Sequenze vitali

Di biomolecole
e dettati divini
è plasmata natura,
cicli fecondi
in moto perpetuo
creano vita da vita
che ha come fine
una morte sorella.
Tra correnti di terra
di cielo e mare
è tutto un andare
d’esistenze incrociate
di corpi in flusso,
di nuvole pellegrine,
pioggie e venti
alle cui sfuriate
son legati marosi
gonfi, cupi e rabbiosi,
una forza possente
che arriva a placarsi.
Ma è dolce catarsi
dopo violenta passione,
una morte apparente
che attende nuovo vigore.

Daniela Cerrato, 2017

Dipinto di Octavio Ocampo

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A Piera e le altre *

All’alba della vita tra rifugi e lavoro
nove gigli bianchi respiravano guerra,
anime arse,  ora voci in eterno coro
nel camposanto sotto coltre di terra.
Sfuggite alla trincea, per natura  madonne,
e a bombe incombenti sganciate distanti,
di altro dramma, forgiando innocue penne,
morirono abbracciate tra urla strazianti.
Divampato il fuoco, solo Alda in strada
si salvò dall’incendio che bloccò l’uscita,
comune fu il lutto nella centrale contrada
che si unì alle ceneri di ciascuna vita.
A settantatrè anni da sì atroce morte
si tramanda di loro innocenza il profumo,
poco più che bambine private d’una sorte
che un ferro rovente tramutò in tetro fumo.

Daniela Cerrato, 2017

* Questi versi sono dedicati alle nove giovani astigiane conosciute come ” Le Brusaje” che persero la vita nel 1944 mentre stavano lavorando in una fabbrica che produceva penne stilografiche. Al rientro in ditta dal rifugio antiaereo, cessato l’ allarme, a causa di un ferro rovente sfuggito di mano, che cadendo finì tra materiale altamente infiammabile come la celluloide, si sviluppò l’incendio che causò la tragedia. La più giovane vittima, Piera, aveva 14 anni; Alda fu quella che si salvò precipitandosi in strada. Un monumento le ricorda nel cimitero cittadino.

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Quattordiciottobre

Forte rimbalza di ramo in ramo
un gracchiare corvino, quasi sinistro,
nel dì ottobrino mesto e denso
d’incenso, nastri porpora e pallidi fiori
e di morte recente, ignaro, si fa voce;
un corpo disteso e freddo ora giace,
ma il sangue dei sopravvissuti cuori
ha già afrore, nel suo andar melenso,
di inesorabile egual sorte, chè già un ministro
per tutti smorza vital residuo con cinico richiamo.

Daniela Cerrato, 2017   —-        Photo by  ©Jumy-M

Jumy-M

Ci incontreremo là, Igor…

Anima incisa su volti di pietra,
residui di corpi scomposti
oltre la vita, freddi sguardi
di un’apocalisse fermentata
da secoli poi esplosa,
sbriciolati sogni, speranze, vite,
frantumati i templi del potere,
s’è compiuto il logico destino
tracciato dalle insane menti…
tutto ciò che resta è polvere
sgretolamento, ammasso disperso
e qua e là, intatti, i segni di una vita
che permeò sua bellezza in materia
d’indelebile eterna valenza, moniti
scagliati nello spazio come proiettili,
giunti ove sono riunite altre anime
che di bellezza vissero e si nutrirono.
Come idoli, espandono luce in un buio eterno
ove il vento d’anime li sfiora e li accarezza,
voglio credere sia questa l’agognata salvezza.

– Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Igor Mitoraj – “Il Grande Sonno”

Igor Mitoraj - Il Grande Sonno, Bronze, 2004.

Dedicata ad Elena

Con tutte voi ipotetiche sorelle
innalzo la mia voce al cielo
chè oda la stanchezza nostra
e non si stenda un pietoso velo
come sempre è abitudine  fare
di lasciar correre a mo’ di giostra
ogni insidia e nell’oblìo gettare
le nostre urla di dolore aggiunto
ogni volta ad altro dolore,
nascer donna non vuol dir rassegnazione
nel sopportare indegni trattamenti,
violenze barbarie disprezzo, assurde distinzioni
da stolti ciechi, e come riuscirebbero altrimenti
a non capire il gran peso che di per se stesso
grava sui nostri corpi, giacchè nascita e sesso
son già risicata predestinazione a priori
rispetto ai nati maschi che si ritengono “signori”
capaci d’annientare una donna senza batter ciglio
magari la stessa che generò in comune un figlio.
Eppur senza una donna nemmeno un grande duce
su questa terra avrebbe avuto spazio e luce.

( poesia già in bozza da tempo e terminata dopo l’ultimo efferato fatto di cronaca ai danni di una donna)

Daniela Cerrato, 2017

Scultura di Rogerio Timoteo “Cariatidi”

rogerio timoteo cariatidi

Haiga su foto di Tiferett

Triste cordoglio
quel ligneo scheletro
a me effonde

pur se comprendo
che nulla in natura
è immortale

quel vecchio ramo
fu maestoso verde,
ora, braccio morto.

Daniela Cerrato, 2017

“La vita non abita più qui, emozione pura” foto di ©Tiferett https://tiferett.wordpress.com/2017/08/26/la-vita-non-abita-piu-qui-emozione-pura/

La vita non abita più qui, emozione pura

Con le mani nei capelli


A breve neppure gli angeli
oseranno ancora guardare
ciò che accade quaggiù,
nella spregevole bolgia
spalmata d’ogni barbarie;
a ben altri tempi
va la loro memoria,
quando la sacralità
d’ogni vita pulsante
non era rifiuto comune
da cassonetto urbano,
nè urlo d’odio verso
chi tende la mano.
Pare che agli angeli ora
stia cedendo misericordia
verso gli spietati mortali,
chè di nulla si pentono,
anzi, ridono e si vantano
del loro freddo cinismo
e tronfi d’ indegna esistenza
con suole intrise di peccato
valicano pieni di ipocrisia
le soglie di antichi templi.
Così le creature celesti
con le ali piegate, avvolte
intorno ai fianchi, sconvolti,
affranti e impietriti bivaccano
su nuvole da loro purificate,
chè anche le esalazioni
di fetidi luttuosi  vapori
giungono sin lassù, ove l’umanità
non guarda più col cuore terso
ma con interessi d’altra natura.

Pur coscienti dell’abissale dimenticanza
che breve unicità ha vita terrena
con arroganza, se si può dire… serena,
d’essa sprechiamo l’onesta affittanza.

Daniela Cerrato, 2017

Dettaglio sculroreo di Adolph Alexander Weinman (1870-1952)

Adolph Alexander Weinman (1870-1952), La Nuit Tombante 1914

Pompei

Muri adorni
di soavità perenni,
eterne carezze di colore,
incanti di stagioni
interrotte bruscamente,
pennellate di anime
trapassate nell’eterno
giardino.
Tutto è ancora paradiso
anche dopo l’inferno,
c’è ancora il sogno
rimasto intatto
dopo il mortale risveglio.

Daniela Cerrato, 2017

Fresco, garden painting with two birds, Pompeii.

Fresco, garden painting with two birds, Pompeii.

Umana indifferenza

Pigmentazioni cutanee
da radici diverse,
circostanze incomparabili
separano la gravità di sofferenze,
pianti del cuore, morbi devastanti
che segnano esistenze lontane,
occultate spesso per convenienza
( invero ignobile mattanza)
e tra le orribili affezioni
regna senza corona
l’indifferenza sovrana,
la disumanità di chi crede
che il mondo ad altri non appartenga
e tutto per sè mostruosamente fagocita
violentando anche la terra, la stessa
che diverrà, per assenza di lacrime,
rinsecchita e illacrimata tomba
di un suicidio elitario.

Daniela Cerrato, 2017

Meteora

Corre il tempo su binari invisibili
senza tappe per lunghe distanze
attraversa secoli epoche generazioni
scandisce avvenimenti col suo fiato
mortale cui nulla sfugge, rigido dettame
padrone assoluto di scadenze ignorate
di una natura in cammino precario
e intanto che corre irraggiungibile
non come preda ma infallibile predatore
ondeggia impetuoso un oceano di vita
ove l’uomo da crisalide a falena
non può che godere di unico assaggio.
Daniela Cerrato, 2017

Nicolas Poussin (1594–1665), “A Dance to the Music of Time”(detail)

Nicolas Poussin (1594–1665), A Dance to the Music of Time (detail) (c 1634-6),