Folata d’ansia

Giorni agitati, di ansia tossici
senza omaggio di respiri leggeri,
giusto quelli per non asfissiare,
albe nate con occhiaie già marcate
che inseguono inarrivabili sere,
tempo scandito reso odioso
da umidità insidiosa penetrante,
il traffico  non lo calcoli neppure,
devi andare, urgenze ti pretendono,
e se con la coda dell’occhio
sfiori di passaggio la poltrona
noti l’oziosa signora che tronfia ti osserva
e pare sfotta la tua impossibilità di sprofondarci
quantomeno per tregua, e  pare sappia
che neppur potresti augurarti fievole vendetta
tramite artiglio felino su ovattata fetenzìa.
E giunta a sera con azzeramento d’energia
scambieresti già il desco col materasso,
chè manco le sanguisughe di cerusìa trapassata
giungerebbero a fiaccarti col potente salasso.

Daniela Cerrato, 2017

 

 

O sole nostro…

Sequenze di albe nei battiti del tempo,
giungi da est e infondi vitale tepore
sulla guancia del giorno appena sveglio
e lo sorprendi ancora impacciato, lento
nel pigro momento dello sbadiglio,
contorni di luce sagome infreddolite
dall’oscurità della notte, ne esalti le forme,
ne ravvivi i colori stagionali
e spinte via tenui velature autunnali,
spalanchi le braccia e intenerito sorridi
ai nostri eccessivi lamenti per un freddo in erba,
mentre bardati di spesse giacche a bavero alto
cerchiamo in cammino quel tiepido bacio
spesso carenti del tuo calore paterno.

– Daniela Cerrato, 2017

Art by Vladimir Kush

Vladimir Kush – Sunrise by the ocean

 

Quattordiciottobre

Forte rimbalza di ramo in ramo
un gracchiare corvino, quasi sinistro,
nel dì ottobrino mesto e denso
d’incenso, nastri porpora e pallidi fiori
e di morte recente, ignaro, si fa voce;
un corpo disteso e freddo ora giace,
ma il sangue dei sopravvissuti cuori
ha già afrore, nel suo andar melenso,
di inesorabile egual sorte, chè già un ministro
per tutti smorza vital residuo con cinico richiamo.

Daniela Cerrato, 2017   —-        Photo by  ©Jumy-M

Jumy-M

Ci incontreremo là, Igor…

Anima incisa su volti di pietra,
residui di corpi scomposti
oltre la vita, freddi sguardi
di un’apocalisse fermentata
da secoli poi esplosa,
sbriciolati sogni, speranze, vite,
frantumati i templi del potere,
s’è compiuto il logico destino
tracciato dalle insane menti…
tutto ciò che resta è polvere
sgretolamento, ammasso disperso
e qua e là, intatti, i segni di una vita
che permeò sua bellezza in materia
d’indelebile eterna valenza, moniti
scagliati nello spazio come proiettili,
giunti ove sono riunite altre anime
che di bellezza vissero e si nutrirono.
Come idoli, espandono luce in un buio eterno
ove il vento d’anime li sfiora e li accarezza,
voglio credere sia questa l’agognata salvezza.

– Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Igor Mitoraj – “Il Grande Sonno”

Igor Mitoraj - Il Grande Sonno, Bronze, 2004.

Il vitale fluire degli eventi

Oltre quel terzo ponte, così distante
che all’occhio appare quale miniatura,
il fiume si stringe e piega stretto il braccio
tanto che scompare alla vista ogni natante
compreso il tuo, e pur se non v’è sciagura
a un poco d’apprensione già mi allaccio
ingrigendo i pensieri come cielo in imbrunire.
Per fortuna la tristezza rapidamente sfuma
presa dal viavai della folla in frenesìa
che ingloba ogni sorta d’ansia e la frantuma
rammentando che la vita è getto , è un fluire
un po’ cinico, nonostante tutto, comunque sia
segue il corso del tempo unidirezionale,
lungo i boulevards brulicanti di stasi proibita,
piena d’imprevisti alternati tra bene e male,
e tenera non è per chi indugia o s’arrende
poichè a fermarsi si perderebbe la partita
di un’evoluzione che già nuovo moto attende.
Pregusto il tuo ritorno mentre allungo il passo
ed avanzo nell’attesa confondendomi nel chiasso.

Daniela Cerrato, 2017

Gustav Klimt, “L’albero della vita”, 1905-1909

L'albero della vita (Gustav Klimt, 1905-1909

Dedicata ad Elena

Con tutte voi ipotetiche sorelle
innalzo la mia voce al cielo
chè oda la stanchezza nostra
e non si stenda un pietoso velo
come sempre è abitudine  fare
di lasciar correre a mo’ di giostra
ogni insidia e nell’oblìo gettare
le nostre urla di dolore aggiunto
ogni volta ad altro dolore,
nascer donna non vuol dir rassegnazione
nel sopportare indegni trattamenti,
violenze barbarie disprezzo, assurde distinzioni
da stolti ciechi, e come riuscirebbero altrimenti
a non capire il gran peso che di per se stesso
grava sui nostri corpi, giacchè nascita e sesso
son già risicata predestinazione a priori
rispetto ai nati maschi che si ritengono “signori”
capaci d’annientare una donna senza batter ciglio
magari la stessa che generò in comune un figlio.
Eppur senza una donna nemmeno un grande duce
su questa terra avrebbe avuto spazio e luce.

( poesia già in bozza da tempo e terminata dopo l’ultimo efferato fatto di cronaca ai danni di una donna)

Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Rogerio Timoteo “Cariatidi”

rogerio timoteo cariatidi

Haiga su foto di Tiferett

Triste cordoglio
quel ligneo scheletro
a me effonde

pur se comprendo
che nulla in natura
è immortale

quel vecchio ramo
fu maestoso verde,
ora, braccio morto.

Daniela Cerrato, 2017

“La vita non abita più qui, emozione pura” foto di ©Tiferett https://tiferett.wordpress.com/2017/08/26/la-vita-non-abita-piu-qui-emozione-pura/

La vita non abita più qui, emozione pura

Con le mani nei capelli


A breve neppure gli angeli
oseranno ancora guardare
ciò che accade quaggiù,
nella spregevole bolgia
spalmata d’ogni barbarie;
a ben altri tempi
va la loro memoria,
quando la sacralità
d’ogni vita pulsante
non era rifiuto comune
da cassonetto urbano,
nè urlo d’odio verso
chi tende la mano.
Pare che agli angeli ora
stia cedendo misericordia
verso gli spietati mortali,
chè di nulla si pentono,
anzi, ridono e si vantano
del loro freddo cinismo
e tronfi d’ indegna esistenza
con suole intrise di peccato
valicano pieni di ipocrisia
le soglie di antichi templi.
Così le creature celesti
con le ali piegate, avvolte
intorno ai fianchi, sconvolti,
affranti e impietriti bivaccano
su nuvole da loro purificate,
chè anche le esalazioni
di fetidi luttuosi  vapori
giungono sin lassù, ove l’umanità
non guarda più col cuore terso
ma con interessi d’altra natura.

Pur coscienti dell’abissale dimenticanza
che breve unicità ha vita terrena
con arroganza, se si può dire… serena,
d’essa sprechiamo l’onesta affittanza.

Daniela Cerrato, 2017

Dettaglio sculroreo di Adolph Alexander Weinman (1870-1952)

Adolph Alexander Weinman (1870-1952), La Nuit Tombante 1914

Pompei

Muri adorni
di soavità perenni,
eterne carezze di colore,
incanti di stagioni
interrotte bruscamente,
pennellate di anime
trapassate nell’eterno
giardino.
Tutto è ancora paradiso
anche dopo l’inferno,
c’è ancora il sogno
rimasto intatto
dopo il mortale risveglio.

Daniela Cerrato, 2017

Fresco, garden painting with two birds, Pompeii.

Fresco, garden painting with two birds, Pompeii.

Gomma per cancellare

Lontani ricordi
in cui ti ritrovo,
inciampo nell’amarezza
e nuovamente ti rimuovo.
Preferisco dimenticare
il volto della delusione
che come fulmine bruciò
in un istante una falsa
indissolubile amicizia,
svenduta come un cencio
al mercato dell’usato.
Parrebbe retorica scontata,
e a nulla servirebbe, pensare
“non ti avessi mai incontrata”
poichè la vita ha un solo andare.

Daniela Cerrato, 2017

Untitled (Head of a Woman; unfinished), 1981, Salvador Dali

Untitled (Head of a Woman; unfinished), 1981, Salvador Dali