sereno non sereno

Viso scolpito da tristezza
sgrezzati ha i lineamenti,
sguardo spento, derma smunto
nessuna invidia per un buonumore
che gravita fecondo e mai si ferma,
stolto colore par vestire l’allegria
che contrasta la scura mestizia
sia intima che dirimpetto.
Sorriso non esce, non è dovuto
neppure per dono o cortesia,
anche il broncio trova altra via
chè la rabbia avrebbe altro aspetto,
e se qualcuno domanda perchè
si delega il silenzio a inventare
una qualche risposta. Se c’è…
Da mattina a tramonto anche oggi
ci si veste di cielo che sereno non è
pur se il sole sfreccia i suoi raggi.

Daniela Cerrato

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in silenzio

Voglio stare lontana da tutto,
dalle assurdità cerebroffensive
dall’indolenza e la noncuranza
dal disprezzo mascherato da interesse,
da un grande Fratello che è grande puttana.
Fedele solo allo spazio di cielo che mi guarda
e a nient’altro che si sporca di contatto umano,
masticando con gli occhi le morti evitabili
e rigurgitando compassione che sale per eccesso
svuotando lo stomaco d’ogni altro appetito,
non m’esce  voce vestita di rabbia e taccio
nel rispetto del mio silenzio che s’allarga.
Anche il cielo non sembra infinito oggi,
si è ristretto, lui, ben più umile
delle umane presunzioni d’onnipotenza
che rifiutano tempo per l’esame di coscienza.

-Daniela Cerrato

arsi momenti

Il braciere erutta spire, volute d’impalpabile passato
resine profumate ricoprono ritagli di vissuto
immeritevole ad allacciar presente, in un niente
avvolgono l’ambiente rapide fumose ombre evanescenti
fra breve l’aria nuova ne cancellerà gli ultimi residui
e la cenere raccolta s’unirà ad altri arsi momenti.

– Daniela Cerrato

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manto fosco

Occhio triste velato dall’accumulo
di condensa raccolta strada facendo,
percorrendo strade nebbiose ingrigite
da veli che tutto ricoprono e tua vista
si sforza con altri occhi aggiunti
che fendono come guerrieri luminosi
chilometri di asfalto resi misteriosi
dall’uniformità di un manto fosco,
ch’è come andar bendati in fitto bosco.

-Daniela Cerrato

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Trasformare l’acqua in vino con una bottiglia “miracolosa” — dal blog Emilia Romagna al fronte

di Fabrizio Pini La ricerca di oggetti sui campi di battaglia non è fatta solo di materiale ferroso, infatti è piuttosto frequente trovare cocci di vetro, di solito sparsi ovunque, in prossimità delle baracche o ricoveri dove i soldati vivevano. Potete immaginare, nei momenti di pausa, o cambio dalle prime linee, i fiumi di vino, […]

via Trasformare l’acqua in vino con una bottiglia “miracolosa” — Emilia Romagna al fronte

Sparano al cielo

Sparano a salve sul cielo pesto
ma le nubi non si mettono paura,
l’onda d’urto sposta soltanto
il temporale già maturo e cupo,
colpi di cannone e rimbombo di tuoni,
molteplici frastuoni echeggiano intorno
a tutta la valle su cui nuvole gialle
minacciano grandine su vigneti ricchi,
alle prime saette la gente s’affretta
a rientrare prima del rovescio di chicchi.

-Daniela Cerrato

Un gatto – Pablo Neruda

Come dorme bene un gatto
dorme con zampe e di peso,
dorme con unghie crudeli,
dorme con sangue sanguinario,
dorme con tutti gli anelli
che come circoli incendiati
costruirono la geologia
d’una corda color di sabbia.
Vorrei dormire come un gatto
con tutti i peli del tempo,
con la lingua di pietra focaia,
con il sesso secco del fuoco
e, non parlando con nessuno,
stendermi sopra tutto il mondo,
sopra le tegole e la terra,
intensamente consacrato
a cacciare i topi del sogno.
Ho veduto come vibrava
il gatto nel sonno:
correva la notte in lui come acqua oscura,
e a volte pareva cadere
o magari precipitare
nei desolati ghiacciai,
forse crebbe tanto nel sonno
come un antenato di tigre
e avrebbe saltato nel buio
tetti, nuvole e vulcani.
Dormi, dormi, gatto notturno
con i tuoi riti di vescovo,
e i tuoi baffi di pietra:
ordina tutti i nostri sogni,
guida le tenebre delle nostre
addormentate prodezze
con il tuo cuore sanguinario
e il lungo collo della tua coda.
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