vetrina fotografica: Kudo Shoichi (1929-2014), grande talento poco ambizioso

Shoichi Kudo era nato nel 1929, figlio di commercianti di bestiame nella Prefettura di Aomori; non erano ricchi tanto che Shoichi frequentò la scuola senza scarpe, ma fu lo stesso un allievo esemplare. Nel 1945, quando lui era sedicenne, il Giappone stava perdendo la guerra e mentre l’imperatore annunciava la resa del Giappone, Shoichi e i suoi compagni di classe per sfamarsi si adattarono a raccogliere radici di alberi; la guerra continuò per un altro anno e Kudo che era figlio maggiore, fu arruolato.
Al rientro, nonostante i gradi ricevuti, non riuscì a frequentare l’università aiutando invece la sua famiglia. La figlia di Kudo, Kanako, ha dichiarato che per suo padre la mancanza di istruzione superiore alimentò in lui un complesso che lo segnò per tutta la vita. Riuscì a trovare lavoro alla Stampa giapponese, prima in sala stampa, poi fu trasferito al reparto fotografico. Fu allora che iniziò a scattare foto in giro per Aomori, mettendo da parte il denaro per acquistare la propria attrezzatura.
A 21 anni iniziò a pubblicare le sue foto per Fotocamera, una delle riviste giapponesi più antiche di fotografia, continuando la collaborazione fino al 1956. Nonostante la mancanza di formazione risultò spesso vincitore delle competizioni amatoriali accanto a luminari della fotografia Giapponese come Ihei Kimura, Ken Domon e Hiroshi Hamaya.
Questi fotografi compresa la sua abilità gli offrirono consigli su varie tecniche, il ritaglio e la composizione. Alcuni di loro lo invitarono a Tokyo per un meeting fotografico, ma una volta in loro compagnia si trovò intimidito e fuori luogo tra artisti più colti e cosmopoliti. Attraverso la testimonianza della figlia si sa che non riuscì a intervenire nel dibattito, e da quella esperienza maturò la convinzione di essere inadatto a proseguire la vita di artista contemporaneo in una grande città. Guardando le sue fotografie, tuttavia, non è difficile vedere il suo grande potenziale.

Kudo si sentiva profondamente radicato alla sua città, fotografò per lo più aspetti della vita di Aomori, pescatori con le loro mogli, le barche cariche a riva, le famiglie, i bambini dei vicini di casa durante i giochi sulle vie sterrate; uomini che indossano caratteristici cappelli conduttori di carri trainati da cavalli attraverso la folla nei nevosi giorni invernali; bellissima l’immagine di un bambino solitario circondato da un cielo pieno di uccelli; inquadrature colte che stupiscono con la loro semplicità permeata spesso da pura nostalgia.
C’era in Shoichi il desiderio di tentare di tradurre scene di vita domestica quotidiane in qualcosa di più idilliaco. Nella sua corposa produzione ha catturato un’atmosfera intima, uno spaccato di umanità della sua città nel dopoguerra.

In una delle sue immagini più suggestive, una figura solitaria passeggia coperte di neve in collina. Il sentiero alle sue spalle risulta una linea di inchiostro nero che lo segue per la cresta; l’immagine può essere interpretata come una metafora di se stesso.

A 26 anni quando si sposò scelse di rimanere al giornale ad Aomori. Continuò a scattare fotografie, ma non ebbe l’ambizione di proseguire la vita da artista a tempo pieno. Rifiutò una promozione a favore di un pensionamento anticipato, di cui poi si è pentito a causa della noia. Per curarla, si svegliava presto ogni giorno, e trascorreva la maggior parte del suo tempo libero a pescare. Per oltre sei decenni la maggior parte delle sue fotografie sono rimaste nascoste nella soffitta di casa, in attesa di essere scoperte dalla figlia.
Infatti, quando Shoichi morì nel 2014, la figlia Kanako donò delle stampe del padre a un museo locale, ma fu nel 2017 che scoprì un vero tesoro: mentre imballava degli oggetti svuotando vecchi mobili prima di abbandonare la casa di famiglia, scoprì un numero considerevole di negativi nascosti. C’erano migliaia di foto in bianco e nero che suo padre aveva scattato negli anni 1950 e non aveva mai mostrato a nessuno. Entusiasta nel trovare questa enorme eredità paterna ha deciso di condividere alcuni dei negativi salvati e scansionati e caricarli su Instagram.

Il lavoro di Shoichi Kudo in parte può essere visualizzato su http://www.instagram.com/shoichi_kudo_aomori

Esiste anche una pubblicazione su Shoichi Kudo intitolata “Aomori 1950-1962” edita da  Misuzu Shobo nel 2021, con 366 immagini che raccontano la sua storia

Tutte le foto pubblicate sono di ©Shoichi Kudo

caffè luna

Al solito caffè luna non trovi ressa
siedi il silenzio e bevi solitudine
le ore nane ribollono pensieri
ritagli le pagine di consuetudine
sparando a salve sui re delle iatture.
Poi sorvoli l'immaginario migliore
pensando di favorire l'oro dei sogni
ma ti accorgi dai rumori che l'alba
ha vinto un'altra volta la scommessa.
Il caffè luna chiude sull'ora scialba
saranno lenti scure sintomatico mistero.

Daniela Cerrato

rose a colazione

Le rose riscattano spine 
al risveglio di Maggio
aprono le ciglia al sentore del sole
su alcune affiorano vene vermiglie
sopra pensiero di un rosso più audace,
pare che spargano in aria cipria dorata
e un tormento si quieti al profumo di pesca.
L'inconfondibile espanso fin dove raccolto
girato l'angolo ben oltre il colpo d'occhio.

Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru

aurora

(dedicata alla poesia di Saffo)

Dei canti del tìaso
udisti timbri cristallini,
immersa in tale gentilezza
la sazietà dell’anima
ebbe certezza.
Nessun altro coro
avrebbe contaminato quel suono
nè carezze più dolci
ti avrebbero deliziata.
Il tempo, quale legge
più funesta poteva spezzare
accordi così lievi?
Onora quel canto
l’aurora
dei Tuoi frammenti aulici
illuminando il cuore.

Daniela Cerrato

dall’album Forever and ever (1973)

My friend the wind will come from the hills
When dawn will rise, he’ll wake me again
My friend the wind will tell me a secret
He shares with me, he shares with me

My friend the wind will come from the north
With words of love, she whispered for me
My friend the wind will say she loves me
And me alone, and me alone

I’ll hear her voice and the words
That he brings from Helenimou
Sweet as a kiss are the songs of Aghapimou
Soft as the dew is the touch of Manoulamou
Oh oh oh

We’ll share a dream where I’m never away from Helenimou
Blue are the days like the eyes of Aghapimou
Far from the world will I live with Manoulamou
Oh oh oh

My friend the wind go back to the hills
And tell my love a day will soon come
Oh friendly wind you tell a secret
You know so well, oh you know so well

I’ll hear her voice and the words
That he brings from Helenimou
Sweet as a kiss are the songs of Aghapimou
Soft as the dew is the touch of Manoulamou
Oh oh oh

La la la, Helenimou
La la la, Aghapimou
La la la, Manoulamou

(S. Vlavianos, A. R. Costandinos)

ossa al sole

Disegna nuova stagione il sole pieno
profumerà il prossimo fieno.
In ombra desideri indomiti
e dita puntate, vittime convinte
di un eden avvelenato premeditato
mentre il sole scalda pareti rinfrescate
e pavimenti pallidi s’abbronzano
nella quiete dell’anima.
Rincasato il cuore libero di essere
docile o ribelle, decisioni e rinunce
su teli stesi ben distanziati,
ognuno appeso al proprio sole.
Presunzione inutile la convinzione
di credere di conoscere un’anima
con la fretta di un treno in corsa.

La strada verso la vetta deve vincere gli ostacoli.

Daniela Cerrato