utopisticamente c’è da desiderare l’estinzione delle iene bipedi

La virulenza dell’egoismo dilagante ammorba ogni quotidianità, anche la più banale, ma è sulle scelte comuni importanti che risulta più deleterio, accompagnandosi quasi sempre all’ignoranza, è pala che scava fosse, mano che alza barriere di inumanità, voce che inneggia a superiorità inesistenti dunque neppure discutibili, fionda che lancia un sasso e, vada dove vada, deve dimostrare la rabbia di un’epocale insoddisfazione. Nessuno è immune al morbo, è facile contrarlo ovunque, per strada ad esempio, alla prima discussione con uno sconosciuto che non annuisce, che dimostra un’idea diversa, oppure senza proferire parola, appare diverso da quella pseudonormalità costruita dal sistema che crea a suo vantaggio l’illusione di vederci tutti uguali, che distribuisce divise mentali nei centri commerciali a tasso zero e comode rate, e chi non può nemmeno approfittare di quelle… ecco si, proprio quello è “diverso” è umano di serie zeta, qualunque sia nome età e razza.
Tutto, proprio tutto, ruota attorno al denaro di pochi, le idee e l’esistenza di tutti devono uniformarsi al solo interesse dei giganti dell’economia, che con l’avidità di un branco di iene bipedi gareggiano sulle nostre carcasse ancora in vita. Ma che vita?… utopisticamente c’è da desiderare l’estinzione delle iene bipedi.

-Daniela Cerrato

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Pensieri deambulanti

L’andirivieni senza sosta è scorrere continuo
di flussi che incrociano altre urgenze
e tra indifferenze e urtanti scortesie
qualche figura più lieve si rivela
come timida margherita tra le ortiche,
un sorriso, capolino giallo intriso di sole
allieta con sua sostanza l’inquietudine,
il tormento che calza scarpe stanche
di inseguire tristi orme di anime assenti
.
– Daniela Cerrato, 2017

Photo by © Sevil Alkan

© Sevil Alkan

Il vitale fluire degli eventi

Oltre quel terzo ponte, così distante
che all’occhio appare quale miniatura,
il fiume si stringe e piega stretto il braccio
tanto che scompare alla vista ogni natante
compreso il tuo, e pur se non v’è sciagura
a un poco d’apprensione già mi allaccio
ingrigendo i pensieri come cielo in imbrunire.
Per fortuna la tristezza rapidamente sfuma
presa dal viavai della folla in frenesìa
che ingloba ogni sorta d’ansia e la frantuma
rammentando che la vita è getto , è un fluire
un po’ cinico, nonostante tutto, comunque sia
segue il corso del tempo unidirezionale,
lungo i boulevards brulicanti di stasi proibita,
piena d’imprevisti alternati tra bene e male,
e tenera non è per chi indugia o s’arrende
poichè a fermarsi si perderebbe la partita
di un’evoluzione che già nuovo moto attende.
Pregusto il tuo ritorno mentre allungo il passo
ed avanzo nell’attesa confondendomi nel chiasso.

Daniela Cerrato, 2017

Gustav Klimt, “L’albero della vita”, 1905-1909

L'albero della vita (Gustav Klimt, 1905-1909

Afa pomeridiana

In quest’afa pomeridiana
ogni gesto è opprimente,
anche il riposo è una sfida
pur se costanti ruotano
le pale del ventilatore;
è un ronzìo fastidioso
ma offre parziale sollievo
alla mente che pare assente,
opaca, inerte, stanca
anche per il non pensare.
Le idee paiono evaporare
verso l’alto per poi cadere giù,
pioggia di piume sospese,
leggere,incolori,confuse.
Non si posano sul capo
ma volano nei pressi, sparse,
le osservo mentre si spostano
adagio, vibrando, soffiate via;
anche loro si lasciano trasportare
dal gioco vorticoso dell’aria
cui non mi posso sottrarre.
E al torpore inevitabilmente mi piego.

Daniela Cerrato, 2017

Amenità

Nel ritaglio del giorno
abbracciato da luce
ed ombra, la solitudine
trova il suo nido eletto
accogliente e serafico,
la carezza della penombra
attenua il caldo stagionale,
invita i pensieri a trovare
armonia, l’occhio è statico,
in odore di leggera ipnosi,
imperturbabile su un’oggetto;
si fa strada la chiarezza
ferma e precisa di un’idea
abbozzata ore addietro,
dalla finestra accostata
non s’ode voce, sì che pare
tutto dorma, una quiete
quasi notturna e surreale
mi risana, l’occhio divaga
sullo spicchio d’azzurrità
che trapela tra gli scuri
e vola alta la fantasia
oltre il limite dei muri.

Daniela Cerrato, 2017

Fotografia di Robert Mapplethorpe, “Fiori”

Robert Mapplethorpe fiori

Sull’eterna questione

Sono qui e lo osservo
nella sua trasparenza
che nulla nasconde,
fragile ma a viso aperto
nel mostrar contenuto
e mai riesco a dire
se sia mezzo vuoto
o pieno a metà;
in verità non mi sento
di risolver la questione,
chè si sa è visione soggettiva,
ma altre idee si sollevano
curiose a tal riguardo,
penso piuttosto a come
il vitreo cilindro
si può sentir umiliato
nella sua semi vuotezza,
e turbato nella sua semplicità
per custodir semplice acqua
che se inutilizzata evaporerà.

Daniela Cerrato, 2017
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I sogni non dormono

I pensieri dormono
nelle culle la notte.

Rimangono desti i sogni,
allegri spiritelli
che si divertono a spiare
l’inconscio, ed è così
che si materializzano
propaggini di desideri,
alcuni così datati
da esser rinunce di ieri.

Si mostrano in vivi colori
o velati da pizzi neri,
e nei loro attraenti misteri,
che la penombra del vago
avvolge di luce seducente,
conturbano la mente
e incidendo sul risveglio
ai pensieri imprimono traccia.

I sogni non dormono
nelle culle di giorno.

Daniela Cerrato, 2017

foto di Dora Ileana (da instagram)

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Il gomitolo

Il gomitolo sonnecchia adagiato
in un piccolo cesto provenzale
ed attende, non si sa bene cosa, ma attende.
Forse spera in una mano lieve
che ne apprezzi qualità e lo scelga
per un progetto laborioso;
a dire il vero il fastidio c’è
ad esser pizzicato in cerca della cima
da avvolger fra le dita, e presto
verrebbe scompigliata la precisione
della tonda geometria;
sarebbe però peggior sorte
capitare nelle grinfie d’un gatto
e diventare suo trastullo quotidiano,
un poco trema al sol pensiero
d’esser afferrato dagli artigli,
srotolato malamente subendo graffi
nodi e sporco, per poi finire chissà dove
in umile filo spelacchiato, aggrovigliato,
pur se tale scorribanda potrebbe altresì
risultare avventura divertente…
Tutto sommato, a pensarci bene
desiderare ha dei pro e dei contro,
forse meglio restare inosservato
che finir appeso come presina alla parete
di cucina o mutare in ninnolo di poco conto,
presto dimenticato nel fondo d’un cassetto
di insensate cianfrusaglie; e poi si piace
così com’è, paffuto e intonso, consapevole
della propria sofficità, finchè potrà avverarsi
un dì, forse, quell’unico sogno appagante
di diventare indumento d’infante,
ossia incontrare altra ingenua morbidezza.
Per ora si abbandona alla solita mollezza.

Daniela Cerrato, 2017   —   ( foto da web )

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Margherite

Fra le macchie del prato
v’è una candida semplicità
di minuti e pallidi volti,
numerosi e fitti, bianche onde
tra il verde tenero e precoce,
sottile manto tremante
al freddo di una pigra primavera.

Mi sembrano oltremodo infreddoliti
quei piccoli astri un po’ sbiaditi,
incollati a un ritto stelo ancorato
alla bruna terra, e i loro petali
allungati e stretti a corona,
incurvano le punte per porre riparo
al pungente pizzicore del mattino.

Daniela Cerrato, 2017

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