campana di carta

La campana di carta rintocca in silenzio
dentro l’anima, senza voci ipocrite
richiama a un senso che s’è disgregato
a stagioni in cui tute blu erano voci
d’orgoglio, ai diritti scanditi ai megafoni
ora afoni, ammutiti da troppi tornaconti,
da ideali bruciati nei tramonti di menti
senza eredi, e così annaspando nel vuoto
gettati in volo senza paracadute speriamo
di ammarare invece che atterrare, o viceversa,
secondo umore oscillante che ogni giorno versa.
– Daniela Cerrato

Annunci

lei canta

Lei canta ed io, ancora immersa nel tepore
della notte, l’ascolto. A braccio di ferro
vince la pigrizia, anche sui pensieri
che al mattino sfornano qualche spunto
di scrittura.  Lei canta e la sua voce
cadenza una quasi cantilena, che sia
una tardiva ninna nanna lo spiegano
le palpebre che rispondono mantenendo
chiusura, rifiutando del giorno le molestie.
Lei canta e io ascolto la sua voce chiara
che fa da controcanto al mio pacato respiro,
vorrei poter ignorare i richiami che arrestano
questo stato di grazia, ben pochi ne restano…
Lei canta, diverrà monotono il suo vocalizzo
quando si ridurrà a stilla battente da grondaia.

– Daniela Cerrato

il Castello di Piea

Tempo variabile oggi, tra sprazzi di sole mattutini e nuvolosità pomeridiana con un venticello piuttosto fresco, non proprio primaverile, ma è stato piacevole ugualmente passare qualche ora  nel verde del parco secolare del Castello di Piea, in provincia di Asti. Normalmente è usato come location per feste private ma durante l’anno il castello apre ai visitatori per alcune manifestazioni particolari.
Non manca una nota tragica che  narra del fantasma della nobile Orsola, ultima discendente dei Roero, morta nel 1796 a 24 anni mentre dava alla luce una bimba, vissuta pochi minuti;  proprio suo sarebbe lo spettro della misteriosa Dama Bianca che si aggira nottetempo nelle sale del maniero. Sale  riccamente arredate con lampadari di Murano, preziosi mobili d’epoca, ceramiche e cristallerie francesi oltre a qualche pezzo meno datato ma altrettanto importante per gli appassionati del film Titanic e a quelli della mitica Maria Callas; ci sono infatti il vestito indossato nel film da Kate Wislet e un letto appartenuto alla celebre cantante lirica.
Della sua storia se volete potete leggere qualche cenno al link che lascio prima di qualche foto tra quelle che ho scattato  dai vialetti del parco. Peccato per il tempo poco magnanimo per la riuscita ottimale delle foto, ma mi so accontentare.

Cenni storici qui: https://www.castellodipiea.com/cenni-storici.html

Tutte le foto sono personali.
Daniela Cerrato

P1120037P1120022P1120033P1120008P1120028P1120007P1120029P1120041P1120025P1120031

 

Reblog: i bambini ci arrivano … ma gli adulti?

Guardate il filmato suggerito dal link qui sotto; mi auguro che questo intelligente quanto simpatico contributo faccia riflettere ogni persona che lo visiona coscientemente. La salute delle nuove generazioni dipende da quella del pianeta, ed è argomento da affrontare nell’immediato senza tergiversare oltre, senza strumentalizzazioni politiche , con la partecipazione attiva internazionale e partendo da ogni singolo essere umano che muove i passi sul suolo terrestre. Bisogna davvero dire basta cominciando a obbligare la produzione di tutti i materiali col minor impatto ambientale, bandire dal mercato tutto ciò che di dannoso sinora è stato lecito smerciare. Lucro indifferenza ignoranza non sono consentiti.

Benvenuti nel rifugio di Claudio

§

§

View original post

mani disgiunte

ipocrisia in ogni preghiera che si forgia
su morte, beviamo da calici diversi,
la comunione è per chi di sangui e culti
non vede distinzione, incensano altari
su passioni costruite mentre il mondo
piange quotidiani morti senza motivo.
non m’inginocchio sulle rotule ma col cuore
senza cori e strette di mano a esortazione.
-Daniela Cerrato

assaggi di paradiso

Nei roseti ci sono assaggi di paradiso,
a uno a uno i boccioli si schiudono
ubriacando di profumo l’aria, insetti
richiamati posano le ali su sete rosa
e purpurei velluti, il tempo si arresta,
consente una tregua in armonia di forme
toni e fragranze, prendono le distanze
i quotidiani intralci all’estasi di vita,
visibilio certo cosciente di uno sfiorire
che avverrà, ma nel frattempo è sbornia
di contemplazione in una pace che astrae.

-Daniela Cerrato

“Pink Beauty” by Paul Militaru  from https://photopaulm.com/2019/04/20/pink-beauty-9/

pink-beauty.jpg

stoffa scarsa


Nessun sarto può imbastire amore
mancando la stoffa, il cartamodello
è disegno complesso, la velina logora
è ormai inservibile. Ciò che cestino
è un progetto neppure mio, lasciato
su ipotetico tavolino infiocchettato
come dono del cielo a cercare mano.
Il cuore artigiano ci ha messo filo
e tempo, s’è accorto dell’impossibile
rinunciando. Forse è stoffa scarsa
anche per l’amicizia, tracce di nulla
restano sospese tra qualche parola gonfia
di adulazione e presunzione di unicità.
Buona fortuna, che il tuo ago
possa trovare sua ideale cruna.

– Daniela Cerrato

emozioni liquide

Fontane danzanti,  getti  slanciati e trionfali
espressioni liquide su tempi musicali
diafane etoiles di balletti notturni
scrosci illuminati colorati a turni,
dal blu all’indaco, dal rosso al giallo
con qualche pausa asciutta in intervallo
per poi sprigionare nuova forza in spinta.
Una folla attratta segue lo spettacolo, vinta
da magie d’acqua che come il fuoco ipnotizza
l’attenzione umana. La seduce e la paralizza.

– Daniela Cerrato

Foto di Paul Militaru, da https://photopaulm.com/2019/03/31/blue-light/

blue-light.jpg

 

Giorgio Gaber -La razza in estinzione

Non mi piace la finta allegria
non sopporto neanche le cene in compagnia
e coi giovani sono intransigente
di certe mode, canzoni e trasgressioni
non me ne frega niente.
E sono anche un po’ annoiato
da chi ci fa la morale
ed esalta come sacra la vita coniugale
e poi ci sono i gay
che han tutte le ragioni
ma io non riesco a tollerare le loro esibizioni.
Non mi piace chi è troppo solidale
e fa il professionista del sociale
ma chi specula su chi è malato
su disabili, tossici e anziani è un vero criminale.
Ma non vedo più nessuno che s’incazza
tra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene sembra proprio destinato
a diventare un buffone.
Ma forse sono io che faccio parte
di una razza in estinzione.
La mia generazione ha visto le strade,
le piazze gremite di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso.
Non mi piace la troppa informazione
odio anche i giornali e la televisione
la cultura per le masse è un’idiozia
la fila coi panini davanti ai musei
mi fa malinconia.
E la tecnologia ci porterà lontano
ma non c’è più nessuno che sappia l’italiano
c’è di buono che la scuola si aggiorna con urgenza
e con tutti i nuovi quiz ci garantisce l’ignoranza.
Non mi piace nessuna ideologia
non faccio neanche il tifo per la democrazia
di gente che ha da dire ce n’è tanta
la qualità non è richiesta è il numero che conta.
E anche il mio Paese mi piace sempre meno
non credo più all’ingegno del popolo italiano
dove ogni intellettuale fa opinione
ma se lo guardi bene è il solito coglione.
Ma forse sono io che faccio parte
di una razza In estinzione.
La mia generazione ha visto
migliaia di ragazzi pronti a tutto che stavano cercando
magari con un po’ di presunzione di cambiare il mondo.
Possiamo raccontarlo ai figli senza alcun rimorso
ma la mia generazione ha perso.
Non mi piace il mercato globale
che è il paradiso di ogni multinazionale
e un domani state pur tranquilli
ci saranno sempre più poveri e più ricchi
ma tutti più imbecilli.
E immagino un futuro senza alcun rimedio
una specie di massa senza più individuo
E vedo il nostro Stato che è pavido e impotente
è sempre più allo sfascio e non gliene frega niente
e vedo una Chiesa che incalza più che mai
io vorrei che sprofondasse con tutti i Papi e i Giubilei.
Ma questa è un’astrazione
è un’idea di chi appartiene a una razza in estinzione.

dita nere

La maestra Laura aveva idiosincrasia per la bic
nata già da cinque lustri, per sua stramberia
fummo costrette a utilizzare l’intercambiabile
pennino a inchiostro. Dal calamaio a pozzetto
usciva liquido denso, un nero misto di peluzzi,
impossibile non fare disastri su foglio e mani.
Le aiuole del cortile sotto i due grandi fichi
erano la mia sala giochi, riempivo scatolette
di Valda vuote con terra umida per modellare
piccole sculture multiformi a cui davo nome.
Con la fuliggine sui polpastrelli disegnavo
buffi personaggi, pagliacci bimbi spazzacamini,
mare sole stelle e luna, la punta delle dita sempre
scura e mamma  strofinava brontolando.
Si salvava la veste sotto lo scafandro protettivo
ma le piccole mani erano sempre color carbone
da strigliare col sapone e di santa ragione.
Schivavo le bambole a priori, giocavo alternativo.

-Daniela Cerrato