Note sensoriali

Il bosco in autunno
è scenario brillante
forza cromatica, effervescenza
di profumi penetranti,
effluvio intrigante
che sprigiona note di vita
di licheni e marcescenze
di humus ravvivato
dalla recente pioggia,
testoline di funghi
a siluro o ad ombrello,
castagne sprigionate da ricci
caduti ad aguzzare terreno,
fiori minuti ma resistenti
al clima per favorita ubicazione;
e come scritto nelle migliori fiabe
c’è sensazione di presenze,
di spiritelli invisibili
che si dileguano scocciati,
disturbati dagli umani passi grevi
e da voci di cani sguinzagliati
a sfogare i loro entusiasmi
nell’inseguire qualche animaletto
sfuggito all’umana attenzione.
E tra i sentieri un intreccio di incanti
di fruscii che solo l’udito fino,
che vuol seguirli sino a loro scomparsa, ascolta.
Entra nel cuore la naturale magìa, ancora una volta…

Daniela Cerrato, 2017

 

 

 

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Pioggia

Incessante e canora la pioggia
sfoga il canto sull’erba imberbe
forma paziente goccia dopo goccia
su superficie terrena dal niente
piccola pozza in cui a doccia
acqua inizia a pigolar con voce
più tintinnante e vivace
e dir non so quanto mi piace
ascoltar musica di siffatte note
non mi indispone anzi è capace
di rinfrescar il mio spirito
oltre che l’aria, scende incessante
e la pozza s’allarga, si espande
ad anelli che traboccando
scivolano giù per la discesa;
fresco liquido chiacchiericcio
che ascolto a orecchia tesa
sin che terreno pregno e umidiccio
libera quell’inconfondibile petricore
che dalle nari immediato infonde
al permeabile animo il selvatico umore
chiudo gli occhi e provo ad immaginare
una radura un bosco una foresta
qualcosa che mi faccia rammentare
che pioggia è energia pura e manifesta.

Daniela Cerrato, 2017                                                           immagine da web

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Mestizia

La mestizia è signora di questi giorni
mentre si percorrono i lunghi viali
di tombe ordinate tra scuri cipressi
smilzi compagni gli unici rimasti
di alcune lapidi rovinate e dismesse
lasciate all’incuria ossia a se stesse
tra fiori di tessuto stinti e sporchi
ed iscrizioni cadute d’ormai ignoti morti.
Tra marmoree pareti fitte di nomi e date
lo sguardo si disperde tra mezzi busti
ma d’istinto incrocia la foto d’una bimba
volata in cielo da oltre dieci lustri
il viso di profilo non concede sembianze
s’intravede sulla ceramica sfumata
una testa piccina coi capelli ordinati
da grande nastro e fiocco appariscente
niveo quanto la sua veste innocente,
visse tre anni e fulminee son state
le sue giornate di pianto e risate
da allora spensierata vaga e corre
nei giocosi parchi dell’eternità.
Più avanti seminascosto un gatto
bianco con macchia grigia sul muso
mi scruta impettito e curioso
da fermo insegue il mio cammino
lo fisso e mi fastidia il vederlo
senza calore di carezze e vitali certezze
poi imbocco altro viale e ripenso invero
su quanto visto e spontaneo il pensiero
collega il felino alla sfortunata bimba.
Non chiedete il senso nè il come nè il  perchè
forse non lo so neppur io, così è…

Daniela, 2016

cim-mon-milano

Nella foto: particolare di una tomba del Cimitero Monumentale di Milano