sul senso svanito delle feste

C’è un inquietudine percepita nella sobrietà di luci in questo annuale passaggio consueto di calendario. Non parlo certo dei centri commerciali, la cui atmosfera non mi interessa e non pratico per ragioni diverse, ma di quell’anima cittadina che fibrilla quando dicembre ci presenta il conto finale. Ed è come tastare il mio stesso polso che non accelera al pensiero di lustrini e fiocchi dorati che saldano pacchetti e auguri sacrificati o ipocriti; questo sottotono, peraltro pienamente previsto è alimentato da un comune sentimento che si legge sui volti, disegnati dalla preoccupazione per un futuro a breve che non apre a orizzonti migliori. E forse è per questo che, passando sotto portici dove i negozi espongono merce che cozza con le possibilità di molti, un volume sparato a palla ti ricorda che è natale con canzoni e spot pubblicitari assordanti di scarsa presa. Anche la pista di pattinaggio all’aperto è tristemente deserta rispetto a qualche anno fa e le fa compagnia una giostrina che nelle ore meno fredde permette ai bimbi la possibilità di viaggiare a dorso di cavallini bianchi e carrozze che li conducono per qualche minuto lontano dalla realtà adulta. E guardandoli in viso, mentre girano aggrappati al sogno con un sorriso incontaminato, mi rammentano ricordi di festività lontane, quando gli umori erano più distesi e le occasioni di festa avevano un senso. Perciò cari bambini, non scendete dalla vostra giostra scanzonata, immaginatevi damigelle, fatine, principi e cavalieri di un mondo migliore nel vostro magico mondo, l’unico che consente una risata piena e sincera; che il natale sia per voi colorato e luccicante come l’albero addobbato con sfere e stelle iridescenti, un microcosmo immaginario appeso con fili argentati a un sempreverde, che col passar degli anni non si ha poi più voglia di prelevare dalla soffitta. Di sempreverde rimane la speranza di un imprevisto opportuno che dia una svolta, che consapevolezza e capacità di giudizio unito a coraggio ci faccia diventare tutti cavalieri, dame comprese, in difesa del nostro futuro, prima che si dissolva del tutto anche il ricordo del senso anche ludico della vita. Lo auguro ad Azzurra che è appena entrata a far parte della parentela acquisita ma non solo a lei, a tutti i bimbi del mondo che meritano di avere dinanzi a loro prospettive diverse da quelle attuali. Forse sarebbe il regalo migliore che noi adulti possiamo fare loro.
– Daniela Cerrato

Strada viva

La chiamavano da sempre strada viva
quel sentiero di mezza collina
che iniziava a scendere all’angolo
di una casa da poco abbandonata,
fiori perenni nel giardino cintato
mostravano ancora il gusto
di chi l’aveva abitata.
La percorsi, tutta, d’improvviso,
un dì che pioveva a secchiate
ebbra di rabbia trattenuta,
sfogai la foga con passi decisi
a tratti scivolosi, in un sottile
giacchino a cappuccio che dopo poco
iniziò a stingere il vivo colore.
Rivoli fucsia gocciolavano rigando
le mani fradice, incapaci di asciugare
il viso, grondante lacrime e pioggia,
la vista annebbiata non fermava
il cammino che proseguiva
con un’ energia cinetica potente,
non so quanto fango calpestai
ma dopo un restringimento della strada
mi trovai di fronte a un campo limitato
dall’asfalto di una provinciale.
Ripercorsi a ritroso, stavolta in salita,
il sentiero divenuto rigagnolo notando
qualche sprazzo di luce che apriva
il fronte di nubi cupe, la pioggia
s’era fatta quieta, i passi più lenti
non più a testa bassa, osservavo
che la terra, i prati erano zuppi
quanto me, vidi le casette delle api
dipinte coi colori dei fiori di campo,
ormai schiacciati e uniformati al verde
e più avanti scorsi  nel fossato  a lato
le raganelle che guizzavano  allegre.
Forse era quello il vero senso
del nome curioso della stradina,
non viva perchè nuda e a vista
ma simbolo di energia, di natura pregna.
Con animo buio ma alleggerito
raggiunsi i vestiti asciutti
e un sole che faceva capolino.

Daniela Cerrato, 2017
Heftiger Regen hat eingesetzt