Le sculture di Joseph e Georgia Pozycinski

Gli  artisti del Pozycinski Studios non hanno avuto una formazione scolastica artistica , infatti all’Università dell’Illinois Joe Pozycinski ha studiato ingegneria e tecnologia , mentre Georgia si è invece specializzata in biologia marina e zoologia. Nel 1975 si son trasferiti a Sparta, nel Missouri, dove hanno sviluppato le loro innate abilità nel legno e nella ceramica.
I vasi lignei laccati di Joe evocavano l’arte artigianale cinese con uno sguardo attento alla forma, semplice ma elegante. Georgia creava invece dall’argilla forme di vita marina e terrestre attingendo dai suoi studi. Il 1993 è stato l’anno di svolta verso la scultura in metallo e hanno trovato il bronzo come materiale ideale per far fruttare la loro collaborazione. Dal momento che lavorare il bronzo è tecnicamente più complesso che lavorare il legno o l’argilla, si sono perfezionati utilizzando metodi antichi: la lavorazione di stampi, la fusione di cera persa, la formazione di metalli e la patinazione; e nel 2007 hanno unito il bronzo al vetro, dando origine a sculture che con l’uso dei singoli materiali non avrebbero potuto ottenere.
Il vetro è sinonimo di aria e luce e unito al peso del bronzo forma un connubio esteticamente gradevole; e se i materiali suggeriscono un contrasto, così fanno le forme, che sono semplici e al contempo complesse, moderne ma con influenze derivanti dalla cultura antica.
Forme che rappresentano la semplice fragilità della vita catturata in modelli simmetrici e ricorrenti in perfetta e raffinata armonia estetica.

 

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Biglie di vetro

Piccole tonde
variamente iridescenti
colorate lacrime
fuse nel vetro trasparente
mosse da pizzichi
su terrosi percorsi,
allegre protagoniste
di giochi infantili,
ludici gioielli
mai solitari
raggruppate numerose
in reti arcobaleno,
collezionate ormai
da nostalgici adulti
che in esse scrutano ancora
il lontano fanciullo.
Babajaga 2015

immagine presa dal web

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Breve storia del vetro

I più antichi reperti archeologici di paste vitree risalgono approssimativamente al IV millennio a.C. e sono stati rinvenuti in un’area geografica che va dal bacino mesopotamico all’Egitto.Tali reperti sono costituiti da anelli, perline, sigilli, intarsi e placche, e ciò sta a dimostrare che le più antiche tecniche di lavorazione permettevano solamente la produzione di oggetti di piccole dimensioni, per lo più destinati ad usi rituali o creati per scopo ornamentale.
A quanto sembra, nei primi tempi della lavorazione, la rarità dovuta alla difficoltà della produzione, faceva considerare il vetro come un materiale prezioso al pari di gemme e pietre dure, con le quali si realizzavano i gioielli.
In generale nell’età del bronzo, il vetro rimase un materiale raro e costoso e probabilmente la produzione era solo ed esclusivamente sotto il patrocinio del re o della classe aristocratica e l’arte vetraria era considerata frutto dell’abilità ma anche della magia e del potere occulto.
Attorno al 1200 a.C., molti dei principali centri di produzione furono distrutti da guerre, carestie ed invasioni barbariche.La ripresa avvenne nel X secolo a.C., con una vigorosa fioritura di arti e mestieri, compresa l’arte vetraria.I centri di produzione rimasero sempre quelli della Mesopotamia, dell’Egitto e della Siria, ma le tecniche subirono innovazioni tali da permettere la produzione di nuovi oggetti anche cavi. Inoltre le migrazioni verso ovest, degli operai del Mediterraneo orientale, diffusero le tecniche di produzione presso le culture dell’età del ferro della Jugoslavia, dell’ Austria meridionale e dell’Italia, ma nonostante i centri vetrari fossero aumentati, il numero di oggetti prodotti si mantenne basso.Le ampolle, in particolare, fabbricate con la tecnica del nucleo friabile, furono gli oggetti caratteristici di questo periodo.
Durante l’età ellenistica vi fu un nuovo incremento dei commerci a lungo raggio e le industrie iniziarono a produrre, su larga scala, oggetti di lusso e di uso comune. La manifattura del vetro visse un periodo di prosperità, diffondendosi in tutto il Mediterraneo.
Nell’ età augustea la manifattura del vetro, insieme alle altre arti, sperimentò profondi cambiamenti.In tutta Europa (Francia, Svizzera, Austria, Germania e Spagna) sono stati rinvenuti manufatti in vetro risalenti al periodo augusteo: si tratta di oggetti che venivano inviati ai soldati appartenenti alle legioni di Augusto.
In quest’epoca l’industria vetraria possedeva una grande inventiva e produttività, tale da riuscire ad immettere sul mercato anche materiale molto economico.
Nei primi decenni prima di Cristo venne introdotta la tecnica della soffiatura che sostituì laboriosi e costosi procedimenti di colatura e formatura a caldo. In questo periodo iniziò anche ad essere prodotto vetro incolore, ricercato per realizzare oggetti di migliore qualità.
Nacquero importanti centri di produzione, grazie agli artigiani ambulanti pronti a portare la loro abilità dovunque vi fosse richiesta di vetri e facile rifornimento di combustibile e materie prime. In breve tempo il vetro si trasformò da bene di lusso a merce comunissima per i romani, tanto che si diffusero oggetti semplici e prodotti da manifatture regionali.Nel II e III secolo d.C. le tecniche di soffiatura e a stampo vennero perfezionate, ma il possesso di vasellame ed oggetti di vetro perse la sua attrattiva quando divenne alla portata di tutte le classi sociali della Roma imperiale.
Tra il III e il IV secolo d.C., quando la capitale si trasferì da Roma a Costantinopoli, l’arte vetraria subì numerose trasformazioni per quanto riguarda decorazioni, forme e colori.L’attività dell’Italia e dell’Africa continuò ad essere fiorente, ma nelle province a nord delle Alpi, molte industrie cessarono del tutto la loro produzione. I livelli qualitativi scesero e soprattutto dopo le vittorie arabe, venne introdotto un nuovo stile islamico, che segnò la fine delle antiche tradizioni vetrarie.
(Fonte :instoria.it)

Brocca in vetro con applicata la figura di Baccante, fattura presumibilmente italiana
The Museum’s Glass Collection

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