completo” delle
sotterranee,
nei libri prestati e nell’arrivederci a domani.
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
nè ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti,
di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
nè qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
nè la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.
— Julio Cortazàr —

Auguste Rodin, L’uomo che cammina, Parigi, Museo Rodin

Auguste Rodin, L'uomo che cammina, Parigi, Musée Rodin

Ala cristallina

Come un’ala limpida
che il vento ha tornito
ed il cielo dipinto
avvolgi su te stessa
riflessi di rami e foglie
che in volo hai sfiorato
e come per abbracciar natura
in artistica fusione
conservi in te
l’eterno splendore
della celeste volta.

Daniela, Gennaio 2016

Takenouchi  Naoko,scultura in vetro soffiato con foglia di rame

vetro soffiato con foglia rame, sabbiato - Takenouchi, Naoko

Le sculture di Jacques Le Nantec

Jacques Le Nantec ,(vero nome Jacques Métayer) è uno scultore francese nato a Nantes nel 1940. Quasi come in una fiaba,all’età di tredici anni, ripristinò una statuetta rotta e scoprì la passione per la scultura.
Nell’ottobre del 1957, ad Annecy espose le sue prime quindici opere, tra cui due a grandezza naturale.
Per vivere e finanziare le sue sculture, si è adattato ad esser decoratore, designer e disegnatore di fumetti per la rivista Spirou, e modellatore di statue di cera. Autodidatta, ha persistito e affiancato il suo lavoro e la sua passione per la scultura allo studio dell’anatomia.
Ha eseguito numerosi busti, per clienti privati, che gli hanno permesso una certa tranquillità con l’aiuto e l’appoggio del suocero, Jean-Roger Kauffmann, che fu suo protettore nei primi anni.
Le sue sculture,quasi tutte in bronzo,sono armoniche rappresentazioni di emozioni vive, in un dinamismo che le rende affascinanti e ricche di attrattiva.Jacques_Le_Nantec_sculptures _ artodyssey (1)

Jacques_Le_Nantec

Jacques_Le_Nantec

Jacques_Le_Nantec

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Jacques Le Nantec. Busto di Catherine 1959

Netsuke, piccole simpatiche sculture

Il Netsuke (si legge “netske”) etimologicamente significa “radice che fissa”, ed è probabile che in origine questo accessorio fosse soltanto un pezzo di legno sommariamente lavorato, ma accuratamente levigato per non sciupare la seta dell’obi, la fascia avvolta come una cintura sul kimono.
Molto presto però, grazie alla loro innata raffinatezza, i giapponesi trasformarono questo ciondolo in una scultura miniaturizzata. I fabbricanti di articoli religiosi furono, pare, i primi a offrire alla loro clientela delle figurine che servivano come netsuke.
Poi il tema favorito dagli scultori di netsuke divenne il mondo animale. Contrariamente all’opinione occidentale, nell’ottica giapponese non esistono bestie considerate vili e altre nobili. Per questo motivo ci sono netsuke a forma di topo di piovra, questo mollusco pare fosse considerato in Estremo Oriente come il simbolo erotico per eccellenza. Accanto alla fauna aborigena reale, raffigurata con uno stile naturalista, si trovano anche delle specie fantastiche come il “kiriu”, una sorta di dragone derivato dal folclore cinese, oppure il “shishi”, mezzo leone e mezzo cane, che tiene in bocca una sfera che la destrezza degli artigiani ha saputo rendere mobile. Più tardi infine vennero rappresentati anche gli oggetti domestici più comuni e ogni sorta di vegetali. Queste statuette, di 5 o 6 cm in media, sono lavorate per lo più in legno di bosso, cipresso, sandalo, ebano, ciliegio, oppure in avorio,corno,giada e altre pietre dure.
Quest’arte orientale è culminante tra il 1750 e il 1850. Su circa 3.000 firme finora identificate, solo alcune dozzine appartengono ad artisti autentici.
Numerosi scultori tra i più importanti e i più antichi, però, non hanno mai firmato le loro opere, mentre altri si attribuivano la paternità di lavori eseguiti in realtà dai loro stessi allievi. Perciò per i collezionisti è meglio giudicare un’opera di per se stessa e non per la firma.
In giro per il mondo ci sono varie collezioni di netsuke: al Museo Baur di Ginevra, al Musée d’Enner a Parigi,al British Museum e al Victoria and Albert Museum di Londra. In Italia c’è una importante collezione al Museo d’Arte Orientale di Ca’ Pesaro a Venezia,altre collezioni si trovano al Museo d’Arte Orientale di Genova e al Museo Poldi Pezzoli a Milano.

Alcuni esempi di netsuke in avorio

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fox netsuke

netsuke a tigre

Altri esempi di netsuke in legno

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Le sculture di Michael Wilkinson

Michael Wilkinson è lo scultore figurativo utilizzatore di materiale acrilico attualmente più importante.Ha creato uno stile apprezzato per bellezza e fascino universale.
La sua arte pur rimanendo nela tradizione romantica e classica è influenzata dall’estetica giapponese ed è indubbiamente contemporanea. I suoi tempi sono senza tempo e sono improntati da una visione espressiva originale.
Wilkinson ritrae la bellezza fisica e spirituale maschile e femminile e i  momenti significativi della vita.

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Dalle rime di Cino Da Pistoia

 

Veduto han gli occhi miei si bella cosa,

che dentro dal mio cor dipinta l’hanno

e se per veder lei tuttor no stanno,

infin che non la trovan non han posa;

e fatt’han l’alma mia sì amorosa,

che tutto corro in amoroso affanno,

e quando col suo sguardo scontro fanno,

toccan lo cor che sovra’l ciel gir osa.

Fanno li occhi a lo mio core scorta,

fermandol ne la fè d’amor più forte,

quando riguardan lo su’ novo viso;

e tanto passa in su’ desiar fiso,

che’l dolce imaginar li darìa morte,

sed’ e’ non fosse Amor che lo conforta.

Scultura di Eva Antonini

Eva Antonini

 

 

Le sculture di Malvina Hoffman (1885-1966)

Malvina Hoffman è stata una scultrice statunitense, figlia del pianista Richard Hoffman. Fin da piccola si dedicò alla scultura. Nel 1910 si trasferì a Parigi e divienne allieva di Auguste Rodin.
La sua bravura la mostrò nelle  sculture-rappresentazioni della leggendaria ballerina russa Anna Pavlova (1881-1931). L’ispirazione della Hoffman per creare questi raffinati pannelli nacque dopo aver assistito ad una performance dei ballerini russi Anna Pavlova e Mikhail Mordkin nel balletto ‘Baccanale Autunnale’ Op. 67 di Alexander Glazunov a Londra. Dopo il ritorno a Parigi, la Hoffman convinse il suo mentore di permetterle di lavorare sulla serie, piuttosto che concentrarsi sulle commissioni ritratto più ordinarie.

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Inno a Venere (Lucrezio, De rerum natura )

“O genitrice degli Eneadi, godimento degli uomini e degli dei,

divina Venere, che sotto i segni mutevoli del cielo

il mare che sostiene le navi e le terre che producono i raccolti

vivifichi, perché grazie a te ogni genere di viventi

viene concepito e giunge a visitare, una volta nato, i lumi del sole:

te, dea, te fuggono i venti, te le nubi del cielo

e il tuo arrivo, sotto di te la terra operosa soavi

fiori distende, a te sorridono le distese del mare

e, rasserenato, il cielo risplende di luce diffusa.

Infatti non appena si è manifestato l’aspetto primaverile del giorno

e, dischiusasi, prende vigore l’aura generatrice di favonio,

prima di tutto gli uccelli dell’aria te, o dea, e il tuo

ingresso segnalano, risvegliati nei cuori dalla tua forza.

Quindi fiere le greggi balzano attraverso i pascoli rigogliosi

e attraversano a nuoto i fiumi vorticosi: a tal punto, colto dalla bellezza,

ciascuno ti segue con desiderio dove ti accingi a condurlo.

Infine per mari e monti e fiumi impetuosi

e frondose case di uccelli e campagne verdeggianti

in tutti infondendo nei petti un dolce amore

fai sì che con desiderio, genere per genere, propaghino le specie.

E poiché tu sola governi la natura delle cose

né senza te alle luminose sponde della luce alcunché

sorge né si produce alcunché di lieto né di amabile,

desidero che tu sia collaboratrice per scrivere i versi

che io sulla natura delle cose tento di comporre

per il nostro Memmiade, che tu, o dea, in ogni occasione

hai voluto si distinguesse dotato di tutte le qualità.

Per cui a maggior ragione dà, o divina, eterna bellezza alle parole.

Fai in modo che frattanto i feroci effetti della milizia

per i mari e le terre tutte riposino assopiti.

Infatti tu sola puoi con la tranquilla pace aiutare

i mortali, poiché i feroci effetti della guerra Marte

signore delle armi gestisce, lui che spesso nel tuo grembo si

getta sconfitto dall’eterna ferita di amore,

e così guardando in alto con il tenero collo ripiegato

soddisfa gli sguardi avidi di amore stando a bocca aperta verso di te, dea,

e dal tuo volto non si stacca il respiro di lui che giace.

Tu, o dea, col tuo corpo santo sopra di lui che giace

stando abbracciata, soavi parole dalla bocca

effondi chiedendo per i Romani, o divina, una pace serena.

Infatti né noi in questo momento turbolento della patria

possiamo vivere con animo sereno né la gloriosa discendenza di Memmio

in tali situazioni può mancare al bene comune.”

La Venere callipigia, Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

DIA 041

Gli autori classici hanno scritto versi di una bellezza sconvolgente; spesso accantonati, dopo il periodo scolastico vengono riscoperti con occhi nuovi dopo diversi anni.

E regalano intense emozioni.