Svago primaverile

Prestatemi o violette
i vostri petali leggeri
dal tono d’ametista
forte di magia e di misteri
chè se da molti vien schivato
per me è invero assai gradito
sì che cucirò sottile veste
e con l’aiuto del lillà
generoso nel donarmi
un suo grappolo intonato
darò un tocco qua e là
di ornamento profumato
all’allegra mescolanza
e se per natura muterà
la  gradevole fragranza
il suo ordito non eterno
pur dismesso ed appassito
sarà anche per l’inverno
un capolavoro floreale
essiccata olente nota
del prato marzolino
e vestirà di primavera
la stagione più severa.

Daniela Cerrato,2017                                              immagine da web

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Guido Gozzano, Ad un’ignota

AD UN’IGNOTA

Tutto ignoro di te: nome, cognome,
l’occhio, il sorriso, la parola, il gesto;
e sapere non voglio, e non ho chiesto
il colore nemmen delle tue chiome.

Ma so che vivi nel silenzio; come
care ti sono le mie rime: questo
ti fa sorella nel mio sogno mesto,
o amica senza volto e senza nome.

Fuori del sogno fatto di rimpianto
forse non mai, non mai c’incontreremo,
forse non ti vedrò, non mi vedrai.

Ma più di quella che ci siede accanto
cara è l’amica che non mai vedremo;
supremo è il bene che non giunge mai!

Guido Gozzano  (1883 –  1916) , Poesie sparse (XX secolo)

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Oradea, la piccola Parigi rumena

Nella zona nordovest della Romania, vicino al confine con l’Ungheria, si trova Oradea, una città della valle del fiume Crisu Repede,considerata una “piccola Parigi” . Deve la nomea agli spettacolari edifici eretti tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo,in stile Secessione. Allora tollerante e cosmopolita per la strategica posizione all’incrocio delle arterie commerciali tracciate tra Est e Ovest, sprigiona un’architettura nouveau ricca di decorazioni in stucco, in maiolica e in ferro battuto molto scenografica.
I suoi artefici provennero dalla scuola politecnica di Budapest e furono influenzati sia dallo stile romantico-ungherese di Odon Lechner (Komor Marcell, Dezso Jakab, Sztarill Ferenc) sia dal geometrismo spigoloso della scuola viennese (i fratelli Vago, Valer Mende) sia dal “Coup de fouet” dalle curve ondulate di chiare origini francesi.
Oradea è davvero unica tra le città cresciute nel periodo Belle Epoque e fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale fu un abbagliante parco-giochi per architetti potenti e abitanti facoltosi. La cittadina che oggi conta all’incirca 200.000 abitanti è stata distrutta nel 1836 da un’incendio e il suo aspetto, classico dell’Art Nouveau e dello stile architettonico austriaco con le facciate decorate di toni pastello, è dovuto all’accurata ricostruzione.Oggi ospita 77 edifici inseriti negli elenchi della Commissione Nazionale per i Monumenti Storici.
Oradea è stata per lungo tempo  residenza del Re di Ungheria Mattia Corvino e solamente nel dopoguerra è tornata a far parte della Romania; vanta un centro storico incantevole, uno dei primi edifici decorati e colorati nello spirito dell’Art Nouveau è il Palazzo Fuchsl, progettato dagli architetti di Budapest Bálint Zoltán Lajos e Jámbor negli anni 1902-1903. Gli stucchi, così come i ferri battuti dei balconi e delle porte richiamano sinuosi tralci di vite.
Il Black Hawk (1907-1908) è il più celebre edificio costruito da Marcell Komor e Dezso Jakob,è su quattro piani, due blocchi e un passaggio in vetro colorato che lo connette a tre strade distinte e la vetrata con l’aquila nera che aleggia nella galleria è diventata uno dei simboli della città. Di notevole interesse anche la  I e II, la casa Poynar, l’hotel Astoria, il Transylvania Hotel, il Palazzo Ulman, il Palazzo Stern, il Palazzo Moskovits e il Palazzo Apollo.
Da non perdere La Chiesa della Luna, o Biserica cu Luna, dotata di un orologio astronomico con le fasi della luna. Bellissimo è anche il Palazzo del Vescovo,completato nel 1770, a forma di U presenta 3 piani, 100 camere affrescate, 365 finestre e una facciata con capitelli ionici. Il palazzo è oggi sede del Museo della Regione Crisana.
La spettacolare fortezza di Oradea, la Cetatea Stelara, con i suoi 5 bastioni è un’altra attrazione storica della città,costruita con pianta a forma di stella da architetti italiani a cavallo tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 sul sito di un’antica fortificazione,attualmente ospita numerose mostre d’arte e fiere dell’artigianato. Infine da visitare assolutamente è la Cattedrale Romano Gotica il più grande edificio sacro barocco di tutta la  Romania, con una cupola di 24 m e torri laterali alte 61 m, costruito su progetto di Giovanni Battista Ricca (1691 -1757 ).

Palatul Fuchsl

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Palatul Apollo

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Palatul Poynar

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Casa Adorjan

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Vetrata del Black Hawk a Oradea (foto Battaglini)

Vetrata del Black Hawk a Oradea (foto Battaglini) @LaStampa.it

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Vetrata in stile Liberty a Oradea (foto Battaglini)

Vetrata in stile Liberty Secessione a Oradea (foto Battaglini) @LaStampa.it

Veduta aerea della città

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(Tutte le fonti sono attinte dal web)

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Seppur spinoso

Impossibile prevedere
se l’amor sarà venefico
nasce, si effonde
penetra in endovena
in circolo vanifica
ogni resistente difesa
assale irrompe irruente
è sull’animo vincente
subdolo induce dipendenza
volge in panico ogni assenza
nulla può la tua ragione
contro il corpo che reclama
quella dose di passione
che è sregolata brama
intossicarsi è sì piacevole
non si rischia l’overdose
rifiutarlo è impensabile
pur spinoso quanto le rose.

Daniela Cerrato,2017

“Romantic rose” photo by Paul Militaru  for more: https://photopaulm.com

romantic-rose

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Volo (petit onze)

Alari
aperture abbracciano il vento
sferzante sulle onde
increspate e
biancastre.
Daniela Cerrato,2017

Dipinto di Seitei  Watanabe, Japanese (1851-1918)

Seagulls over the Waves - Seitei (Shotei) Watanabe

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Senryu 23.03

Sospira d’amor
Chi mira anelando
Siffatte forme.

Daniela Cerrato, 2017                                                                    Scultura di  Auguste Rodin

Auguste Rodin

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“Il Pino” di Francesco Pastonchi, 1931

IL PINO

Solo al ciglio dell’abisso,

tra le folgori e lo sfacelo,

arretri il livido cielo:

stai come crocefisso.

Apri le rigide rame

come palchi di candelabri,

coi ciuffi degli aghi scabri

aderti da l’arse squame:

di una realtà così espressa,

di una forma così descritta,

che l’anima ne è trafitta

nel suo profondo, e ossessa.

O spirito del solo, avverso

al mondo, e contra te crudo,

resta desolato e ignudo,

escluso dall’universo!

(Da “I versetti”, 1931)

Francesco Pastonchi (1874 – 1953) allievo di Arturo Graf all’università di Torino insegnò letteratura italiana dal 1935; fu rinomato dicitore e commentatore di poeti, soprattutto di Dante; critico di poesia sul Corriere della sera (1898-1903) fu anche drammaturgo e critico d’arte e nel 1939 fu nominato accademico d’Italia.
La sua poesia è sensualmente protesa alla ricerca della bellezza formale tranne che nelle ultime poesie, I versetti e Endecasillabi, in cui si avverte una maggior introspezione e malinconia e dove esalta gli aspetti più semplici della natura.
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Volteggio liberatorio

Ed infine
quando ogni voce
ha oltrepassato le pareti
e s’è dissolta ogni eco mentale
riesco ad udire quei pensieri
solo miei che affiorano
chiari come i battiti
del cuore che s’acquieta,
come mare che le acque placa
dopo passata burrasca,
e in questa pacifica sfera
fin dove si spingono
i sogni non più trattenuti
divaga la mente mia
e di leggerezza s’infonde
come farfalla che le ali dispiega
e volitante gode del suo volteggio
liberatorio.

Daniela Cerrato,2017

Artwork by Esther Sarto

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Pablo Neruda – Bella

Ad alta voce / En voz alta

Pablo Neruda – Bella (El amor)
Los versos del capitán. Nápoles, Imprenta “L’Arte Tipográfica”.
Fue publicado por primera vez de manera anónima en Italia en 1952
Voz y piano: Luigi Maria Corsanico

*********************************************

BELLA,
como en la piedra fresca
del manantial, el agua
abre un ancho relámpago de espuma,
así es la sonrisa en tu rostro,
bella.

Bella,
de finas manos y delgados pies
como un caballito de plata,
andando, flor del mundo,
así te veo,
bella.

Bella,
con un nido de cobre enmarañado
en tu cabeza, un nido
color de miel sombría
donde mi corazón arde y reposa,
bella.

Bella,
no te caben los ojos en la cara,
no te caben los ojos en la tierra.
Hay países, hay ríos
en tus ojos,
mi patria está en tus ojos,
yo camino por ellos,
ellos dan luz al mundo
por donde yo camino,
bella.

Bella,
tus senos son como dos…

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Gustave Kahn, “I rifugi degli innamorati” (traduzione di Marcello Comitini)

Note Biografiche : Gustave Kahn (1859 -1936) è stato uno scrittore ebreo francese nato a Metz in Lorena e trasferitosi a Parigi nel 1870, debuttò ancora giovanissimo nella vita letteraria; dopo un soggiorno in Africa, fondò insieme con J. Moréas le riviste d’avanguardia  La vogue e Le symboliste. Dal 1888 fu direttore della Revue indépendante, poi giornalista al Mercure de France. Ebbe parte notevole nel movimento simbolista, di cui ripercorse i momenti salienti (Symbolistes et décadentes, 1902; Les origines du symbolisme, 1936), e fu uno dei primi a rivelare l’arte di Paul Verlaine. Fu anche il primo teorico del verso libero, da lui sistematicamente usato nella raccolta Les palais nomades (1887). Artista sensibile e raffinato, abbondò di parole rare, d’immagini e metafore attinte particolarmente dall’Oriente.
Oltre a dedicarsi alla poesia  Kahn è stato un intellettuale che ha scritto romanzi , opere teatrali,  critico letterario e  anche critico d’arte (scrisse un libro su Felicien Rops) ; è stato anche un discreto  collezionista che seguì lo sviluppo della pittura e della scultura fino alla sua morte. Inoltre ha giocato un ruolo in una serie di dibattiti su questioni pubbliche, tra cui l’anarchismo , il femminismo , il socialismo , e il sionismo .Sua moglie Elizabeth si convertì all’ebraismo in segno di protesta contro l’ antisemitismo , cambiando il suo nome a Rachel.
Dopo la  morte  i suoi manoscritti sono stati collocati nella collezione della biblioteca della Hebrew University di Gerusalemme .
Sul numero di Febbraio del 1905 della rivista internazionale “Poesia” fondata nello stesso anno da Filippo Tommaso Marinetti e Sem Benelli fu pubblicata la poesia di Gustave Kahn dal titolo “Le refuge des amoureux”. La riporto qui di seguito in versione originale e tradotta da Marcello Comitini che pubblicamente ringrazio per la traduzione e per averne concesso la pubblicazione.

I rifugi degli innamorati
(di Gustave Kahn,traduzione di Marcello Comitini)

I rifugi degli innamorati
tutti ombrosi di foglie verdi
tutti profumati di violette,
i palazzi degli innamorati!…
Le finestre si aprono sull’erbetta
e sugli ampi viali deserti
d’un grande parco dai nidi numerosi.
I nascondigli degli innamorati
li abbiamo scoperti,
o bella dei miei anni
d’amore, di lotta e di sconfitte,
e di vittorie riportate
alla luce cara dei tuoi occhi!
La carrozza degli innamorati
è avanzata verso i nostri desideri.
Ottobre era il nostro inserviente
tanto cerimonioso e serio
che ti fece sorridere.
La corona degli arboscelli
s’ingialliva di foglie d’oro.
Il sole parsimonioso
centellinava le sue monete dorate
al bel suolo rossastro e rugoso
dove avanzavano i nostri passi incantati.
Era l’anno del nostro amore,
un ottobre grave e serio.
La nostra barca verso Citera
fu uno orribile battello
che tra le onde grigie e senza luna
beccheggiava all’occhio rosso d’un faro;
ma il sogno che tutto ammanta
imbelletta la vecchia Cibele
e dardeggia con raggi d’agosto
sull’inverno di malinconiche lagune
che evocano nel mezzo della notte nera
le voci calde delle Nereidi
per salutare la gioia senza rughe
della nostra fortuna di partire.
La nostra casa d’innamorati
è piccola e senza lussi;
da lì si scorge un imbonitore,
un teatro e quel che basta
della strada per vedere passare i carri
di gioia crassa e infelice;
ma è la casa degli innamorati
che si stringono per aver più tepore
e resistere meglio all’inverno.
E voi che fate quando il tempo è caldo?
Noi partiamo, mia cara cara signora,
e ci portiamo dietro la nostra Citera
col treno e con la nave.

 

Le refuge des amoureux

Les refuges des amoureux
tout ombreux de feuilles vertes
tout parfumés de violettes,
les palais des amoureux!…
Leurs vitres s’ouvrent sur l’herbette
et les grandes avenues désertes
d’un grand parc aux nids nombreux.
Les cachettes des amoureux
nous les avons découvertes,
0 belle de mes années
d’amour, de lutte et de défaite,
et de victoires remportées
à la clarté de tes chers yeux !
Le carrosse des amoureux
s’est avancé vers nos désirs.
Octobre était notre coursier
tant grave et cérémonieux
que cela te fit sourire.
La couronne des arbrelets
se jaunissait de feuilles d’or;
le soleil parcimonieux
ménageait ses écus d’or
au beau sol rougeâtre et rugueux
où passaient nos pas charmés.
C’était l’année de notre amour,
un octobre grave et serieux.
Notre barque vers Cythère
ce fut un affreux steamer
qui par les flots gris et sans lune
tanguait vers l’œil rouge d’un phare;
mais le rêve qui pavoise tout
à la vieille Cybèle met du fard
et darde des rayons d’aout
sur l’hiver aux mornes lagunes,
évoquant parmi la nuit noire
des voix chaudes de Néréides
pour saluer la joie sans rides
de notre heur en notre départ.
Notre logis d’amoureux
est étroit et pas fastueux;
on en découvre un emballeur
un theàtre, et, du boulevard
assez pour voir passer les chars
de la joie grasse et sans bonheur;
mais c’est un logis d’amoureux
qui se serrent pour avoir plus chaud
et mieux résister à l’ hiver.
Et que faites vous aux temps chauds?
Nous partons, chère madame ma chère,
et transportons notre Cythère
par chemin de fer et bateaux.
(Gustave Kahn.)

Gustave_Kahn,_portrait Nella Foto: Gustave Kahn

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