Beth Hart and Joe Bonamassa – Ain’t No Way

Ain’t no way
For me to love you
If you won’t let me
It ain’t no way
For me to give you all you need
If you won’t let me give all of me
I know that a woman’s duty
Is to help and love a man
And that’s the way
It was planned
Oh but how can I, how can I, how can I
Give you all the things I can
If you’re tying both of my hands?
Oh ho, it ain’t no way
(Ain’t no way)
It ain’t no way
(Ain’t no way)
It just ain’t no way, baby
(Ain’t no way)
Ain’t no way, baby
(Ain’t no way)
It ain’t no way
For me to love you
If you won’t let me
Stop trying to be
Someone you’re not
Hard, cold and cruel is a man
Who paid too much for what he got
And if you need me
Like you say, say you do
Oh then…
Oh, it ain’t no way
I tell you that it ain’t no way
It ain’t no way, it ain’t no way, baby, no
It just ain’t no way
It sure ain’t no way
It ain’t no way for me to love you
If you won’t let me
Ain’t no way
If you won’t let me
Ain’t no way

—————————–

Non potrò mai amarti
Se non me lo permetti
Non potrò mai darti ciò di cui hai bisogno,
Se non mi permetti di darti tutta me stessa
So che il dovere di una donna
È quello di amare e aiutare il suo uomo
Ed è così per me
Oh, ma come posso, come, come, come posso darti
Darti tutte le cose che potrei darti,
Se tu mi leghi entrambe le mani
non potrò mai (non potrò mai)
(non potrò) non potrò mai (non potrò mai)
Tesoro, non potrò mai
(non potrò mai) non potrò mai tesoro
Non potrò mai amarti
Se non me lo permetti
Devi smettere di cercare di essere qualcuno che non sei
Un uomo può essere duro, freddo e crudele
Quando ha pagato troppo per quello che ha fatto
E se hai bisogno del mio amore,
Dillo, di che ne hai bisogno
Io aspetterò, ti prego, ti prego
Non capisci che ho bisogno di te
Oh, non potrò mai (ooooo-oooo)
Ti giuro, non potrò mai
Non potrò mai, non potrò mai amore mio Non potrò mai, ti giuro, non potrò mai
Non potrò mai amarti
Se non me lo permetti
Non potrò mai, Se non me lo permetti

due poesie di Konstantin Pavlov

Konstantin Pavlov (1933-2008) sceneggiatore autore e poeta bulgaro, divenne un intellettuale di spicco durante l’era comunista della Bulgaria, e affrontò la censura e un divieto di pubblicazione decennale da parte del governo. Fu probabilmente il maggior poeta bulgaro del secondo novecento

SCHERZO
Ho sussurrato qualcosa ai morti
e l’hanno trovato molto divertente.
Poi loro mi hanno sussurrato appena appena
e abbiamo riso a lungo.
Potrei riferire
quello che loro mi han detto.
Ma quello che ho detto io,
lo manterrò in gran segreto.
Lo confesso apertamente –
ho paura.
I morti sanno capire gli scherzi,
i vivi sono molto sospettosi.

 
FINALE
Amici morti,
sono malato.
Grazie a Dio
cronicamente e incurabilmente.
Sono fiero della più bella di tutte le malattie.
Le metastasi della verità
rapidamente e irreversibilmente
hanno preso possesso di ogni angolino della mia carne.
Per vie sconosciute
riducono all’ordine
i miei pensieri più viziosi
e incorreggibili.
Mi alterano il battito cardiaco.
Conoscenti e sconosciuti,
buona notte!
Auguratemi una proficua malattia.

traduzione di Giuseppe Dell’Agata

Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte | A Sostegno di #iotifosveva

diffondete, è per una nobilissima causa

Daniele Peluso

La mia Call for Artists “Rendi la Tua Vita un’Opera d’Arte” sosterrà la neonata associazione #iotifosveva.

Oggi 20 febbraio 2020 la nuova associazione è stata ufficialmete presentata dagli Amici Marta e Paolo a stampa ed istituzioni nella meravigliosa cornice del Savoia Excelsior Palace Hotel di Trieste. È quindi giunto il momento di rivelare i beneficiari della mia iniziativa artistica che cercherà, nel corso dei prossimi mesi, di raccogliere tutto il bene che l’Arte può esprimere per tramutatarlo in fattivo sostegno ad una causa che mi sta a cuore in maniera particolare.

Oggi, 20 febbraio, ricevo un particolare regalo di compleanno, potendo “svelare” publicamente di sostenere questa nuova realtà associativa nata dalla ferrea volontà dei genitori di Sveva che hanno lavorato senza sosta in questi ultimi mesi affinchè l’associazione che porta il nome della loro bambina vedesse la luce. Una associazione che lavorerà per supportare i bambini ricoverati presso il…

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illusioni

Spara gli occhi altrove,
porta i pensieri al parco giochi
ubriacati di stroboscopiche incidenze
fingi di non avvertire mancanze,
intensifica l’incenso oppiaceo
che stordisce stanza e sensi.
Arriverà ugualmente la notte
infida, architetto di bisogni,
sarà inutile cacciare la luna
per annegarli nel nuovo giorno.

– Daniela Cerrato

Chelsea Hotel 2 – Adam Cohen, Lana Del Rey

una canzone composta da Leonard Cohen che narra la fugace relazione avuta con la cantante Janis Joplin all’Hotel Chelsea, un noto albergo di Manhattan costruito tra il 1883 e il 1885; l’albergo ha ospitato nel tempo numerosi poeti, scrittori e vari artisti. All’epoca era una delle costruzioni più alte della città,e per citare alcuni personaggi che vi soggiornarono si ricordano Mark Twain, Sid Vicious,bassita dei Sex Pistols che lì accoltellò la sua ragazza. E poi Jimi Hendrix, Jane Fonda, Jackson Pollock, Jeff Beck, Andy Warhol, Janis Joplin e Uma Thurman. Anche Cohen rimase affascinato da questo luogo di cui disse:
“Il Chelsea è uno di quegli hotel che possiede tutte le caratteristiche che amo in un albergo. Adoro gli hotel dove, alle quattro del mattino, puoi portarti in stanza un nano, un orso e quattro donne senza che gliene freghi niente a nessuno.”
La canzone però non fu scritta al Chelsea Hotel ma altrove e a più riprese; pare che in seguito Cohen si pentì di aver rivelato la storia della sua relazione con Janis Joplin, morta a soli 27 anni. Dichiarò infatti in un’intervista alla BBC:
“Sono molto dispiaciuto di aver parlato di questa storia che racconta alcuni momenti molto intimi. Se ci fosse modo di chiedere scusa a un fantasma mi scuserei all’istante  per aver fatto trapelare questa indiscrezione.”

I remember you well at the Chelsea Hotel,
you were talking so brave and so sweet,
giving me head on the unmade bed,
while the limousines wait in the street.
Those were the reasons and that was New York,
we were living for the money and the flesh.
And that was called love for the workers in song
probably still is for those of them left.

Ah but you got away, didn’t you babe,
you just turned your back on the crowd,
you got away, I never once heard you say,
I need you, I don’t need you,
I need you, I don’t need you
and all of that jiving around.

I remember you well at the Chelsea Hotel
you were famous, your heart was a legend.
You told me again you preferred handsome men
but for me you would make an exception.
And clenching your fist for the ones like us
who are oppressed by the figures of beauty,
you fixed yourself, you said, “Well never mind,
we are ugly but we have the music.”

Ah but you got away, didn’t you babe,
you just turned your back on the crowd,
you got away, I never once heard you say,
I need you, I don’t need you,
I need you, I don’t need you
and all of that jiving around.

I don’t mean to confess that I loved you the best,
I can’t keep track of each fallen robin.
I remember you well in the Chelsea Hotel,
that’s all, I don’t even think of you that often.

Mi ricordo bene di te all’Hotel Chelsea,
parlavi con tanto coraggio e dolcezza,
lavoravi di bocca sul letto ancora sfatto
mentre le limousine aspettavano in strada.
Queste erano le nostre ragioni e così era New York,
ci guadagnavamo i soldi e la carne
E tutto questo veniva chiamato amore per noi operai della canzone
e’ probabile che sia ancora così per quelli che sono rimasti.

Ma tu te ne sei andata, non è vero, ragazza mia,
hai voltato le spalle alla folla,
te ne sei andata, non ti ho mai sentito dire,
ho bisogno di te, non ho bisogno di te,
ho bisogno di te, non ho bisogno di te
e tutto quel parlare strano.

Mi ricordo bene di te all’Hotel Chelsea,
eri famosa, il tuo cuore era una leggenda.
Mi hai detto più volte che preferivi uomini prestanti
ma che per me avresti fatto un’eccezione.
E stringendo il pugno per quelli come noi
che sono oppressi dalle immagini della bellezza,
facendoti una dose dicesti, “Be, non importa,
siamo orrendi ma abbiamo ancora la musica.”

Ma tu te ne sei andata, non è vero, ragazza mia,
hai voltato le spalle alla folla,
te ne sei andata, non ti ho mai sentito dire,
ho bisogno di te, non ho bisogno di te,
ho bisogno di te, non ho bisogno di te
e tutto quel parlare strano.

Non voglio dire che sia stato in grado di amarti nel migliore dei modi,
non riesco a tener conto di ogni pettirosso caduto in trappola.
Mi ricordo bene di te all’Hotel Chelsea,
è tutto qui, non ti penso nemmeno tanto spesso.

amore sobrio

L’audacia iniettata
da un litro di rosso
vince reticenze,
roba da confessare
in piazza il più intimo
dei segreti, custodito
da uno sciame d’indugi.
Invece resiste il silenzio,
un mulo sardo e sordo
ostinato a non tradire
il piacere di scoprire
l’incognito finale
di una lenta odissea d’amore.

– Daniela Cerrato

 

Oasi benigna di intimo deserto ( lettura di Rodolfo Vettor) + bonus musicale

Ripropongo questi miei versi del 2019  approfittando della gentilezza  di Rodolfo Vettor che ha prestato voce per la lettura; lo ringrazio pubblicamente per aver messo a disposizione l’audio con cui ho potuto creare un video molto semplice ( per ora la mia poca dimestichezza coi montaggi video non permette risultati migliori )

( qui il sito di Rodolfo Vettor: https://www.facebook.com/letture.dirodolfo.1   )

Gaglioffe anche le previsioni del cuore
per l’improvvisa eclissi totale di luce,
rabbuia e si contrae il muscolo schiacciando
le più alate tenerezze che si disintegrano
nell’aria pestilenziale di idiozie contorte,
della frangibilità dello spirito pari al cristallo
si raccolgono le polveri, ci si rigenera con uno sballo,
un oblio da Nulla, oasi benigna di intimo deserto.

– Daniela Cerrato

 

Alla poesia non ho aggiunto base musicale perchè ho preferito lasciare la nuda recitazione, perciò dulcis in fundo, aggiungo  l’ascolto di un pezzo del 1991 che mi piace immensamente: One degli U2,  con le voci di  Bono e Mary J.Blige

fisionomia

La immagino appoggiata al muro
senza scure, capelli raccolti
vestito a fiori da contadina.
Paziente, braccia robuste, fianchi materni
occhi vigili e  profumo floreale.
Ha un nome, una data, una porta
su cui posare  gelido rintocco
e un accenno di sorriso per ingentilire
il limite valicabile una sola volta.
Così immagino la morte dolce
se dovessi darle  fisionomia.

  • Daniela Cerrato

statale dieci

Statale dieci.  Dei pneumatici
buche e rotonde rallentano
velocità in una bisettrice
di campi sotto un tempo basso,
lapide e fiori al chilometro x
in memoria di uno sventurato.
Più avanti a bordo strada
smercia amore  pelle d’ebano
seduta su un trespolo pieghevole,
tuta nera senza lustrini
in attesa di un dio che la liberi
dalla prigione a cielo aperto.
La strada è ancora un deserto
alle dieci del mattino, due corvi
attraversano la carreggiata,
case puritane, lontane dai veleni
di marmitte roventi, sono oasi
tra asprezze e ruvidità di vita.

-Daniela Cerrato