Scampanìo

Chiocce reclamano
i pargoli assenti,
urlano, si sgolano,
a battacchi battenti

poi vien fioca la voce
fino al silenzio finale
l’ultima nota non nuoce
è a basso impatto tonale.

– Daniela Cerrato

immagine da web

campane

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Ombra amica

Ombra amica, gemella silenziosa
in cui tua sagoma osservi,
con cui sino a sua noia conversi,
ti segue in virtù di fedele confidente
anche quando non ti soffre
e meriteresti  rinsaventi sberle,
piccole grandi soddisfazioni
nei tuoi riguardi si prenderebbe
se di lingua facesse uso,

quanti sassolini dalle scarpe
leverebbe se non fosse a piè nudo,
certo non approverebbe
ogni tuo gesto, mentre in abuso
tu fai di sua bontà tacito assenso
e la adori per quel suo non dire,
unico essere che non ti potrà tradire
dotata com’è di sano buonsenso.

Daniela Cerrato, 2017

Foto di © Peter Martin, 1951

Peter Martin, 1951

Il suono del sistro

Parole interrotte, sillabe mute
strozzate dal bacio,
domina il cuore
in un silenzio fecondo,
indugi disciolti tra chiome slegate,
spalle ignude, seni offerti,
brivido trasmesso perdura
oltre il desiderio stemperato sulle labbra
in un tempo dilatato, senza arresto.
La carne esulta, l’anima vola
in dimensioni lontane, sfiora l’eternità
e nell’inebriante sinergia dei sensi
si ode il suono del divino sistro.

Daniela Cerrato, 2017

Nefertari con in mano un sistro, Abul Simbel

Nefartari-tenant-un-sistre-a-Abou-Simbel

La risposta della Luna

( I versi di una nota canzone recitano :  “Se c’è qualcosa che non ti va, dillo alla luna…” )

E la luna, chiamata in causa
un’altra volta, sciolse
il suo silenzio e disse:
” Ed io, da tempo immemorabile
carica di desideri riflessi,
sento il peso dei secoli, dei pianti
di tanti cuori accesi, come ceri,
spenti dal vento o dal tempo,
e a pensare a fiducie in me riposte
che non hanno avuto risposte
l’animo mi duole, poichè in fondo,
non sono mica come credete a tutto tondo!
Limitata son pur io che dell’universo
possiedo un posticino ch’è un punto perso”

– Daniela Cerrato, 2017

 

Riporto qui in calce il testo della canzone di Vasco Rossi “Dillo alla luna”, 1989

Guardami quando mi parli
guarda se è vero…
Guardami quando mi parli,
guarda se tremo…
Smettila di parlare
guardando il muro,
e se qualcosa mi devi dire,
dimmelo duro!
Guardala in faccia la realtà
e quando è dura…
sarà sfortuna, sfortuna…
Guardala in faccia la realtà,
è più sicura
guardala in faccia la realtà,
è meno dura,
se c’è qualcosa che non ti va
dillo alla Luna…
può darsi che “porti fortuna”!
Dillo alla Luna…
Guardami in faccia quando mi parli
se sei sincera,
se non mi guardi quando mi parli
non sei sicura…
La voglio in faccia la verità
e se sarà dura
la chiamerò sfortuna.
Maledetta sfortuna!

Dune

Fino al prossimo sibilo di vento
mi lascio violentare
dall’enormità del silenzio,
m’attraversa uno stato
di beatitudine mai provata,
stringo fra i pugni
la sabbia che, in sosta, resta
in attesa di nuova tempesta.

Osservo il paesaggio
che spesso si modifica
senza stravolgere i connotati,
sinuose rotondità tracciano
volumi in perfetta armonia,
sino al remoto orizzonte,
avverto da qui la sintonia
tra il Nulla e il Tutto.

Daniela Cerrato

Amenità

Nel ritaglio del giorno
abbracciato da luce
ed ombra, la solitudine
trova il suo nido eletto
accogliente e serafico,
la carezza della penombra
attenua il caldo stagionale,
invita i pensieri a trovare
armonia, l’occhio è statico,
in odore di leggera ipnosi,
imperturbabile su un’oggetto;
si fa strada la chiarezza
ferma e precisa di un’idea
abbozzata ore addietro,
dalla finestra accostata
non s’ode voce, sì che pare
tutto dorma, una quiete
quasi notturna e surreale
mi risana, l’occhio divaga
sullo spicchio d’azzurrità
che trapela tra gli scuri
e vola alta la fantasia
oltre il limite dei muri.

Daniela Cerrato, 2017

Fotografia di Robert Mapplethorpe, “Fiori”

Robert Mapplethorpe fiori

Ascoltando il silenzio

In paese è calato il silenzio
del mezzodì a finestre ancora chiuse
giunto con l’anticipo di un’ora
tornato a esibire la sua veste estiva

un silenzio quasi innaturale
nel caldo umido di una primavera
che tarda a scaldare la freddezza
delle poche anime accigliate all’aperto.

In paese è calato il silenzio
di un Novecento fuggito lasciando
le sue eleganti antiche insegne
che mostrano il viso per memoria

di botteghe storiche chiuse da tempo
cui restano ingiallite tracce
e muri scrostati che piangono
un abbandono annunciato.

In paese è calato il silenzio
un silenzio che sa di commiato.

– Daniela Cerrato,2017
Fotografia di Daniela Cerrato

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Silenzio inusuale

E’ un giorno qualsiasi
senza grane od evviva
cupo il cielo
che anticipa la sera
e nella penombra
sulla scrivania
i testi più sfogliati
pronti in bella vista
colmi di rimandi,
accanto alla rubrica
il geco di Gaudì
in fredda ceramica
fa il suo dovere
trattenendo biglietti
cenni e pensieri
che attendono forma
sintesi o espansione.
Mi attrae invitante
un silenzio inusuale
che accorpa ogni cosa
mi siedo e lo ascolto
suggerirmi un preludio
che il nero inchiostro
riporta sulla carta mentre
tra una pausa e una ripresa
la gatta struscia e fa le fusa.

Daniela Cerrato,2017

Pablo Picasso ,” Studio with Plaster Head”,1925.

pablo-picasso-studio-with-plaster-head-juan-les-pins-summer-1925

Orme

Lenti passi
diventano orme solitarie
nel soffice manto
gli occhi  sbucano
tra sciarpa e berretto
e spaziano osservando
ameno paesaggio
catturo il silenzio
del parco deserto
l’ uniformità di toni
tra cielo e terra,
mani guantate
al riparo nelle tasche
un respiro vaporoso
tra la quiete
di pensieri assopiti
alternati agli sfumati
sogni della notte
e un pettirosso
che pare smarrito
spezza il soliloquio mentale
…raddoppia il silenzio…
proseguo osservando
la sua indecisione
ed affondo in passi
che reputo molesti
poichè spezzano la magia
di un nitore compatto.

Daniela Cerrato,2017

Photo by Paul Militaru,”Steps and shadows”

steps-and-shadows

Nebbia

Nebbia bassa fitta
pare interminabile
si distinguono
solo sagome
da indovinare
come in un quiz
senza premio
sensazione del nulla
e al contempo smisurato
invito alla pigrizia
che si stralcia
alla prima idea
di meglio da fare,
un fischio di treno
giunge sordo
nel silenzio innaturale.
Coltre spessa
stamane come iersera
occorre spezzare indugio
immaginare la giornata
nei colori che non mostra
e veder come gira
anche oggi la giostra.
Daniela,2016

immagine da web

nebbia