Preziose sorelle

Mi ci perdo a contar le stelle
in questa notte che vanta
un nitore quasi sfacciato,
sì che pare più vicino a noi
il loro volto argenteo mai stanco.
E quanto mi incanta quel folto brulicare
che contemplo, mi entusiasma  toccarle,
seppur idealmente, una ad una,
saltellando come farebbe un grillo
su quei fiori cresciuti a testa in giù.
Le chiamerei per nome se le conoscessi
senza far torto ad alcuna,

ma che importa…
le chiamerò banalmente sorelle,
come quelle che avrei voluto, belle
quanto le anime dei nostri cari angeli
che osservano con brillanti occhi
le nostre pene, i nostri atti farlocchi.
D’altro canto, spesso in piena coscienza
credo sia immeritata per l’umana gente
quella volta blu, eterno capolavoro dipinto,
dimenticato da troppi, come se fosse un niente.

Daniela Cerrato, 2017

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Cambio d’abito

Stanotte hai cangiato abito,
infranto la prolungata arsura
inumidito terra e labbra,
s’è attenuata l’energia pura
ora hai fiato fresco da soffiare
dopo risonanti turbolenze del cielo.
Gioisco della tua benevolenza
bella signora dal verde vestito,
non così tanto se già fuggi via,
dunque resta ancora qui, nei pressi
dammi tempo per adeguarmi all’idea
della tua inevitabile partenza,
chè nonostante sudati solleoni
è sì gradevole ogni tua sembianza.
D’insofferenza, ch’è umano difetto,
perdona ogni sgarbata ingratitudine,
è abitudine  se col cielo borbottiamo,
innalziamo verso sua immensità
ogni momentanea intolleranza,
ma cara estate, tu ci conosci ormai,
pure con l’inverno ci spazientiremo
e il freddo ci condurrà a rinnovati lai.

Daniela Cerrato, 2017

Art by Nils Gleyen

Nils Gleyen

 

Albori

Il sole pare esploso
deflagrando oro ovunque,
un bagliore espanso incombe
lambendo lo scenario,
creando una cartolina
di surreale beltà.
L’occhio sollecitato dalla luce
non distingue alcun dettaglio
si intravedono sagome,
difficile capire se statiche
o in movimento impercettibile,
se animali, piante o cos’altro
sotto nuvole anch’esse fosche,
che si diradano strada facendo
mutando la combinazione.
La visione acquisirà nitidezza
quando il crepuscolo mattutino
sfumerà come d’abitudine
e salutando la levata dell’astro
lascerà spazio ad altri colori.
Intanto si goda di questi albori.

Daniela Cerrato, 2017

“In a mist cloud” Photo by Herman Van Bon Photography  https://elementaryposters.com/2017/08/06/the-different-colors-of-one-sunrise-part-5/

in-a-mist-cloud

Un probabile accesso

Era una strada di paese
come tante, angusta e solitaria,
tagliava in due serpeggiando
il borgo alto, e già lo scarlatto
di alcuni gerani in vaso
rendeva più gradevole la vista
di quelle monotone case.
Ricordo che, poco rientrante
rispetto al filo del muro,
apparve tutt’a un tratto
un portoncino in legno,
neppure tanto nobile,
mi stupì quel suo colore
d’azzurro effetto sabbiato
sì che pareva cielo variegato
di cirri passeggeri.
Non ricordo il civico
e neppure il paese,
ma quell’uscio meritava
nella sua semplicità
d’esser varcato quale accesso
per un altrove, un Aldilà.

Daniela Cerrato, 2017

A ciascuno il suo volo

Il buon Icaro tentò la grande impresa
e dopo il salto nel vuoto ad ala tesa
assaporò l’ebbrezza che si sciolse
quando al sole posticce ali volse.
Mai ci sarà con te competizione,
tu voli veramente, io resto in sospensione,
solo su ferrosi mezzi ti oltrepasso in quota
ma ad essere obiettiva, si sa, la cosa è nota,
tu sei nato uccello e di piume sei coperto
i miei voli son pindarici, pur se a cielo aperto.

– Daniela Cerrato, 2017

Volo (2)

Estatiche azzurrità

Ci sono azzurrità che confondono
poichè si uniscono, si fondono
in una sorta di osmosi,
tanto che non è certo
ove stia l’una o l’altra materia.
Nella catarsi  entro cui
esse ti avvolgono,
ti perdi e poco importa
se volerai in mare
o ti tufferai nel cielo.
Le immensità danno pace,
liberano e anestetizzano
l’acuità dei dolori,
e tu, rapito di fronte
alla vastità, come quella
delle desertiche dune,
ti ritrovi granello sparso
tra tanti altri di siffatta
vita, e l’appartenenza ad aria
acqua e terra è tal meraviglia
ch’anche il fuoco non ti fa paura.

Daniela Cerrato, 2017

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Avvisaglie di temporale

Quando il cielo s’oscura
e la terra acutizza il suo verde per contrasto
s’avverte già degli umori il brontolio,
scuotono e piegano gli alberi le fronde,
le nuvole corrono veloci, si compenetrano,
in tetra raccolta infuriate s’ammassano
spinte dal vento che mulinella fogliame,
un tuono dal cielo sbotta roboando nell’aria
che muta la percezione olfattiva.
Come per ogni litigio meglio non metter voce,
si fugge, come uccelli che si disperdono a frotte
in varie direzioni, per chissà dove
evitando il violento nubifragio;
che i litiganti se la sbrighino
senza far troppi danni, alla veloce…

Daniela Cerrato, 2017
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Aria di temporale

Le vie del cielo questa sera
sono cupe, simili all’asfalto
del terreno, e dai borbottii
che si avvertono in remoto,
voci cavernose e lugubri,
pare presagio di finimondo.
Anche i cani irrequieti
guaiscono senza motivo, o forse
col loro istinto avvertono l’arrivo
di fulmini e saette; anche il pino
del giardino ha l’aria mesta
e dondola la cima indispettito
dall’aria fredda e umida ch’è desta.
Serata da coprifuoco, quasi autunnale
e che dire di questo maggio…
pare proprio sia messo male!

Daniela Cerrato, 2017

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Fiera del bianco

Fiera del bianco nel frutteto
per ogni ramo di petali ornato
in  un albore di aprile  lieto
chè in gai proverbi è accennato

e sotto candida luce riappare
con letizia sotto tepore atteso
il ciliegio col suo volto solare
ceruleo il cielo ove rimane in sospeso

una lontana nuvola indiavolata
pare scontenta del mattino sereno
chissà che ci porti a fine giornata
scrosci di pioggia che mostrano meno

indulgenza al divampar di stagione
così che tra i detti su aprile
abbia un senso dire in sicura ragione
che ogni goccia corrisponde a un barile.

Daniela Cerrato, 2017    ——-    Foto personale

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