Cambio d’abito

Stanotte hai cangiato abito,
infranto la prolungata arsura
inumidito terra e labbra,
s’è attenuata l’energia pura
ora hai fiato fresco da soffiare
dopo risonanti turbolenze del cielo.
Gioisco della tua benevolenza
bella signora dal verde vestito,
non così tanto se già fuggi via,
dunque resta ancora qui, nei pressi
dammi tempo per adeguarmi all’idea
della tua inevitabile partenza,
chè nonostante sudati solleoni
è sì gradevole ogni tua sembianza.
D’insofferenza, ch’è umano difetto,
perdona ogni sgarbata ingratitudine,
è abitudine  se col cielo borbottiamo,
innalziamo verso sua immensità
ogni momentanea intolleranza,
ma cara estate, tu ci conosci ormai,
pure con l’inverno ci spazientiremo
e il freddo ci condurrà a rinnovati lai.

Daniela Cerrato, 2017

Art by Nils Gleyen

Nils Gleyen

 

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Aria di temporale

Le vie del cielo questa sera
sono cupe, simili all’asfalto
del terreno, e dai borbottii
che si avvertono in remoto,
voci cavernose e lugubri,
pare presagio di finimondo.
Anche i cani irrequieti
guaiscono senza motivo, o forse
col loro istinto avvertono l’arrivo
di fulmini e saette; anche il pino
del giardino ha l’aria mesta
e dondola la cima indispettito
dall’aria fredda e umida ch’è desta.
Serata da coprifuoco, quasi autunnale
e che dire di questo maggio…
pare proprio sia messo male!

Daniela Cerrato, 2017

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L’ultima prova

Tenaci superstiti
nella loro ormai cupa
autunnale veste,
maliconiche nel ricordo
di un’estate lontana,
le fragili foglie
di gelo avvolte
soccombono al rigore
del severo inverno,
gravandosi del peso
di un bianco manto
come ultima prova
di natural resistenza.

Daniela,gennaio 2016

Fotografia di Paul Militaru,”Winter has finally come”

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Il lido ora riposa

E il lido ora riposa,
lettini e sdraio
imbrattati di olio solare
vengono messi a dimora,
ombrelloni rimossi e chiusi
nei loro accesi colori
attendono una nuova stagione.
Permanenti e vistosi tatuaggi
torneranno a celarsi
su bicipiti di bagnini
e animatori esausti,
il profumo del cocco fresco
diffuso per chilometri di costa
sarà presto un vago ricordo.
La sabbia calpestata
da migliaia di infradito
floreali ed etnici pareo
e pantaloncini fantasiosi
non è più arroventata
dal sole e da mozziconi buttati.
Rimangono buche e montagnole
sparsi sull’umida rena,
giochi qua e là abbandonati
da bimbi che ritornano
a riempire quaderni e lavagne
con gli occhi saturi
dell’azzurro moto ondoso.
Le barche nel porticciolo
dai nomi più curiosi
ondeggiano rollando nel silenzio
e pacate voci di vecchi pescatori
contrastano con l’assordante fracasso
della stagione balneare.
Loro hanno il mare nell’anima
conoscono i suoi misteri
ne ascoltano il mutare lento
in ogni periodo dell’anno,
lo rispettano timorosi
dei suoi immensi pericoli
e ne amano la generosità.
Tra alte e basse maree
i gabbiani planano tranquilli
e mentre si smorzano suoni e colori
il profumo di salsedine
s’intensifica tra le onde che sussurrano;
il lido mesto e taciturno
si mette in ascolto.

Daniela,21 settembre 2015

“Tellaro”,foto del 1980  di Luigi Ghirri (1943 – 1992)

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