Paul Schad-Rossa (1862-1916)

Schad iniziò in realtà come scultore alla scuola d’arte di Norimberga; quando si trasferì all’Accademia di Monaco nel 1880 si dedicò alla pittura e studiò con Löfftz. Nel 1883 si unì a Defregger ed è di questo periodo il suo primo quadro di grandi dimensioni, completamente tono su tono: “Vuole essere sera”. A quel tempo ha anche prodotto una serie di copie di vecchi maestri per conto del re Karol di Romania; copie destinate al Castello di Sinaia nei Carpazi. In occasione di questo incarico, fu apprezzato da un inglese che si appassionò soprattutto per le eccellenti copie di Schad della vecchia scuola tedesca, in particolare l’altare Baumgartner di Dürer e le immagini delle ali dell’altare Holbein a Monaco, la Madonna Holbein a Darmstadt, le quattro ali inferiori della pala d’altare di Gand dei van Eycks a Berlino.
Nel 1888 Schad lasciò l’accademia e si dedicò a uno studio completamente naturalistico in campagna: nacque con forte enfasi “Corpo di Cristo”. Dedicò gli anni successivi a studi puramente coloristici. I suoi tratti nell’aria blu sono caratteristici del suo sforzo per la luce vibrante. Iniziò così una serie di quadri prettamente scenici e un gran numero di ritratti dipinti e disegnati. Nel 1895 fondò una scuola d’arte femminile a Monaco di Baviera, di cui fu direttore.

Hans Baldung Grien (1484 -1545)

Baldung Grien fu pittore, incisore e disegnatore di vetrate. Si formò a Strasburgo e completò i suoi studi nella bottega di Dürer dove è documentato intorno al 1503. Il suo soprannome di “Grien” (verde, in tedesco antico) risale alla sua giovinezza quando era nota la sua preferenza per quel colore. Quando Dürer fece il suo secondo viaggio in Italia tra il 1505 e il 1507, Grien rimase a capo dello studio a Norimberga poiché era considerato il suo miglior allievo. Nel 1509 è nuovamente documentato a Strasburgo dove divenne cittadino e gestiva una propria bottega.

Grien e Dürer godettero di un rapporto di amicizia e ammirazione reciproca che sarebbe durato fino alla morte di Dürer. Tra il 1512 e il 1517 Grien si trasferì a Friburgo per eseguire il progetto più importante della sua carriera, la decorazione dell’altare maggiore della cattedrale sotto forma di una monumentale pala d’altare con 11 dipinti di cui l’elemento centrale era l’Incoronazione del Vergine . Questa pala, ancora in situ, è considerata uno dei suoi capolavori. Nel 1517 tornò a Strasburgo dove rimase fino alla sua morte nel 1545.

Fu molto prolifico e versatile e la sua vasta produzione comprende opere religiose, ritratti e composizioni mitologiche e allegoriche. Soprattutto le allegorie possono essere considerate il suo contributo più importante; i nudi femminili erotici in esse contenuti trasmettono messaggi legati al concetto di morte. Tra i suoi dipinti più belli ci sono Le sette età della donna (Museum der Bildenden Künste, Lipsia), Le tre Grazie e Le età e la morte (entrambi nel Museo del Prado, Madrid). I suoi lavori, dipinti e stampe, sono stati influenzati dal lavoro di altri artisti del Rinascimento tedesco come Lucas Cranach, Grünewald e ovviamente Dürer.

Hans Baldung Grien , (1484 -1545) Il Diluvio, 1515

Lucrezia, 1520
Le due streghe
Le sette età della donna
Adamo ed Eva

l’arte naif di Séraphine di Senlis (1864-1942)

Séraphine Louis , conosciuta come Séraphine di Senlis (1864-1942), è stata una pittrice francese in stile naif . Autodidatta, è stata ispirata dalla sua fede religiosa e dalle vetrate delle chiese e da altre arti religiose. L’intensità delle sue immagini, sia nel colore che nel design replicativo, è talvolta interpretata come un riflesso della sua stessa psiche, che cammina sul filo del rasoio tra l’estasi e la malattia mentale.
La vita di Séraphine de Senlis è come la sua opera: ricca, prolifica e oscura. È nata in un ambiente rurale nel dipartimento dell’Oise. Rimasta orfana all’età di sette anni, è stata allevata dalla sorella maggiore e presto abbandonata al proprio destino. Come domestica presso il convento di La Charité de la Providence a Clermont-de-l’Oise, si è immersa nella vita religiosa e si è immersa nelle immagini di pietà che la circondavano. Da allora, e per tutta la vita, si dedicò al culto della Vergine Maria. Cameriera alle dipendenze di famiglie borghesi dei dintorni di Senlis, iniziò a dipingere piccole nature morte, in grande solitudine; lei stessa creava i propri colori usando il Ripolin come base, realizzando enigmatiche miscele, di cui nessuno conosceva il segreto. Nel 1927, molte delle sue opere furono accettate per una mostra tenuta dalla Società degli amici delle arti nella città di Senlis. Wilhelm Uhde, grande collezionista, critico d’arte e mercante, mostrò un grande interesse per la sua pittura piena di “confessioni estatiche”, e divenne il suo mecenate.

Louis di giorno si dedicava ai lavori che le permettevano il sostentamento la notte dipingeva a lume di candela, in gran parte in segreto isolamento, fino a quando il suo considerevole corpus di opere fu scoperto nel 1912 dal collezionista d’arte tedesco Wilhelm Uhde . Mentre si trovava a Senlis, Uhde vide una natura morta di mele a casa del suo vicino e rimase stupito nell’apprendere che l’artista era la sua domestica. Il suo sostegno appne ainiziato venne a mancare quando Uhde fu costretto a lasciare la Francia nell’agosto 1914; la guerra lo aveva reso un estraneo sgradito a Senlis, proprio come lo era Louis, data la sua persona eccentrica. Ristabilirono i contatti solo nel 1927 quando Uhde – tornato in Francia e residente a Chantilly – visitò una mostra di artisti locali a Senlis e, vedendo il lavoro di Louis, si rese conto che era sopravvissuta e che la sua arte era fiorita. Sotto il patrocinio di Uhde, Louis iniziò a dipingere grandi tele, alcune delle quali alte due metri, e ottenne la ribalta come la pittrice naif del suo tempo. Nel 1929, Uhde organizzò una mostra, “Pittori del Sacro Cuore” che presentava l’arte di Louis, lanciandola in un periodo di successo finanziario che non aveva mai conosciuto e che non era preparata a gestire. Poi, nel 1930, con gli effetti della Grande Depressione che distrussero le finanze dei suoi mecenati, Uhde non ebbe altra scelta che smettere di comprare i suoi quadri.

Nel 1932, Louis fu ricoverata per psicosi cronica nel manicomio di Clermont dove la sua arte non ha potuto proseguire. Sebbene Uhde riferì che era morta nel 1934, corse voce che Louis in realtà visse fino al 1942 in una dependance dell’ospedale a Villers-sous-Erquery , dove morì senza amici e sola. Fu sepolta in una fossa comune.

Le opere di Louis sono prevalentemente fantasie ricche di composizioni floreali intensamente ripetute e impreziosite. Ha usato colori e pigmenti che ha realizzato da sola con ingredienti insoliti ed esotici che non ha mai rivelato che hanno resistito alla prova del tempo per una vividezza duratura. Le superfici dei suoi dipinti hanno un aspetto opaco, quasi ceroso. A volte la sua firma (tipicamente “S. Louis”) era incisa a coltello, rivelando un fondo di colore contrastante. In alcuni casi, sembra che abbia firmato i suoi dipinti prima di dipingerli.

Louis era un artista consumata da un irrefrenabile bisogno di creare, quella famosa necessità interna di cui Kandinsky parlava; le sue opere sono esposte al Musée d’art de Senlis , al Musée d’art naïf di Nizza e al Musée d’Art moderne Lille Métropole a Villeneuve-d’Ascq .

Nel 2009, il film biografico francese Séraphine del regista Martin Provost ha vinto sette César Awards , tra cui il miglior film e la migliore attrice, Yolande Moreau, che ha recitato nel ruolo del protagonista. Il film esplora il rapporto tra Louis e Wilhelm Uhde dal loro primo incontro nel 1912 fino ai giorni al manicomio di Clermont.

quel fenomeno che arresta le ciglia

Quando il cielo pare sostenga
un omogeneo palco di malinconia
chiedi che lassù qualcuno dipinga
come sempre fece in vita sua.
Vedo Wassily coi colori pagliacci
giocoliere di zuppi pennelli
sta tracciando piste di volo
per stormi di ludici uccelli,
non attendo che tela trasudi
e si possa visionar meraviglia
già lo vedo così chiaramente
quel fenomeno che arresta le ciglia.

-Daniela Cerrato

 

“The Bird” by Wassily Kandinsky

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«L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla, e indica il contenuto del futuro.»
Vassily Kandinsky

L’arte di Joshua Burbank

Ho scoperto nelle mie scorribande per il web Joshua Burbank, un artista californiano nato nel 1968 che utilizza una tecnica mista collage + acrilici + gommalacca per creare le sue composizioni accattivanti, dai colori caldi e variegati; alcuni ritratti sembrano ispirati a dei classici rinascimentali, anche se lui dice di ispirarsi molto alle moderne pubblicità di shampoo o altri prodotti per poi rivoluzionarle in qualcosa di più classico. Il risultato mi pare comunque interessante.

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Ethel Leontine Gabain (1883-1950)

Dedico questo spazio ad alcune opere dell’artista franco inglese Ethel Leontine Gabain, vissuta tra il 1883 e il 1950, moglie del pittore John Copley, sinora a me rimasta sconosciuta. Come spesso avviene, mi è capitato sotto gli occhi un dipinto che mi ha invitata ad iniziare la ricerca di altri lavori. Oltre ai ritratti ha dipinto anche paesaggi e nature morte, ma nel caso specifico ho scelto di proporre questi che seguono in quanto accomunati da un filo conduttore particolare: sono tutti ritratti di donne dai volti malinconici, dai colori romantici, tenui, mai chiassosi anche quando c’è qualche nota di colore più vivo. Per queste sue rappresentazioni si è avvalsa prevalentemente della stessa modella, Carmen Watson, che ha posato per lei più di sessanta volte.

La prima immagine è la foto dell’artista.

Portrait of Ethel Gabain - Private Collection

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(c) Peter Copley; Supplied by The Public Catalogue Foundation

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Giacomo Grosso alla Pinacoteca Albertina

Giacomo Grosso

Giacomo Grosso ( 1860 –  1938) “La Ninfea”, 1907

Giacomo Grosso fu un artista purtroppo già dimenticato nell’immediato dopoguerra sia dai collezionisti che dalla critica che per un certo periodo lo snobbò, tuttavia resta uno dei rappresentanti di maggiore  importanza nella pittura italiana nel passaggio tra ‘800 e ‘900, quando maturò successi a Parigi e Vienna e nelle varie esposizioni internazionali. Fu rivalutato per fortuna  dopo la mostra alla Promotrice di Torino nel 1990 ; la pittura di Grosso mette in risalto  il suo senso assoluto per il colore, la sua abilità ritrattistica nel definire con gusto anche i dettagli scenografici ed è un inno alla bellezza della natura osservata e dipinta in tutte le sue espressioni. Lo portarono al successo internazionale queste innate doti pittoriche con cui diede un’impronta personale ai volti, ai corpi fasciati dai vestiti sontuosi , ed anche ai  nudi sensuali e voluttuosi, ai paesaggi come ai fiori e alle nature morte. Questa occasione  che si presenta nelle prossime settimane  a Torino credo sia da non perdere per riscoprire questo artista dal carattere complesso e provocatorio che ricoprì anche la carica di senatore del Regno.

http://www.pinacotecalbertina.it/dal-28-settembre-la-grande-mostra-di-giacomo-grosso/

Di qui passarono alcuni maestri della pittura

Sennelier

Questa è una foto d’epoca, dei primi ‘900, dello storico negozio di colori parigino Sennelier,attivo ancor oggi in Quai Voltaire.
I pittori europei fino alla metà del ‘700 si procuravano i pigmenti in farmacie ben fornite dove trovavano anche spezie resine e minerali importati dall’Oriente e dall’Africa. Poi iniziarono ad esserci a Parigi negozi specializzati solo in colori, definiti appunto Marchands de Couleurs, che rapidamente si moltiplicarono a diventare circa 600 a fine ‘800. Nel 1887 Gustave Sennelier ne aprì uno in cui inizialmente vendeva vernici pronte; poi passò a creare la propria gamma di colori, macinando e miscelando i pigmenti nel suo laboratorio, creando sfumature a richiesta per pittori che iniziarono a rifornirsi nel negozio di Quai Voltaire n°3, come Gauguin, Soutine e Bonnard, per citarne alcuni dei più importanti.
Pare che Degas entrato nel negozio per acquistare dei pastelli nelle varie tonalità del marrone suggerì al proprietario di creare altre svariate sfumature della stessa tinta; così salirono a una trentina le tonalità di marrone utilizzate dal pittore. Nel 1948 Henri Sennelier fu contattato da Picasso che gli chiese di creare un colore già pronto da utilizzare su qualsiasi superficie; e Henri creò i pastelli ad olio, dal pigmento prevalente di cera che Picasso poi iniziò ad utilizzare.E come lui Modigliani, Kandinsky, Chagall e Dalì. La fortuna di questo negozio perdura tuttora,la sua storia si tramanda da quattro generazioni.

magazin2interno del negozio a inizio ‘900marque de fabrique déposée le 29 décembre 1890 par Gustave Sennelie  EPOQUE3EPOQUE4

La natura misteriosa di Alice Brasser

Alcune opere dell’artista olandese Alice Brasser, nata nel 1965 ad Alkmaar.
Mi sono particolarmente piaciute per la tavolozza con cui dà vita a una natura misteriosa, a scenari campestri e notturni illuminati da una luce irreale a tratti quasi fluorescente. Coraggiosi accostamenti di blu e neri, rosso e indaco, trasformano la realtà in una rappresentazione surreale, quasi in uno sconvolgimento dei codici dei colori primari, che offre un risultato accattivante e originale, dal colpo d’occhio immediato e di grande effetto anche a distanza.

Per chi ha piacere di  approfondire, qui il suo sito: http://www.alicebrasser.com/

 

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