la vecchia cascina

C’era una vecchia cascina, l’odore di legna arsa
e minestrone in bollitura, rame lucido
appeso a giorno, tesoro da tramandare,
la tovaglia a quadroni rossi e sulla credenza
una bilancia con base in marmo, guai a chi osava
pensare di disfarsene. Vetri con tende di condensa,
lavagne per piccole e grandi dita fantasiose
e uno spiffero di gelo che entrava ogni quando
si apriva una porta. Inverni rigidi, pure Cenerone,
il gatto più selvatico, cercava di intrufolarsi
e aspettando la giusta occasione guizzava
nella stalla ove calore e afrore erano soffocanti.
Vì trascorsi molte domeniche, l’inizio gioiose,
altre con dubbi che divennero certezze, infine
tirando le somme del poi, risultarono troppe.
Era la casa di un amore cui non bastarono le toppe.

– Daniela Cerrato

Anna Karina 1940-2019♥♥

Ne dis rien, surtout pas, ne dis rien suis moi,
Ne dis rien, n’ai pas peur, ne crains rien de moi,
Suis moi jusqu’au bout de la nuit,
Jusqu’au bout de ma folie,
Laisse le temps, oublie demain,
Oublie tout ne pense plus à rien,
Ne dis rien, surtout pas, ne dis rien suis moi,
Ne dis rien, n’ai pas peur, ne crains rien de moi,
Suis moi jusqu’au bout de la nuit,
Jusqu’au bout de ma folie,
Laisse le temps, oublie demain,
Oublie tout ne pense plus à rien,
La la la la la la la …
Suis moi jusqu’au bout de la nuit,
Jusqu’au bout de ma folie,
Laisse le temps, oublie demain,
Oublie tout ne pense plus à rien,

Autore: Serge Gainsbourg

Almeno pensami

Ah, fossi un piccione
Che dai tetti vola giù fino al suo cuore
Almeno fossi in quel bicchiere
Che quando beve, le andrei giù fino a un suo piede
Fossi morto, tornerei
Per rivederla ogni mattina quando esce
Avessi il mare in una mano
Ce ne andremo via fino al punto più lontano
Almeno pensami
Senza pensarci pensami
Se vai lontano, scrivimi
Anche senza mani scrivimi
Se è troppo buio, chiamami
Prendi il telefono, parlami
Io e la notte siamo qua
Ma come si fa
A tenere un cuore
Se ho le mani sempre sporche di carbone?
Son già passati mille anni
Tanto è il tempo che ti guardo e non mi parli
Senza te io morirei
Ma chiudo gli occhi e so sempre dove sei
Sempre più lontano
O dentro questa goccia che mi è caduta sulla mano
Almeno pensami
Senza pensarci pensami
Se vai lontano, scrivimi
Anche senza mani scrivimi
Se è troppo buio, chiamami
Prendi il telefono, parlami
Io e la notte siamo qua
Ma come si fa
Almeno pensami
Senza pensarci pensami
Se vai lontano, scrivimi
Anche senza mani scrivimi
Se è troppo buio, chiamami
Prendi il telefono, parlami
Io e la notte siamo qua
Se è troppo buio, svegliami
Se stai dormendo, sognami
Se mi sogni, io sono lì
Dentro di te
Sempre più lontano
O dentro questa goccia che mi è caduta sulla mano

– Autore: Lucio Dalla

un brano inedito del grande Lucio Dalla, che è stato assegnato a Ron  dal Direttore Artistico Claudio Baglioni attraverso gli eredi che lo hanno custodito in questi anni e ne hanno autorizzato la pubblicazione al Festival di Sanremo  2018

scrivi sul sentiero

Sul niveo sentiero
scrivi coi tuoi passi
del sospiro che si fa peso,
della tristezza che incurva
i contorni gentili,
dei sorrisi abortiti
davanti una tragedia.
Scrivi della strega
battezzata indifferenza,
di gioie troppo leggere
per bilanciare tare plumbee
e prima della curva
non cedere alla tentazione
di voltarti a rileggere.
Prosegui finchè c’è neve,
altri forse ti leggeranno
prima che altra neve
li seppellisca per sempre.

– Daniela Cerrato

Photo by Paul Militaru https://photopaulm.com/2019/12/14/alley-of-lost-steps-4/
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Reblog: c’era l’uomo? — ti ricordi quando…

Il teatro ha la funzione di divulgare, esaltare e chiarire il patrimonio mitico e religioso, i grandi e cruciali momenti della storia patria, le irrisolte e piú inquietanti passioni dell’animo umano. Scrive Luigi Lunari nel maggio 1989, presentando le tragedie di Eschilo, edito da UNIVERSALE LETTERARIA SANSONI.Da AGAMENNONE leggo le parole del soldato di vedetta […]

via c’era l’uomo? — ti ricordi quando…

safari cittadino

Volti amorfi, pallori assiderati
incorniciati da criniere
minimal su pelli animal
intrecci di code di volpe
e zebrati intervallati a
maculati, colbacchi futuristi
paraorecchie di coda di lepre
pelli arcobaleno, eco o meno
le strade son battute di caccia
andate a segno. Cappottino di lana
al cane, ultimo modello antifreddo,
ha solo quel pelo cucito addosso.
Aspirerà prima o poi l’umano a girare
per la città con in bocca un osso?
sarebbe fashion, trendy perfetto
per l’animalista con qualche difetto.

  • Daniela Cerrato

estratti di poesia, da “Osare dire” di Cesare Viviani (Einaudi)

Non ne possiamo piú
di paramenti, addobbi e talari,
meno che meno se si è alla fine,
molto meglio un dolce,
piccolo, facilmente deglutibile,
quello che si sapeva che era
il suo preferito,
un marzapane o un gianduiotto,
giusto canotto
per l’aldilà.

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No, non sapremo mai
se quel che abbiamo avuto
ci è stato dato,
se in tutta la vita
abbiamo conquistato
un filo d’erba, un frutto, un sorriso.

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Quando il cielo si tinge di nero,
al buio,
gli affaticati che ottengono
un giusto riposo a casa
non siamo noi,
affannati a smontare
e a rimontare il vero.

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È passata la vita
e non ce ne siamo accorti.

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Si può guardare anche oltre l’eternità,
per chi ci crede
e si vede una massa rosa, carnicina
sono risorti quasi tutti e sono
una distesa ampia, senza forme
non più persone, tanto meno il tu,
ma solo quel che è mancato
alla vita di tutti.

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Sarà stata prigione o isolamento
ma a un certo punto arrivarono le parole
e allora non c’è più prato e cielo,
ricordi e prossimità,
paradisi e conforto,
prove di libertà,
ci sono loro.
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Tutti a promettere paradisi, paradisi,
i venditori come i maestri
di vita e dello spirito,
poi resta un premio di consolazione,
quando c’è,
ma è questa la natura umana –
la stessa cosa di quando si prepara
con tanta cura
la sedia elettrica o il colpo di grazia privato,
domestico, in famiglia,
ma è questa la natura umana.
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Con voci e volti diversi
era sempre la stessa persona che incontravo
da anni, ogni giorno. Sono tutti
uguali, ferrati dallo stesso fabbro,
tatuati con lo stesso stile.
E poi mi chiedono di partecipare
alle loro differenti storie e sventure,
piangere ai loro lutti…

la fata del sorriso

La fata del sorriso si suicidò
stanca delle labbra a mezzaluna
da tempo curve all’inverso,
punte orientate a terra, sparite
anche le fossette di simpatia.
La noia di vedere specchiata
un’imperante  tristezza la depresse,
e senza speranza un giorno
radunò tutte le lacrime versate
nel corso degli anni, le unì
a quelle tenute in serbo
e si annegò nel loro mare.

– Daniela Cerrato

Foto: “Sadness” di Paul Militaru –  https://photopaulm.com/

sadness Paul Militaru.jpg