Angelo custode

Ma dove sei fuggito,
da quanto manca
il tuo occhio vigile
custode attento alle mie spalle?
il tuo silenzio non è riserbo
ma assenza preoccupante,
forse ti sei tediato
di sorvegliare i miei giorni
o non hai gradito una voce
pronunciata tra l’ira
e la stanchezza…
palpabile la tua mancanza
la luce si converte in ombra,
ciò che è liscio par sempre ruvido,
e la storta luna non mi s’addice,
c’è aura di apatìa inconcludente
desiderio di temporanea letargìa
rimedio dal Caos, unica terapia.
Forse anche tu hai chiuso le ali
sul volto stanco, ti sei assopito
per non appestare l’anima tua
con stortura e livore umano,
purtroppo ormai pane quotidiano
che ruota anche attorno a chi
per indole ne prende distanza.
O chissà, forse assai più pimpante
sei insieme ad angeli tuoi pari,
su una nuvola , attivo astante
a far sciopero ad oltranza
per questa umanità impazzita
tormentata da sua stessa sostanza.

Daniela Cerrato, 2017

nell’immagine una scultura di Ed Elliott

scultura giardino greer angelo scultore ed elliott

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Intensità

Incandescenti intensità
dita che affondano,
nella carnale creta,
recettore plasmabile
di tattili creazioni,
sensibile e resistente
al passionale abuso,
epidermide che sigilla
un inconsolabile tormento
quando manca di tuo spirto
pur la minima espressione,
una parola che scivola
su pelle quale unguento,
uno sguardo, una piega del viso,
la passante soave carezza
sulle ali d’un messaggio inatteso
che spezza il vuoto più indecente.

Daniela Cerrato, 2017

Photo by © Connie Imboden Untitled , 1990

Connie Imboden Untitled , 1990

Calypso

Sgorgate o lacrime
sull’intristito volto
che d’eterna bellezza
è superfluo emblema
sfogate la rabbia
la profonda tristezza
per sì amaro destino
bruciate con umido sale
le ferite riaperte
ogni qualvolta
che un fiero sguardo
si abbandona nel mio
continuo è lo strazio
di veder ripartire
dal suolo di Ogigia
un paladino del cuore.
La sorte ha tessuto
per volontà divina
trama nefasta
per il mio povero cuore
occhi miei piangete!
nessuno potrà esaudire
il desìo d’eterno amore
del mio animo affranto
l’ amor che da lontano giunse
s’è mutato in dolente pianto
e se mia preghiera non valse
raggiungetelo almeno voi
calde lacrime sparse
nell’ostile mare agitato.

Daniela,2016

George Hitchcock, “Calypso” , 1906

calypso-olio-su-tela-di-george-hitchcock-1906

Infida melanconia

Giungi sempre d’improvviso
infida dama dai tristi panni
prendi alloggio nel mio animo
senza attendere un consenso
il cor mio ospital s’arrende
ogni volta al tuo bisogno
di trovare luogo adatto
per sfogare uggioso lagno.
Si propaga in grande fretta
quel tormento conosciuto
mal sì dolce e lacrimoso
par non veda via d’uscita
ma dentro me una forza grida
più non posso tollerare
tal cupezza devo sfrattare.
M’alzo e muovo veloci passi
verso orizzonti di letizia
non vorrei ti conficcassi
qual spillo che fianco sevizia

Daniela,2016 ___ Dipinto di Louis Jean Francois Lagrenee (1725-1805)

louis-jean-francois-lagrenee-1725-1805-melancholy

 

Occhi spenti

Una vita ad occhi spenti
digiuna di luci ed ombre,
in cui si affidano emozioni
ai suoni e alle voci
ai profumi agli odori
alle vibrazioni
e sensazioni tattili
che si affinano a dismisura
in una iperattività
da compensazione;
ciechi si nasce
o si diviene.
Il valore immenso
di un dono prezioso
è scontato se presente
ma in perenne oscurità
la bellezza della vita
è deturpata dall’assenza
di visioni emozionali,
forzatamente immaginate
attraverso occhi altrui.
Quale rassegnato tormento
l’ammirazione negata
di un’arcobaleno,un sorriso
un’alba, un tramonto,
di varietà e specie
dell’immensa natura,
di un volto innamorato
con altri occhi da guardare
e non poterne assaporare
la divina profondità.

Daniela,novembre 2015

Artwork by Arunas Rutkus

20120331-002050

Gabriele D’Annunzio, Voglio un amore doloroso…

Voglio un amore doloroso, lento,
che lento sia come una lenta morte,
e senza fine (voglio che più forte
sie della morte) e senza mutamento.

Voglio che senza tregua in un tormento
occulto sien le nostre anime assorte;
e un mare sia presso a le nostre porte,
solo, che pianga in un silenzio intento.

Voglio che sia la torre alta granito,
ed alta sia così che nel sereno
sembri attingere il grande astro polare.

Voglio un letto di porpora, e trovare
in quell’ombra giacendo su quel seno,
come in fondo a un sepolcro, l’Infinito.

gabriele-dannunzio