Prima che sia brace

Quando lacrima stinge
dai vetri l’opaca condensa,
quando il freddo
dipinge silenzi sui rami,
odi ancestrali richiami
dal camino che scoppietta
in rossastre faville
e dispensa calore
dai ceppi scuri.
Le lingue d’ombre sui muri
proiettate tra fioca luce
sono  magri fantasmi
che si agitano nervosi,
pare chiedano altra legna
come bimbi freddolosi,
perchè non si estingua
la loro macabra danza.
Malìa di fiamma,

calor di materno ventre,
carezza lieve nella sera…
l’odore di quel fuoco,
le sue movenze leggiadre,
l’aranciata atmosfera,
sono ipnotico gioco
che conduce alla notte.
Raccontami una storia
prima che diventi brace.

Daniela Cerrato, 2017

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Intimo sfizio

Galleggia il pensier mio
nell’aria della sera,
come foglia d’arido autunno
che s’abbevera cadendo
e alla fonte si specchia
per un intimo sfizio;
di lieve canto è l’inizio
d’amor che non invecchia,
anzi s’espande trasalendo
ed ogni vibrazione è cenno
che il desìo non è chimera
e il cuor tuo incanta il mio.

-Daniela Cerrato, 2017

(immagine: “Urban fall” by Bomb Creator-Deviantart)

fontana e foglia

Ekfrasis, su fotografia di Tiferett

La luce vive
gli estremi ritagli del giorno
segnati da imperturbabile quiete
e  descrive,

abbandonandosi languida,
l’abbraccio della sera.
Placidamente attende
l’ accresciuta oscurità
nel grembo della terra
che raccoglie il lacustre specchio;
da lì le note più romantiche

saliranno verso la luna
che intenerita,
favorirà l’opportuna situazione
per intimità sospirate e tremanti,
audaci complicità di cuori amanti

attratti da sì velata seduzione.

Daniela Cerrato, 2017

Foto di Tiferett “La luce vive”  da https://tiferett.wordpress.com/2017/07/21/la-luce-vive/

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Sulle note del tuo profumo

Quei tre pini allineati di media grandezza parevano gemelli, le loro teste si sfioravano e da una certa distanza creavano l’effetto ottico di un’unica chioma con tre sottili tronchi. Sentinelle sulla riva del piccolo lago che di sera diveniva una darsena di silenzio, in cui una famiglia di anatre traeva frescura, protetta da una semioscurità in cui si perdeva la pennuta scia. Il cielo striato del tramonto conferiva alla superficie, in parte illuminata dalla luna, riflessi caldi e variegati. In attesa della sensualità della notte lo spettacolo era lì, si offriva a noi, nella sua naturale magnificenza, cartolina animata che mi è rimasta nel cuore, intatta, sino ai bordi. Era di giugno, era il millenovecentonovantanove e l’aria raccoglieva le note del tuo profumo che aveva il nome della città eterna.

Daniela Cerrato, 2017

Giunta sera

Spenta più volte in acqua la calura del giorno, infierisce ancora il torrido clima,
e benchè sera, l’aria, se non artificiale, evoca lontane terre africane.
Nel cielo biancastro qualche uccello in uscita vespertina si libra in volo e allieta col suo canto il giardino che pareva inanimato.
Le finestre spalancate paiono bocche assetate di freschezza, ma la pioggia non dà alcun cenno di passaggio, nemmeno per domani.

Daniela Cerrato, 2017

Colori in laguna

Verso sera in laguna
si riflettono sull’acqua
tinte forti che paiono
striature dei preziosi
cristalli soffiati di Murano,
il multilingue vociare diurno
si placa per le calli
incassate tra i palazzi
che raccontano storie
millenarie e al soffio
del grecale aumenta il rollìo
delle barche ormeggiate,
dondolano alcune gondole,
cullandosi al romantico
eco di amorevoli sospiri
e altre sfilano ancora,
sotto i ponti dei canali,
affascinate dalla luna
che richiama la notte.

Daniela Cerrato, 2017

Carlo Carrà ( 1881-1966), Venezia, 1907.

Carlo Carrà (Italian, 1881-1966), Venezia, 1907.

Dopo lunga attesa

Con docile brezza saluta la sera
in un quadrante di cielo
dai toni azzurro rosati
chiazzato da sbuffi biancastri
che sovrasta le onde di cui s’ode
lo scandire terapeutico
un mormorìo gentile discreto
che scema in lingue silenti
sfumando quasi gassoso verso riva
e quello sciabordìo ritmico
nella sua alternata intensità
solletica le nostre menti
e le gambe ignude distese
in divertita sfida già persa
ma giacchè tra le risa cercata
sempre si gode dell’antico gioco
cui è impossibile trattenersi
meccanismo istintivo,sacro rito
doveroso saluto al talassico elemento
così dopo mesi di forzato distacco
onoriamo la sua sovrumana ospitalità
imprimendo transitorie tracce
sulla rena divenuta diario aperto
in cui tracciare primordiale simbologia
immutata universale e seppur non indelebile
nella sua impermanenza è volontà precisa
di rinnovare al mare l’immensa devozione.

Daniela Cerrato,2017

Dipinto di Joaquin Sorolla Y Bastida

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Caldo ritrovo

Gialla polenta
tavola contadina
fumanti piatti
e fiati stanchi,
nella modesta cucina
profumo di spezzatino
ribollito a dovere
su ghisa rovente
fra antico piacere
di narrar la giornata
e curiosi aneddoti
di vecchia data
tra scacchi vermigli
di un’allegra tovaglia
su cui sorride la cena,
la sera ha due braccia
che accolgono calde
le forze in pausa
sin che il domani
le richiamerà in causa,
un bicchiere di rosso
ritempra lo spirito
la fatica che è addosso
lentamente si placa
e la notte è anelito.

Daniela Cerrato,2017

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Cielo benevolo

Brulicano i pensieri
proprio mentre il giorno
scema verso il tramonto
son proiettati fuori
oltre la finestra chiusa
decompressi dalla mente
che li ha sinora frenati
si sciolgono come cirri
cui il vento ne muta
l’originale aspetto
per plasmarli in nuove forme
reali o surreali, nomadi
del cielo che ne ingloba
magneticamente il nesso,
così da svuotarmi l’animo
del loro opprimente peso
e quel rossastro colore
che l’orizzonte assume
pare un lontano incendio
in cui  inceneriscono arsi.

Daniela Cerrato,2017

Fotografia di Luca Moglia

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