Poesie di Pierpaolo Pasolini, tradotte dal dialetto casarsese

Meni Colùs

Ho qualcosa nel cuore. Un gelo,
un abbandono… Dove sono qui?…
Ah, nel mio paese, mi trovo, nel mio
portico… Io non so se ho sognato
o sono vivo. Come se fossi tornato
in questi luoghi dopo un secolo
di morte; un secolo di lontananza.
Aria scura, grigia in cui si confonde
ogni cosa che vedo; la mia casa
e le tegole, e i cespugli, sul punto
sembrano di svanire. Così forse
vedrebbero gli occhi di un morto
se dovesse tornare, dopo tanto
tempo, di nuovo nella sua casa…

**

CORO DEI TURCHI

Infinito il lume della tua sfera
brilla, luna, nel sereno dei vecchi
morti. Ma noi siamo vivi con corpi
giovani coperti di oro antico
e lucente. Beati per i campi
dei morti andiamo cantando noi
con una rabbia dentro il petto
nascosta: gioie e collane dentro
la nascondono nel nostro volto
senza pensieri di Turchi lontani.
Luna, rischiara la terra dei friulani
quando, dalle stalle, invocano Gesù!

**

Pauli Colùs

Avevi ragione, fratello mio.
Tu eri giovane, ma eri vivo.
Di questo io non mi accorgevo.
Tu eri tutto giovane dai capelli
ai piedi: tutto giovane e florido.
E avevi paura di morire. Adesso
vedo il tuo corpo di morto e solo
in quest’istante io mi accorgo
della tua gioventù. Vivo com’eri
tu e giovane, pregare potevi
volendo; o bestemmiare; oppure
morire… Povero giovane morto,
solo la giovinezza col bel viso
colorito adesso nel tuo corpo
rimane. Avevi ragione, fratello,
a bestemmiare Dio, ad imprecare
contro la Vergine! Chissà dove
sono Loro, là in alto, così lontani,
beati! E noi qui a morire, a pregarli
pure! Non è giusto che proprio
questo sia il giorno della mia
morte. Proprio oggi che il corpo
morto di mio fratello il ricordo
fa riaffiorare in me della mia
giovinezza. Non è giusto, no,
che qui ogni cosa debba bruciarsi
per poi sparire in questo povero
paese cristiano. Tu avevi ragione
fratello, di bestemmiare il Signore,
di imprecare contro la Vergine!


Poesie tratte da Pier Paolo Pasolini, I Turcs tal Friùl / I Turchi in Friuli (Quodlibet, 2019, a cura di Graziella Chiarcossi, traduzione in versi di Ivan Crico.

stavolta

il cielo é soffitto basso
una crosta di sale senza crepe
il gelo ha muso duro
morde le dita e spintona.
Il velluto turchese veste gambe
e occhi che cercano sereno,
le bancarelle chiuse nel giallo
sono isola impermeabile,
veraci raccontano di terra
scura che ha generato, lontana
dall'argento di boa natalizi.
I prezzi stellati da trasalire
nemmeno fosse oro vegetale.
-Le taglio via i gambi?
No lasci, non si butta nulla
tutto fa brodo o si frulla
come i pensieri raccolti.

Daniela Cerrato

in un rogo millenario

Incenerì l'apocrifo contenuto
presunta voce sull'umana sorte.
Per ignota dinamica centrifughiamo
nel disordine che smentisce
vie di redenzione, si disintegra 
quel che profumava di mandorla e talco.
Sul palco la scenografia barocca
di tutto il falso minuto per minuto.
Qualcuno fa la ola  a caso senza pensare
il senso dell'onda asciutta da imitare.

Daniela Cerrato

Yves Tanguy, giorno dell’indolenza, 1937, Musée National d’Art Moderne, Centre G. Pompidou, Parigi

Tentacolazioni

Denti e pane raffermo da latte
il residuo d'orzo sull'orlo,
la scodella vuota. Nuota nel passato il risveglio migliore
pur severo, senza un minuto di più a scendere i piedi.
Passando vedo colazioni imbottite con sciarpa e cappello
in dehors del centro, la tazzina,
il cornetto dal colore itterico,
"farina di grillo" ci ridono e fingono il piacere tetro
dell'incubo alimentare.
Prendo il mezzo litro d'acqua
e scappo, un filo di ritardo
e un ago nello stomaco a cucire
lo strappo temporale che risale
a passo d'ulcera.
Addenteró una mela più tardi
al mio stomaco è concessa solo
la tentazione di Eva.

Daniela Cerrato

trascrivere mare

goccia dopo goccia a formare onda
abbracci d'onde a fare marea
e giù dentro gli abissi
moltiplicate correnti, bolle d'aria
detriti, anime vive, squali e burrasche…
intrusioni tossiche, plastiche di fiori
di bottiglie senza messaggi, dosaggi acidi
fuoriusciti da fosse clandestine,
marine o celesti sempre meno stelle
a illuminarne moto notturno.
Subdole reti abusive di pescatori
finti marinai, ammiragli di se stessi,
ogni città un porto per ripartire
dopo le calze rotte di un amplesso.
Per certe storie d'a-mare non serve altro gesso
per altre si può ancor dire d'una conchiglia
la trasparenza verde d'un piccolo sasso
una cartolina viaggiata d'amalfitana perla
che vederla dopo decenni pare ancora viva.


Daniela Cerrato
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