vetrina fotografica: spazio e forma per Jonas Bjerre-Poulsen

Jonas Bjerre-Poulsen è un architetto, designer e fotografo con studio a Copenaghen.

Si è formato presso l’Accademia Reale danese di Belle Arti di Copenaghen, e ha fondato, nel 2008, insieme a Kasper Ronn Von Lotzbeck, lo studio Norm Architects. Jonas unisce la sua spiccata sensibilità per spazio e forma e crea progetti con caratteristiche di sobrietà e raffinatezza raggiungendo un minimalismo che attrae e diventa visivamente tattile.
Le due pratiche artistiche, architettura e fotografia sono espressioni di una poetica comune che tende alla perfezione attraverso l’armonia e l’equilibrio geometrico costantemente ricercati nelle forme morbide come la sfera.

"Come fotografo, sono attratto dal motivo delle sfere. Noto sempre le forme sferiche e gli elementi circolari che osservo. Li vedo ovunque, nei corpi, nell'architettura, nella natura. Per me, una sfera è una forma perfetta; è completamente simmetrica in quanto tutti i punti sulla sua superficie si trovano alla stessa distanza dal suo centro. È una forma senza tempo, si rivolge a persone di tutto il mondo indipendentemente dalle preferenze culturali. È un simbolo forte che definisce il più intimo degli spazi; il grembo, i rapporti tra le persone, e quello tra l'uomo e Dio."

il suo sito instagram: https://www.instagram.com/jonasbjerrepoulsen/

Jonas Bjerre-Poulsen

osservando

nulla permane a ogni condizione,
imparare dall'ombra il mutamento
adeguando presenza e direzione
seguendo angolo e intensità di luce.
Smorzato l'ultimo esile barbaglio
raccogliersi nell'interezza del buio 
ove tutto riposa e nulla induce.
Finchè un dettaglio rifrangerà senso.

Photo by Arthur Tress

buona vita

Sacha Distel (1933-2004) oltre che attore fu un compositore e chitarrista di talento, iniziò diciassettenne la sua carriera nella formazione dello zio, il compositore e direttore d’orchestra Ray Ventura. Negli Stati Uniti, ebbe modo di conoscere e lavorare con jazzisti come Dizzy Gillespie, Tony Bennett, Quincy Jones. Fu piuttosto noto anche in Italia grazie alle sue apparizioni in diversi programmi televisivi compresa una partecipazione al festival di Sanremo nel 1968 in cui cantò in abbinamento a Giuni Russo.

aria instabile

Fu un dire fare baciare 
molte lettere, nessun  testamento
macinati chilometri di sdolcinate illusioni
obiettivi mancati, raggiunti,
un paio persi per un soffio divino.
Stemperati dolori con caparbietà di fenice,
assegnato al sogno il volo
negato da gravità in forze.
Inevitabili inciampi di caviglie e cuore
l'equilibrio necessario 
raggiunto a filo appeso.
-dovesse venir meno
materassi di stanchezza
salverebbero dallo schianto-
L'ultimo pianto disse
che la felicità è aleatoria,
è aria instabile.

Daniela Cerrato

da “Questa libertà” di Pierluigi Cappello- Bur-2016

… “Ognuno di noi ha il suo porto sepolto dentro di sé: quando io
sprofondo nel mio, le prime parole che mi vengono incontro sono
quelle della mia infanzia sul colle e sono la parola “ombra”, la
parola “acqua”, la parola “pietra”, la parola “muschio”, la parola
“nuvola”, la parola “fatica”, la parola “silenzio”. Con le parole, pian piano affiorano i luoghi e i volti e mi viene incontro mia madre, che mi prende per mano e mi porta a cogliere i bucaneve lungo le rive gelate del torrente a febbraio.
E allora, in quel momento, mia madre, io, il candore dei bucaneve
su letto di muschio e l’acqua sulle pietre levigate, siamo di nuovo
uniti e rinnovati, custoditi dal silenzio, la parola che preferisco. E
anche se so che il silenzio si declina in molte forme, quello che io
amo è la cripta d’amore che custodisce e rinnova, dove si scende
piano piano, con deferenza, a piedi scalzi.”[…]

carboncino

Visioni abbozzate di futuro
ove arriva lungimiranza,
un carboncino per sfumare
la tragedia nell’oscurità
fumo denso da inibire gli occhi.
Dopo la Guernica di tori e cavalli
sarà estinzione di umanità remota
dilaniata da un esercito di droni.
Coni di esausti roghi, terra bruciata
al limitare di un mare asciutto
spettrale salina in lutto.
Morti i pesci, nessun domani.

Daniela Cerrato

PICASSO, TRAGEDY

il divino boemo Myslivecek

Josef Myslivecek è stato uno dei compositori d’opera di maggior successo del XVIII secolo, famoso e attivo soprattutto in Italia soprannominato “il divino boemo”, ma subito dimenticato e morto in povertà a Roma. Appena ventiseienne Myslivecek partì da Praga nel 1763 e come in una partitura piena di contrappunti con finale a Roma, arrivò a Venezia. Lasciò la sua città e il mulino di famiglia sull’isola di Kampa, per ritrovarsi sui barconi veneziani, dove le feste e i concerti iniziavano tardi e continuavano tutta la notte. Si dice che già due anni dopo il suo arrivo i progressi fossero tali che compose subito la sua prima opera mettendola in scena a Parma nel 1764 (Medea al Teatro Ducale), ma il trionfo arrivò qualche anno dopo al Teatro San Carlo di Napoli con il suo Bellerofonte. Musicista chiaro ed elegante, sulla linea dell’espressività melodica della scuola italiana, Myslivecek serbò un suo modo di cadenzare derivato dai canti popolari della sua terra affascinando anche Mozart. Pare che negli anni ’60 del 700 fosse il compositore più pagato in Italia. Era molto prolifico e veloce, gli venivano commissionate sinfonie, oratori, musica da camera e i suoi lavori ricevevano il più grande plauso in tutti i teatri italiani. Molto famoso e acclamato negli ambienti musicali ma subito dimenticato, quasi censurato tanto che, come ci racconta la Shaginian, qualche settimana dopo la sua scomparsa una sua opera venisse rappresentata al Teatro Argentina senza che sul cartellone comparisse il suo nome. Anche il luogo della sua sepoltura nella chiesa di San Lorenzo in Lucina a Roma non si riesce più a trovare, la sua tomba si è perduta nei sotterranei della chiesa dove ai primi del novecento sono stati fatti dei lavori di restauro. Quello che resta oggi è soltanto una lapide appesa sul muro della navata principale della chiesa che dice “In questa basilica è stato sepolto il compositore ceco Giuseppe Misliwecek detto il boemo, amico di Mozart 9-3-1737/4-2-1781”

Haydn, Cello Concerto No. 2 in D Major

Franz Joseph Haydn fu sempre molto attento a tutto quello che avveniva anche fuori dai confini dell’Austria, introdusse tutte le innovazioni di scrittura strumentale della “scuola di Mannheim”, come l’uso del crescendo e del diminuendo e tecniche esecutive come il tremolo e il pizzicato. Al servizio dei principi Esterhàzy Haydn compose due concerti per violoncello – strumento che fino a quel periodo era piuttosto trascurato come solista. Solo pochi compositori, tra i quali Boccherini, lo avevano introdotto come protagonista nelle loro composizioni – a distanza di circa venti anni: il primo concerto, in do maggiore , composto presumibilmente tra il 1762 e il 1765 e il secondo in re maggiore , che risale al 1783 ed è uno degli ultimi concerti composti da Haydn