l’inossidabile Sweet Jane

SWEET JANE

Standing on the corner
suitcase in my hand
Jack is in his corset, Jane is in her vest
and me, I’m in a rock ‘n’ roll band, huh

Ridin’ in a Stutz Bearcat, Jim
you know those were different times
Oh, all the poets they studied rules of verse
and those ladies they rolled their eyes

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

I’ll tell you somethin’ that Jack, he is a banker
and Jane, she is a clerk
And both of them save their monies
and when, when they come home from work
Sittin’ down by the fire
the radio does play a little classical music there, Jim
“The March Of The Wooden Soldiers”
all you protest kids
you can hear Jack say

Sweet Jane
Sweet Jane
Sweet Jane

Some people they like to go out dancing
and other peoples they have to work
And there’s even some evil mothers
well they’re gonna tell you that everything is just dirt

You know that women never really faint
and that villains always blink their eyes
And that, you know children
are the only ones who blush
and that life is just to die

But anyone who ever had a heart
oh, they wouldn’t turn around and break it
And anyone who ever played a part
oh, they wouldn’t turn around and hate it

Sweet Jane

senza commiato

La notte si congeda senza commiato
nei tonfi sordi delle porte
aperte e richiuse, un canto di gallo
trasformato in vibrazioni e suonerie
e litanie di cani e gatti lasciati
soli con ciotole vuote d’affetto.
Riprendono nefasti i ritmi del giorno
i riti notturni restano acciambellati
nel morbido pelo di anarchici amici,
per una nostalgia di buio impellente
non basterà chiudere gli occhi
nell’angolo più privato del giorno.


Daniela Cerrato

dipinto di Toti Scialoja

in un soffio d’ombra

Nell’antro privato della notte
in veglia di noie calmierata
prima che il sonno rapisse
capo e terga, assorbivo afflato
di ombra amica narrante l’oltre,
impossibile a dire in similitudine
un luogo non luogo senza confini.
E di Lei, beata spira “dopo terreno
spartire doveri e sembianze
tra bramosie distorte e voraci,
bulimiche d’altrui spirito,
in cambio di stoppini morti
sull’ultima colata di cera “
Le ultime parole scandite
in fiato lieve prima di svanire
poi in vampa involate e snaturate
insieme a sua sagoma dolce e amorfa.


Daniela Cerrato

To Touch the Soul, dipinto di Tara Baden

Non c’è

Un brano inedito pubblicato il 30 ottobre 2020 come secondo estratto dal ventesimo omonimo album in studio.

Quello lì è un ragazzo speciale
Quello lì che passa e se ne va
E si porta chiusa nella chitarra
La sua anima underground
Quello lì che non c’è niente da fare
Non c’è verso, tanto non capirà
Che chi è fuori dal giro che vale
E dal giro della pubblicità

Non c’è
Non c’è
Non c’è
E se vuole restare fuori dalla rete
Non c’è
Non c’è
Non c’è
E passa per le strade e nessuno lo vede

Quello lì che non si vuole adeguare
Quello lì che non esiste perché
Anche nella realtà virtuale
Non può esserci uno che non c’è
Uno che non vuole partecipare
Al gran ballo delle celebrità
Ma se si rifiuta di cantare
La canzone dell’unanimità

Non c’è
Non c’è
Non c’è
E senza fare tanti giri di parole
Non c’è
Non c’è
Non c’è
Ed è così che va, prendere o lasciare

A chi va sempre girando
Qualunque sia il girotondo
Né chi va dove gli pare
E continua ad andare anche se cambia il vento

Quello lì è un ragazzo speciale
Ed il suo sangue di parole nuove
E’ una musica che va per le strade
E’ una musica che si muove
Ma se nella playlist non appare
Il teorema non ha soluzione
E anche tu che la stai ad ascoltare
Puoi convincerti che questa canzone

Non c’è
Non c’è
Non c’è
Ed anche se son fulmini le sue parole
Non c’è
Non c’è
Non c’è
Ed anche se questa musica ti spezza il cuore
Non c’è

Piero Guccione (1953-2018)

Nato a Scicli in provincia di Ragusa, terzogenito di una famiglia della piccola borghesia abbandona gli studi classici per dedicarsi a tempo pieno al disegno e alla pittura col benestare della sensibiltà paterna per l’arte. Per un anno frequenta la Scuola d’arte di Comiso, quindi l’Istituto d’arte di Catania. Nell’autunno del 1954, si trasferisce a Roma per iscriversi all’Accademia di Belle Arti. Si mantiene lavorando come grafico in uno studio romano dove può cimentarsi in nuove forme espressive, dai manifesti pubblicitari alle caricature per giornali fino ai disegni di mobili. Nella Capitale incontra Renato Guttuso nello studio di Villa Massimo: gli mostra i propri disegni e inizia a frequentare i pittori neorealisti della Galleria Il Pincio, in Piazza del Popolo. Stringe amicizia con Astrologo, Attardi, Tornabuoni e Vespignani. Alla Galleria Nazionale di Valle Giulia ammira le opere di Scipione, Mafai e Pirandello. Nel 1960 inaugura la sua prima personale alla Galleria Elmo di Roma. Nel 1970 dipinge Le linee del mare e della terra, un dipinto di formato ridotto che dà l’avvio all’omonimo ciclo, tra i più esemplari e apprezzati della sua pittura.

Guccion, Nuove forme nella campagna di San Giovanni Valdarno

A Parigi, dove espone per la prima volta nel 1976, visita una mostra sulla pittura del Romanticismo e viene “folgorato” dalla sala dedicata a Caspar David Friedrich, «dal suo occhio freddo ed incandescente, insieme», che tanto influenzerà la sua produzione degli anni seguenti. È il caso dei due dipinti Sul far della luna e Il grido della luna, che alle soglie del terzo millennio aprono l’ultimo ciclo dedicato al mare, non più superficie ma profondità assoluta e armonia dell’invisibile. Nel 2004 riceve da Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia d’oro della Presidenza della Repubblica Italiana come benemerito dell’arte e della cultura. Al Festival Internazionale del film di Roma e alla Biennale di Venezia del 2011 viene presentato il film documentario Piero Guccione, verso l’infinito, del regista Nunzio Massimo Nifosì. Si spegne il 6 ottobre 2018, all’età di 83 anni, nella sua amata casa di Quartarella (Modica), in Sicilia. Ha esposto alla Biennale di Venezia nel 1966, 1972, 1978, 1982, 1988, 2011. Di lui hanno scritto, alcuni tra i maggiori letterati e critici d’arte del Novecento: Bufalino, Moravia, Sciascia, Siciliano, Jean Clair, Sgarbi, Crispolti, Tassi, Testori, Susan Sontag, Calvesi.

Piero Guccione, Sulla spiaggia di Sampieri, 1967. Collezione privata
Guccione, Paesaggio con macchina, 1993
Piero Guccione, Albero del siparietto,1989, pastelli

La sua è una pittura in cui nella piena libertà del gesto creativo tutto accade in modo naturale e progressivo, sia sotto l’aspetto contenutistico che tecnico con cromie leggere e delicate nei suoi pastelli, fresche e immediate negli acquerelli, morbide nelle opere grafiche e suggestive nei dipinti ad olio.
Molto particolare è la dimensione della luce e l’interazione tra cielo e mare caratteristica delle opere di Piero Guccione, pittore siciliano, esponente di spicco del Gruppo di Scicli .Ha realizzato opere di aspetto singolare, dipinti a olio realizzati dal 1970, con il ciclo Le linee del mare e della terra, cui si affiancano i suoi pastelli, tecnica che scopre tra il 1973 e il 1974.
Per oltre quarant’anni osservando il mare ne ha espresso le variazioni, convinto di trovarci l’anima dell’uomo. Diceva: «Mi attira l’assoluta immobilità del mare, che però è costantemente in movimento». È sempre stato questo il suo pensiero, giorno dopo giorno: guardare il mare con il desiderio di fissare qualcosa in continuo movimento, come la ciclicità del tempo e il suo inesorabile trascorre. «La mia pittura oggi va verso un’idea di piattezza che contenga l’assoluto, tra il mare e il cielo, dove quasi il colore è abolito, lo spazio pure. Insomma, una sorta di piattezza, che però, in qualche modo, contenga un dato di assolutezza, di una cosa che assomiglia a niente e che assomiglia a tutto», diceva l’artista.

Piero Guccione, il volo del pettirosso
Piero Guccione Cielo e nuvole a Punta Corvo, 2006, pastello

coniugare anima

Oltre l'isteria matematica
cui apparteniamo mercificati
colori di diagrammi a torta
tra ascisse e ordinate truccate,
confusi tra codici d'accesso
ridotta ogni libertà privata,
sempre più profilata irretita,
spore di umanesimo restano
a ingravidare illuminazioni,
rare parentesi in cui barricarsi.
Chiusi gli inventari del mondo
che sia Poesia a coniugare anima.

Daniela Cerrato